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Guido Gozzano, una vita in viaggio verso il ritorno

È importante approfondire alcune figure letterarie che purtroppo a scuola non si ha tempo di trattare ma che invece ne avrebbero eccome da insegnare! Una di queste è sicuramente quella di Guido Gozzano, considerato tra i maggiori esponenti del Crepuscolarismo, di cui ancora prima delle opere, e proprio per capire quelle, è fondamentale analizzare la biografia. Dimmi come vivi e ti dirò chi sei, quindi, in certo senso, o più correttamente dimmi cosa la vita ti ha riservato e capirò perché hai scritto certe parole…

L’infanzia, un po’ svogliata, e le “monellerie”


Ebbene sì, come già accaduto in altre “vite geniali”, Gozzano è stato tutt’altro che uno studente modello, più interessato a ciò che accadeva intorno piuttosto che dentro i libri. Ma come biasimarlo? In fin dei conti è la vita vera, la linfa che nutre la poesia, o no?

Nato il 19 dicembre 1883 ad Aglié, piccolo centro della cintura torinese, in una famiglia benestante, da bambino abitò in quattro case diverse iniziando, suo malgrado, quel concetto di “viaggio” che lo accompagnerà per tutta la sua breve vita. Alunno, come già detto, poco promettente di scuole private, necessitò anche l’aiuto di lezioni pomeridiane, ma sempre con scarsi risultati perché il problema nel suo caso – come la storia dimostra – non era l’intelligenza bensì la volontà. Riuscirà comunque a conseguire la maturità e a iscriversi all’università cittadina, alla facoltà di giurisprudenza.

In questi anni inizia a frequentare le “sabatine”, le conferenze letterarie di Arturo Graf e la Società della cultura, un circolo di intellettuali che sarà importantissimo per la sua formazione poetica e umana. Qui, nel 1906, conosce Amalia Guglielminetti, l’amore della vita con cui intesserà una relazione durata due anni, ma seguita da un rapporto epistolare che s’interromperà solo con la morte prematura del poeta a soli 33 anni. 

La scoperta della malattia: inizia il “viaggio”


Nel 1907, proprio mentre si sta godendo il meritato successo per la sua prima pubblicazione, a Gozzano viene diagnosticata una lesione all’apice destro di un polmone: una forma di tubercolosi che lo porterà alla morte. Per combatterla, inizia il suo peregrinare alla ricerca di climi più adatti alla propria condizione: è un viaggio, il suo, reale e poetico, la cui meta è il ritorno al passato, inteso sia come condizione di piena salute fisica, sia come vagheggiato tempo della concretezza, dell’importanza delle piccole cose, della genuinità della vita.

Compreso di non avere tutto il tempo che vorrebbe, l’anno successivo abbandona gli studi da avvocato per dedicarsi pienamente e totalmente alla poesia, trascurando – forse – altri ambiti della vita, come la famiglia. 

Fino all’India e ritorno


Quando la sua malattia si aggrava, nel 1912, Gozzano decide di partire per l’India, dove spera di recuperare un po’ di forze data la mitezza del clima. È un viaggio importante, per lui, durante il quale si dedica alla scrittura inviando in patria molte corrispondenze di viaggio che sono comunque influenzate dal suo stato di malato. Le sue lettere sono testimonianze sublimi di resoconti a volte appassionati e distaccati, altre volte intimi e sofferti in cui i paesaggi nuovi ed esotici vanno comunque ricondotti dalla mano della poesia entro confini sicuri e conosciuti. Costantemente in bilico sulla metafora attraverso cui Gozzano, parlando del suo viaggio in India racconta, invece, il suo viaggio più importante, quello verso la tomba, queste lettere saranno riunite postume in un volume chiamato appunto Lettere dall’India.

Tornato dal viaggio nel 1913, il poeta chiuderà gli occhi per sempre tre anni dopo, il 9 agosto del 1916. 

Foto | Guido Gozzano / Public domain

L'autore: Roberta Barbi
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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editore: Graphe.it

pagine: 72

Il Natale è un momento fiabesco di per sé, ma anche le fiabe possono avere un retrogusto amaro.

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