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Goffredo di Buglione: intervista con l’autore Sergio Ferdinandi

Goffredo di Buglione: intervista con l’autore Sergio Ferdinandi Goffredo di Buglione: intervista con l’autore Sergio Ferdinandi

Celebrato a destra e a manca e anche in diagonale, nelle epoche più diverse, a partire dalla Divina Commedia (ora più che mai d’attualità visto che, anche se in sordina, abbiamo da poco celebrato il primo Dantedì): parliamo di Goffredo di Buglione che nella sua nuova fatica storica, Sergio Ferdinandi presenta come “il cavaliere perfetto”. E probabilmente lo era, sia dal punto di vista religioso, contestualizzando, però, doverosamente cosa significasse essere cristiani nell’XI secolo, sia dal punto di vista epico, protagonista assoluto ed eroe indiscutibile della Prima Crociata, che fu poi anche l’unica finita bene, almeno per l’Occidente. Ma non sveliamo troppo, perché, come sempre, tutte le risposte vanno trovate all’interno delle pagine del libro, di cui parliamo proprio con chi queste pagine le ha scritte.

 

Come definirebbe il suo ultimo lavoro: una biografia, un saggio, altro? E perché proprio su Goffredo di Buglione: mancano ricerche sistematiche su di lui o semplice interesse?
Si tratta di un saggio scientifico su un tema storico-biografico che è stato costruito con un taglio accessibile ai non addetti ai lavori. Sono stati realizzati, soprattutto nel secolo scorso, diversi lavori su Goffredo di Buglione – che comunque si ritrova necessariamente coinvolto nelle investigazioni storiografiche sulla fondazione del regno Crociato di Gerusalemme e l’Oriente latino – l’idea è stata quella di realizzare una biografia agile che, nel rispetto del rigore scientifico potesse offrire al pubblico italiano uno studio innovativo e aggiornato, anche alla luce delle più recenti ricerche storiche e archeologiche, sul principale personaggio della Prima Crociata, l’unica che abbia veramente avuto successo. A livello personale la scelta di trattare la vita di Goffredo rappresenta anche una sorta di tributo alle mie origini: sono nato e cresciuto a pochissimi chilometri dal castello di Buglione e, si sa, con l’avanzare dell’età si diventa nostalgici…  

Il nome di Goffredo, conte di Buglione e duca della Bassa Lorena, è inscindibilmente legato alla Prima Crociata e alla liberazione della Città Santa. Ci ricorda brevemente come andò?
La prima crociata fu proclamata nel 1095 da papa Urbano II a Clermont per soccorrere l’Impero bizantino gravemente minacciato, dopo il disastro militare di Manzitkert (1071), dai Turchi Selgiuchidi che già avevano occupato tutta l’Asia Minore. Intercettava un profondo sentimento religioso e penitenziale che da decenni pervadeva l’Occidente. Con l’appello del Pontefice, quello che fino ad allora era stato un pellegrinaggio, si trasformava in una spedizione militare finalizzata prioritariamente alla liberazione del Sepolcro del Cristo a Gerusalemme, dal 637 in mano ai Musulmani. Goffredo, duca di Bassa-Lotaringia, tra i maggiori feudatari del Sacro Romano Impero Germanico, aderendo alla chiamata, allestì una delle quattro grandi armate feudali che raggiunsero Costantinopoli e da lì l’Asia Minore dove, una volta riunite, iniziarono una dura serie di scontri con le temibili armate turche che fino ad allora non avevano conosciuto sconfitte.

Al termine dell’assedio di Gerusalemme, nel 1099, Goffredo, vincitore, avrebbe dovuto assumerne il titolo di Re, ma lo rifiuta perché l’unico sovrano della Città Santa poteva essere Cristo. Anche grazie a lei conosciamo il Goffredo cavaliere, ma che dire del Goffredo uomo di fede?
La pietà religiosa è intrinsecamente legata alla figura di Goffredo, motivo per il quale viene celebrato dalla Chiesa quale modello esemplare del cavaliere cristiano. Al momento dell’elezione al governo di Gerusalemme, i suoi intimi vennero riservatamente interrogati dal clero gerosolimitano sulle abitudini e, all’esito di queste investigazioni, emerse una pietà religiosa cosi intensa nella pratica quotidiana da mettere spesso in grave difficoltà la sua cerchia familiare. Al contrario, invece, rapporti tra Goffredo e le istituzioni ecclesiastiche non furono sempre improntati alla cordialità. In merito al governo di Goffredo su Gerusalemme, cui si lega il titolo di “Advocatus Sancti Sepulchri”, a onor del vero, fatta eccezione per una lettera di Daimberto da Pisa, questo titolo non compare mai. Si potrebbe anche avanzare l’ipotesi che Goffredo non abbia rifiutato il titolo monarchico, ma che più semplicemente abbia invece, in segno di profonda umiltà, declinato l’ipotesi di sottoporsi a un rituale di incoronazione laddove Cristo aveva portato una corona di spine. 

