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Il volo dell’ape: intervista con l’autore Lorenzo Lanari

Il volo dell’ape: intervista con l’autore Lorenzo Lanari Il volo dell’ape: intervista con l’autore Lorenzo Lanari

Un romanzo di iniziazione che racconta la parabola vincente di un giovane che lascia il paese per frequentare l’università in una grande città, andando a ingrossare le fila dei cosiddetti “fuori sede”: animali mitologici le cui storie hanno fatto la fortuna di molte narrazioni letterarie e cinematografiche. Questo e molto di più è Il volo dell’ape, opera prima parzialmente autobiografica di un ragazzo ormai cresciuto, che guarda indietro, con affetto e un pizzico di nostalgia, agli anni della sua formazione con la F maiuscola, perché quella che racconta non è solo una storia di crescita personale, ma una storia di amore e di amicizie, dei sentimenti più veri ed eterni. 

Il volo dell’ape è un’opera prima, un romanzo fortemente autobiografico che racconta, come dici tu, “la storia di una persona più o meno normale”. Cosa ti ha spinto a scriverla?

Sì, si tratta di un’opera prima, ma pur essendo scritto in prima persona, non è propriamente un romanzo autobiografico.  La vita di Michele – il protagonista del libro – pur rappresentandomi in molti aspetti, infatti, non è del tutto uguale alla mia: certo, molte delle esperienze che descrive hanno l’aroma del vissuto, un vissuto affascinante e indimenticabile, ma è solo un aroma, non un ritratto fedele; comunque, è proprio quanto interiorizzato negli anni da studente fuori sede che mi ha spinto a scrivere questo libro. Lavoro con i giovani universitari e quando li guardo mi ritrovo ad assaporare le stesse sensazioni che io vissi a suo tempo; per questo ho sentito la necessità di descrivere qualcosa che facesse da ponte tra il mio passato e il presente di questi ragazzi, un modo per accompagnarli nella loro tappa attuale e provare ad anticipare quello che verrà dopo un periodo della loro vita così intenso e frizzante.

Nel libro porti avanti una lunga metafora con il volo delle api – da cui il titolo – perché vieni da quel mondo. Se non proprio un romanzo autobiografico, comunque il tuo è un po’ un bilancio della vita, perciò ti chiediamo: che tipo di ape ti senti e perché?

Ho iniziato a interessarmi alle api un giorno, mentre parlavo con il papà di un mio caro amico che mi descrisse per filo e per segno la vita e i ruoli che questi piccoli insetti ricoprono nella loro esistenza. Mi colpì così tanto che iniziai a interrogare mio padre, visto che mio nonno era stato un apicoltore. Mi ha raccontato tutte le esperienze che da piccolo aveva vissuto a fianco di suo papà. Questo mi ha spinto a saperne di più… non sono affatto un esperto, ma sono felice di aver conosciuto un po’ più da vicino l’organizzazione incredibile che si cela dietro un’arnia. Vedere l’evoluzione di un’ape mi ha effettivamente portato a fare un bilancio: che tipo di ape mi sento oggi? A casa mia, dipende dai giorni… A volte una regina, a volte una guardiana, a volte un fuco! In generale, comunque, mi considero una bottinatrice, perché pur in continua esplorazione credo – e spero – di aver raggiunto quella ragionevole maturità che mi permette di sostenere gli altri, soprattutto i più giovani, nel loro cammino.

