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Flavio Belisario: intervista ad Alberto Magnani

Il VI secolo fu senza dubbio l'età della riscossa dell'Impero Romano contro i barbari, segnato da una brillante serie di campagne nelle province d'Occidente cadute da tempo in mano ai Vandali e ai Goti, e l'imperatore che ha legato il suo nome a queste imprese è senz'altro Giustiniano (527-565 d.C.). Senza l'azione di un valoroso e leale generale come Belisario, tuttavia, queste vittorie non sarebbero state possibili o sarebbero state quantomeno ridimensionate.

Ma chi era davvero Belisario, un condottiero il cui segretario personale, lo storico bizantino Procopio di Cesarea, ci ha consegnato un ritratto tanto contraddittorio da far tuttora discutere gli studiosi intorno alle sue reali capacità e meriti? Che rapporti ebbe con la corte di Costantinopoli e con i suoi intrighi?

Alberto Magnani, grande studioso delle figure chiave dell'epoca antica e medievale, getta stavolta una nuova luce su questo condottiero, che seppe sfruttare al meglio le potenzialità dell'esercito romano, tutt'altro che in declino, e volgere in debolezza le forza dei regni barbari che ritrovò lungo il suo cammino.

Professor Magnani, vi furono molti generali dell'Impero Romano d'Oriente dell'epoca di Giustiniano che si resero celebri per le loro gesta (penso a Narsete, a Giovanni detto il Sanguinario e altri) ma uno sopra gli altri si impose all'attenzione di posteri e contemporanei, vale a dire Belisario, che Lei ha scelto come protagonista del Suo libro. Quali furono, a Suo giudizio, le caratteristiche umane e strategiche che consentirono a Belisario di emergere su altri blasonati colleghi?
Belisario era un uomo fidato e molto probabilmente Giustiniano lo preferiva ad altri generali per questa ragione. Forse l’Imperatore anteponeva tale qualità alle stesse capacità strategiche del generale. Circa queste ultime, gli storici sono divisi tra chi considera Belisario uno dei maggiori condottieri dell’antichità e chi, invece, ne ridimensiona gli effettivi meriti o, addirittura, li nega del tutto. Io ho cercato di evidenziare le caratteristiche della concezione strategica di Belisario, in modo da permettere al lettore di farsi una propria idea. Certamente il generale aveva molti limiti: sintetizzando, si può dire che, per non fare il passo più lungo della gamba, finiva a volte per farlo troppo breve. Ma aveva una conoscenza molto profonda del funzionamento della macchina militare, di cui sapeva utilizzare tutti i meccanismi.

In precedenza Lei ci ha regalato dei bei ritratti di celebri figure femminili antiche e medievali; se ripercorriamo la vicenda umana di Belisario troviamo due «eminenze grigie» nelle persone della moglie Antonina e dell'imperatrice Teodora. Quanto e in che modo esse influirono sul suo operato?
Credo che la figura chiave fosse quella di Antonina, un personaggio certamente notevole. I rapporti di Belisario con Teodora venivano generalmente mediati da lei, che, in più, condivideva i rischi delle campagne militari con il marito, lo sosteneva e, in certi casi, collaborava con lui. Questo non sempre piaceva allo Stato Maggiore di Belisario. Ma lo stesso Procopio, che detestava Antonina e l’ha consegnata alla Storia con il marchio dell’infamia, si lascia sfuggire espressioni di ammirazione nei suoi confronti.

Tra i molti successi militari di Belisario il più rapido e senz'altro il più spettacolare (tanto da fargli meritare la cerimonia del trionfo) fu quello sui Vandali, in Africa. Come si spiega questa repentina vittoria su un popolo così fiero e bellicoso, che pure aveva dato tanti grattacapi ai Romani negli anni precedenti?
La forza dei Vandali era sopravvalutata. Il fatto che avessero esercitato a lungo la pirateria, compiendo scorrerie sulle coste del Mediterraneo – anticipando, in un certo senso, i Vichinghi – li aveva circondati di un alone di terrore. Di fatto, il loro esercito era antiquato, con tattiche e armamento fermi al V secolo. Belisario se ne accorse e seppe sfruttare al meglio la superiorità tecnica dell’esercito romano.

Belisario, a cui i Goti erano giunti a offrire la corona dell'Impero d'Occidente, rimase però fedele a Giustiniano. In questa scelta, a Suo parere, pesò maggiormente la lealtà all'Impero o una lucida consapevolezza dei rapporti di forza che non gli avrebbero consentito un tale azzardato passo?
Certo, è impossibile penetrare nella mente di Belisario, come è piuttosto arduo ricostruire con esattezza le vicende e i retroscena della resa degli Ostrogoti nel 540. In relazione alla situazione che era venuta a crearsi, sul piano militare per Belisario era improponibile affrontare le conseguenze di un’accettazione della corona. Forse un rischio del genere avrebbe potuto correrlo il suo eterno rivale Giovanni, che, certo non a caso, Giustiniano non volle mai come comandante supremo di una campagna bellica, ma non un temperamento cauto e prudente come Belisario. L’impressione, comunque, è che Belisario fosse davvero leale all’Imperatore. È curioso notare che Procopio non accusa mai Antonina di aver coltivato ambizioni imperiali nel marito: forse anche Antonina si rendeva conto che il posto giusto per Belisario era sui campi di battaglia, non fra gli intrighi di corte.

[intervista a cura di Mirko Rizzotto]

Flavio Belisario

Il generale di Giustiniano

di Alberto Magnani

editore: Graphe.it

pagine: 174

Gli eventi di cui fu protagonista Belisario segnarono, in modo duraturo, la storia del Mediterraneo.

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