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Suor Dulce e io

In occasione della canonizzazione di suor Dulce Lopes Pontes, il professor Gaetano Passarelli, autore della biografia che pubblichiamo nella collana Exempla hagiographica. Vie di santità, è stato intervistato dalla giornalista Ana Carolina Araújo per un libro in portoghese dedicata a Irmã Dulce.
Pubblichiamo a seguire l'intervista, ringraziando l'Autore.


Ha conosciuto suor Dulce di persona?
Non ho avuto la fortuna di conoscerla, però posso dire di averla «incontrata» nel 2010 quando fu fatta l’esumazione per trasportare il suo corpo dalla sepoltura della Cappella di Santo Antonio nell’attuale Cappella della chiesa. Il feretro fu portato nel salone, nessuno si faceva avanti per aprirlo, come se si avesse timore di vedere come il tempo l'avesse consumata. Così fui io insieme al Postulatore, Paolo Vilotta, a togliere il coperchio e di vederla per primo «in faccia». Lo considero un privilegio che mi ha concesso perché quasi dieci anni prima avevo scritto la sua biografia.

Come mai si è interessato a questa figura?
Tra il 1999 e il 2000 la Sovrintendente delle Opere Sociali, Maria Rita, lesse una biografia che in quel periodo avevo scritto. Le piacque lo stile e, capitando a Roma, mi chiese di scrivere la biografia documentata di Irmã Dulce. Venni in Brasile per vedere i luoghi dove aveva operato e raccogliere la documentazione che mi era necessaria. Quando stesi i primi due capitoli li mandai. Avevo un grande timore perché mi chiedevo se il personaggio Dulce, che avevo ricostruito attraverso le testimonianze e la documentazione, fosse quello conosciuto e amato dalla sorella donna Dulcinha, dalla nipote Maria Rita, da persone che avevano lavorato per anni a contatto con lei, come per esempio Angelo Calmon de Sá, Norberto Odebrecht, donna Iraci… E fui sulle spine fino a che ebbi la risposta di Maria Rita, che mi si è stampata nella mente: “Leggendo ho avuto la sensazione che mia zia stesse raccontando la sua vita”. Avevo potuto fare questo perché era nato un rapporto spirituale molto bello tra me e Irmã Dulce che mi dava non la sensazione, ma la certezza di averla conosciuta nel modo come se avessi vissuto un tempo accanto a lei.
La traduzione in portoghese fu fatta dalla carioca Regina Coni, che era stata la mia professoressa di portoghese. Fu la prima biografia di un personaggio brasiliano giudicata molto positivamente dagli studiosi e dai lettori comuni sia nelle edizioni in Brasile della Record Editora e delle Paulinas, sia in Italia della Città Nuova Editrice e Graphe.it. Una biografia che mi portò fortuna perché poi ne scrissi diverse altre come quelle dei beati sr. Lindalva Justo de Oliveira, Nhá Chica - Francisca de Paula de Jesus, P. Francisco de Paula Victor, P. Donizetti, e quelle di P. Albino Alves da Cunha e Silva di Catanduva, di Odetinha Vidal Cardoso di Rio de Janeiro...

Quali impressioni ha avuto su questa donna? Quali sono le caratteristiche principali di questa suora che più desidera sottolineare?
Dopo aver visto i luoghi dove aveva operato, la sua immensa eredità delle Opere Sociali, e aver studiato le testimonianze e la documentazione, mi venne alla mente una somiglianza di Irmã Dulce con una formica, che sembra piccola e fragile ma nella realtà è capace di trasportare materiale dieci volte più grande del suo peso…
E ancora oggi penso che Irmã Dulce è stata una formichina che un bel mattino è venuta fuori e ha visto una montagna. Poteva semplicemente dire “non mi riguarda”, “cosa posso fare?”, “non ce la faccio”, e questo sarebbe stato del tutto plausibile umanamente, ma in lei c’era quel qualcosa in più, quella scintilla di divino che aveva acceso dentro di lei un fuoco che non le permetteva di vedere i fratelli soffrire senza cercare di far sentire loro la presenza misericordiosa del Signore; senza vivificare nel loro petto quell’immagine di Dio, scrostandola con quella scintilla che aveva ricevuto.
Ella vedeva nell’handicappato, umanamente irrecuperabile, nel malato cronico, nel ragazzo abbandonato a se stesso il figlio di Dio, il fratello di Gesù, lo stesso Cristo Crocifisso, e non poteva non abbracciarlo.
Così quella formica, che sembrava piccola, gracile, delicata, in realtà era un gigante; ma c’è da meravigliarsi? Il Signore stesso ha detto a chiare lettere: «Se avrete fede quanto un granellino di senape, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile» (Mt 17, 20).
Quindi ciò che porterò sempre con me è la certezza che Irmã Dulce ha avuto e ha vissuto la vera fede in Gesù Cristo.

È devoto di suor Dulce? Quali preghiere le rivolge?
Cara Irmã Dulce, Santa Dulce della Bahia, come ti chiamava Jorge Amado, adesso che sei vicina al trono di Dio, non cessare mai di pregare per noi, non solo per i tuoi amati fratelli bisognosi, ma anche per noi tutti affinché, in un momento storico tanto complicato, possiamo pensare prima di tutto e sopra tutto di essere fratelli, fratelli in Gesù Cristo, e vincere l’egoismo e la cattiveria.

Foto | Il professor Gaetano Passarelli accanto a Maria Rita Lopes Pontes, nipote e Sopraintendente delle Opere Sociali di Suor Dulce a Salvador, mentre Donna Dulcinha, sorella di Suor Dulce, lo tiene per mano. Alle spalle la copertina della biografia Irmã Dulce. L’angelo buono della Bahia, scritta nel 2002 da Passarelli e pubblicata da Città Nuova nella Collana Testimoni.

Dulce Lopes Pontes di Salvador

L'angelo della Bahia

di Gaetano Passarelli

editore: Graphe.it

pagine: 176

Sr. Dulce è la prima santa nata in Brasile. Già nel 1980 Jorge Amado l’aveva preconizzata «Santa Dulce da Bahia».

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