Lunga parte della narrazione, come anticipavi, è dedicata agli anni dell’università. Com’è stato lasciare il paese e di conseguenza l’impatto con la grande città? Raccontaci il tuo ricordo più caro legato a quegli anni…

Ho voluto descrivere soprattutto l’ingenuità di un ragazzo che lascia il paese e si ritrova a vivere una realtà enorme, quella della grande città, molto più grande di quella che avrebbe mai immaginato. Non so se per tutti sia stato o sia così, ma ho voluto parlare di quel momento pensando al fatto che chi fa questo percorso abbia più o meno provato le stesse emozioni. Rispetto alla mia vita “reale” comunque, la prima cosa che ricordo di quando arrivai a Roma per studiare, è la vastità degli spazi, oltre alla sensazione di sfinitezza che provavo la sera quando tornavo a casa. Di ricordi belli ce ne sono a bizzeffe: le cene con i miei coinquilini, momenti di grande dialogo in cui si spaziava dalla politica ai problemi personali: vere e proprie storie di vita. Eravamo giovani allegri e spensierati, ma anche inquieti e critici, attenti al mondo intorno a noi. Un aneddoto davvero indimenticabile? Una sera abbiamo messo in scena a casa nostra, una puntata di Porta a Porta, registrandola con una telecamera. Ognuno di noi rappresentava un politico del tempo: un’interpretazione da Oscar! La cassetta di quel video è ben nascosta a casa mia…

Il volo dell’ape è anche una storia di amicizie. Quanto conta l’amicizia nella tua vita?

L’amicizia per me ricopre un’importanza enorme. È il sentimento più puro che esista: disinteressato, spensierato, rilassante. Come scritto nel Siracide, l’amico è veramente un “balsamo di vita”. Non dimentico la presenza dei miei amici sia nei momenti felici sia in quelli di grande dolore. Non me ne voglia mia moglie, ma l’amicizia è un sentimento se possibile ancora più bello dell’amore.

E poi arriva l’amore infatti… come si riconosce quello vero che durerà tutta la vita?

La storia di Michele è molto diversa dalla mia, in questo senso, ma ci accomuna la sensazione che lui ha provato quando ha scoperto l’amore: la libertà. Io ho capito che sarebbe stato per sempre quando ho sentito la libertà di poter pensare al futuro. Quando ho incontrato mia moglie, oltre a provare un sentimento travolgente, non ho più avuto paura di programmare il domani, perché mi fidavo della sua bellezza d’animo e della sua serenità. Non è soltanto una questione di amore: si tratta di sentire che l’anima vola senza catene, che non ha paura di fare un passo che fino a poco prima avresti reputato una pazzia. La libertà: se posso dare un nome al sentimento che da sempre provo con mia moglie, è proprio questo, ma è una libertà che non vuol dire fare quello che si vuole, bensì sentire la pace nella burrasca, una libertà talmente grande da togliere tutte le paure. Ognuno vive le proprie relazioni secondo quello che è o è stato, ma questo non dovrebbe mai mancare: la libertà.
 

Senza spoilerare nulla del finale, diciamo solo che per amore il protagonista si trasferirà per un po’ in un altro Paese e qui, suo malgrado, vivrà direttamente un fatto di cronaca di grande risonanza. Cosa gli ha insegnato quell’esperienza?

Michele affronta un’esperienza di grande impatto. Sembrerà banale, ma da questa imparerà l’amore per la vita, l’accontentarsi di quello che ha, l’importanza di ringraziare per le persone care e scrivendo questo romanzo, anche io, assieme a Michele, l’ho imparato.

Dove volerà l’ape in futuro?

Questa è una domanda difficile. Il volo di Michele, una volta chiuso il libro, si interrompe. Il mio invece è ancora tutto da scrivere… l’augurio che mi faccio comunque è quello di non perdere gli stimoli e di non smarrire mai la strada di casa. Soprattutto, spero che qualunque sia la direzione del mio volo, sia sempre condiviso… Per ora provo a vivere il presente volando con i piedi piantati a terra; poi, tra qualche anno, vedremo dove sarò arrivato!

L'autore: Roberta Barbi
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

Guarda tutti gli articoli scritti da Roberta Barbi

Il volo dell'ape

di Lorenzo Lanari

editore: Graphe.it

pagine: 144

La storia di un ragazzo umbro che, tra studio e innamoramenti, semplici avventure e tragedie sfiorate, cresce e trova il proprio posto nella vita.

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