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Intervista ad Alberto Magnani sul suo studio dedicato a Genserico

Intervista ad Alberto Magnani sul suo studio dedicato a Genserico Intervista ad Alberto Magnani sul suo studio dedicato a Genserico

Genserico è stato re dei re dei Vandali e degli Alani (428 - 477), sia penisola iberica e che in Africa. La sua è una delle figure cardine dell'ultimo periodo dell'Impero romano d'Occidente. A Genserico il professor Alberto Magnani ha dedicato uno studio pubblicato nella collana I Condottieri, diretta da Gaetano Passarelli

Grazie alla disponibilità di Mirko Rizzotto (anche lui nostro autore nella stessa collana) abbiamo intervistato Alberto Magnani su questo suo saggio.

Intervista ad Alberto Magnani sul suo saggio dedicato a Genserico


Professor Magnani, nell'immaginario popolare, nutrito troppo spesso da frettolose letture scolastiche, Genserico, re dei Vandali, è il barbaro rozzo, avido e gratuitamente violento responsabile del saccheggio di Roma, persecutore dei Romani d'Africa nonché rapitore di nobildonne del disgraziato e declinante casato imperiale. È indubbiamente necessaria un po' di messa a fuoco e la sua biografia costituisce un importante passo in questo senso. Mi pare che un evento epocale come la migrazione dei Vandali e dei popoli loro alleati in Africa non fu lasciato all'improvvisazione ma gestito in modo accurato da Genserico. Ciò potrebbe far intuire in lui fin dagli esordi della sua carriera le doti del grande leader politico?

Ritengo che Genserico avesse notevoli doti di politico, di cui si servì nel corso di tutta la sua attività di governo. Conosceva molto bene la realtà dell’Impero Romano, di cui sapeva cogliere i punti deboli. È difficile stabilire come maturò tale conoscenza: credo che la sua formazione avvenne negli anni che precedettero la salita al trono, quando Genserico, pur non essendo re, si trovava comunque in una posizione di vertice, che gli permise di fare tesoro di ciò a cui assisteva. Penso soprattutto agli anni trascorsi nella penisola iberica, quando i Vandali furono anche in contatto con notabili romani che tentavano di impadronirsi dell’Impero. Il suo principale limite fu l’intransigenza in ambito religioso, rimasta poi come carattere distintivo del Regno dei Vandali. Genserico non colse le implicazioni politiche di tale atteggiamento, che impedì al suo regno di consolidarsi.

A suo avviso, quanto pesò la rivalità fra Bonifacio ed Ezio, i due massimi condottieri dell'Impero d'Occidente, nell'opera di conquista dell'Africa da parte di Genserico?

A mio parere pesò molto, indipendentemente dal fatto che Bonifacio avesse o no chiamato in Africa i Vandali. Non sembra che i governanti romani (Ezio, Bonifacio, ma anche Galla Placidia) si rendessero conto della situazione di grave rischio in cui si trovavano in quel periodo e delle conseguenze che comportava la perdita dell’Africa. Bonifacio tornò in Italia per sfidare in battaglia Ezio proprio mentre i Vandali incombevano sul cuore della provincia d’Africa. Ezio, in seguito, si disinteressò sempre dell’Africa, concentrandosi sul controllo della Gallia. Fu un grave errore, e fu pagato caro.

Seppure ebbe un'eco più ridotta di quello perpetrato dai Visigoti di Alarico nel 410, il sistematico sacco di Roma a opera di Genserico del 455 fu assai più lungo e, per così dire, meticoloso. Quanta importanza ebbe fra la popolazione romana questo evento e di quanto accrebbe il timore del nuovo signore di Cartagine?

Il sacco di Roma del 455 fu certamente più traumatico di quello del 410. Paolo Orosio scrive che, dopo il sacco del 410, a sentire i Romani sembrava non fosse successo niente. Difficilmente i Romani si sarebbero espressi allo stesso modo dopo il 455: non solo furono asportate tutte le ricchezze possibili, ma un numero certamente elevato di cittadini fu rapito e ridotto in schiavitù. L’eco delle sofferenze provocate da quest’ultimo fatto si avverte ancora nelle opere di Gregorio Magno, oltre due secoli dopo.

Genserico sventò ogni tentativo da parte sia dell'Impero d'Occidente che di quello d'Oriente di recuperare le province africane e sopravvisse addirittura alla caduta del governo imperiale in Italia. Bastano le sue oggettive doti di comandante militare a spiegare questi successi o entrano in gioco anche altri fattori?

Genserico univa alle capacità politiche anche quelle militari. Purtroppo non possiamo conoscere le sue concezioni tattiche, in quanto mancano descrizioni dettagliate delle battaglie da lui combattute, tranne nel caso della battaglia navale contro la flotta romana d’Oriente, nel 468. Pare di capire che fosse molto abile nel prendere gli avversari alla sprovvista. Comunque le sue doti, da sole, non bastano a spiegare il suo successo. Molto dovette agli errori dei Romani, alle circostanze e non poco anche alla fortuna.

Come definirebbe il rapporto tra Vandali ariani e Romani d'Africa cattolici sotto il regno di Genserico?

Di fatto, nel corso degli anni, Vandali ariani e Romani cattolici riuscirono a trovare il modo di convivere e di collaborare. La differenza religiosa, comunque, era un fattore sempre in agguato e l’intransigenza dei Vandali impedì una vera integrazione, al contrario di quanto avvenne negli altri regni romano-germanici. Il limite di Genserico, cui accennavo prima, minò alle basi la compattezza dello Stato da lui creato, che, infatti, crollò facilmente di fronte alla spedizione guidata da Belisario.

Genserico

Il re dei Vandali che piegò Roma

di Alberto Magnani

editore: Graphe.it

pagine: 104

Genserico è stato una delle figure chiave dell'ultimo periodo di vita dell'Impero romano d'Occidente.

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