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Un profilo di Guido Gozzano

Un profilo di Guido Gozzano Un profilo di Guido Gozzano

Guardando i ritratti fotografici di Guido Gozzano si coglie subito una malinconia inquieta, mossa, a stento tenuta a freno dal proverbiale riserbo del giovane poeta destinato a una morte precoce. Malinconia che nei suoi versi tutti crepuscolari cade ogni volta come un tremulo filo d’oro.

Sappiamo dalle cronache letterarie che Guido Gozzano, nato a Torino nel 1883, scrisse a soli diciassette anni la sua prima poesia Primavere romantiche. Una manciata di versi composti nel primo anniversario della morte del padre e teneramente dedicati alla madre. Un esordio tutto familiare, dunque, che verrà pubblicato soltanto dopo la scomparsa dell’artista nel 1924.

Un’esistenza breve, precocemente immalinconita dalla malattia polmonare, eppure dolorosamente nutrita di sogni e slanci vitalissimi che diedero forma e sostanza, proprio grazie a questi intensi contrasti, ai suoi versi più belli e toccanti. Sempre le cronache del periodo ci raccontano delle sue difficoltà negli studi, (cambiò diverse scuole), del suo amore per Amalia Guglielminetti (durato solo due anni) e il successo della sua prima raccolta La via del rifugio. Successo subito funestato dall’aggravarsi dalla tisi e poco poté la lunga crociera che nel 1912 lo condusse nella lontana India.

L’immenso paese, anche se non curò la sua precaria salute, entrò a far parte dei luoghi cari al cuore del giovane poeta insieme alla villa avita di Agliè in Piemonte. Mesi lontani dall’Italia durante i quali Guido Gozzano scrisse assiduamente, versi che poi lo stesso autore volle distruggere, riassumendoli come osceni.

La lunga lotta dell’artista contro quella terribile malattia polmonare, che fin dalla più giovane età ne aveva minato salute e serenità, finì esattamente cento anni fa: il 9 agosto 1916. Un anniversario dolente ma importante che vogliamo ricordare, citando una delle poesie più amate e celebri dell’infelice poeta crepuscolare: Le rose che non colsi.

Il mio sogno è nutrito d'abbandono, di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state... Vedo la casa; ecco le rose del bel giardino di vent'anni or sono!

Foto | Elaborazione grafica a cura di Eugenia Paffile a partire da una foto di Gozzano (via WikiCommons)
L'autore: Giorgio Podestà
Giorgio Podestà, nato in Emilia, si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il Premio Strega Ferdinando Camon). Appassionato di letteratura italiana, inglese e americana del secolo scorso, ha sempre scritto poesie, annotandole su quadernini che conserva gelosamente. Con Graphe.it ha pubblicato la raccolta poetica «E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo».

Guarda tutti gli articoli scritti da Giorgio Podestà

Fiabe di Natale

editore: Graphe.it

pagine: 72

Il Natale è un momento fiabesco di per sé, ma anche le fiabe possono avere un retrogusto amaro.

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