Una volta diventato primo governatore di Gerusalemme, la figura di Goffredo di Buglione è stata idealizzata, in qualche caso addirittura mitizzata. Infatti Dante lo ha citato inserendolo nel Paradiso e Tasso lo ha reso protagonista della Gerusalemme liberata… come ci si sente ad avere tali illustri predecessori nell’aver parlato di un altrettanto illustre condottiero?
Non oso immaginare alcun tipo di raffronto possibile con monumenti della letteratura mondiale. Certo, il personaggio e le sue gesta si sono prestati facilmente alla mitizzazione e all’idealizzazione. Il mio Goffredo, più umilmente, è indagato nella centralità storica delle sue gesta nel palcoscenico del travagliato XI secolo; quasi demiurgo dell’epopea crociata che per secoli ha influito e continua in qualche modo a condizionare le relazioni tra i popoli delle sponde opposte del Mediterraneo. 

Torniamo alla Commedia: Goffredo di Buglione appare nel XVIII Canto del Paradiso con il nome “l’duca Gottifredi” e Dante lo vede come uno spirito talmente fulgido che muovendosi rapidissimo da una parte all’altra illumina la croce, infatti è inserito tra i principi saggi e giusti. Una bella immagine, per ricordare il primo Dantedì appena trascorso che purtroppo a causa della pandemia, non abbiamo celebrato come avremmo voluto…
Concordo, si tratta di una bellissima immagine. La rappresentazione di Goffredo elaborata dal genio di Dante è carica di una luce che ben restituisce la percezione e la grandezza del personaggio nell’immaginario collettivo del XIV secolo. Quando Dante scriveva la sua opera, negli anni 1304/7-1321, la cristianità era ancora fortemente provata dalla caduta di San Giovanni d’Acri, intervenuta nel 1291, ultima postazione cristiana in Palestina. Presso le corti europee fervevano progetti militari per la riconquista della Terra Santa elaborati anche da intellettuali di spessore; progetti che tuttavia non ebbero seguito, cui l’inizio della Guerra dei cento anni tra Francia ed Inghilterra pose sostanzialmente fine. Il richiamo a Goffredo in Dante potrebbe configurarsi come l’assunzione di una chiara posizione favorevole alla guerra contro gli infedeli; in Dante, Goffredo appare come una figura di azione, ingigantita dalla storia per le imprese compiute per ampliare i confini della Cristianità, non a caso preso a modello di riferimento già nei primi anni del XII secolo da un monumento della Chiesa medievale come San Bernardo di Chiaravalle per disegnare nel suo “Lode della nuova cavalleria”, manifesto elaborato per il nascente ordine monastico-militare dei Templari, il modello del cavaliere cristiano perfetto. 

Chi pensa che leggerà il suo libro o almeno chi vorrebbe che lo leggesse?
Penso che chiunque sia appassionato o semplicemente curioso della storia, potrebbe trovare interesse ed anche, perché no, spunti di riflessione. La mia speranza, però, è soprattutto che i ragazzi lo leggano, che riesca a solleticare il loro interesse per la Storia, che è un formidabile strumento di formazione della capacità di pensiero critico. 

 

L'autore: Roberta Barbi
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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Goffredo di Buglione

Il cavaliere perfetto

di Sergio Ferdinandi

editore: Graphe.it

pagine: 200

Goffredo di Buglione è stato un cavaliere franco e uno dei comandanti della Prima Crociata, celebrato da Dante Alighieri tra gli spiriti guerrieri e giusti del Paradiso e da Torquato Tasso che ne fece il protagonista della Gerusalemme liberata.

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