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Le Mura Aureliane, capolavoro dei romani

Le Mura Aureliane, capolavoro dei romani Le Mura Aureliane, capolavoro dei romani
Le Mura Aureliane, capolavoro dei romani

Ok, può darsi che io sia di parte, ma con i loro originari 19 km di cui circa 12 ancora in piedi; la loro altezza di 6 metri (in seguito rimaneggiata); le loro torri quadrate poste a distanza di 100 piedi romani (corrispondenti a 30 metri lineari); le loro 18 porte di tre tipi diversi a seconda dell’importanza dell’asse stradale introdotto, le Mura Aureliane sono tra le cinte murarie più lunghe e meglio conservate al mondo.

 

Storia della costruzione di un monumento unico

La storia dell’edificazione delle Mura Aureliane ci racconta molto della storia di Roma. A un certo punto, infatti, l’espansione della città e le sempre più frequenti incursioni barbariche delle popolazioni germaniche nella penisola resero necessaria la sostituzione delle vecchie mura serviane risalenti addirittura al VI secolo (età repubblicana) e cingenti soltanto l’area dei sette colli, con una cinta muraria più ampia e moderna. Inoltre, il sacco di Atene del 267 da parte degli Eruli mise sempre più in crisi la credenza dell’inviolabilità dell’Urbe, accelerando di fatto il progetto.

L’imperatore Aureliano, dopo aver respinto per l’ennesima volta Alemanni e Goti nei pressi di Piacenza, ne fece iniziare nel 271 la costruzione, completata solo nel 279 sotto l’imperatore Probo, su un tracciato che originariamente seguiva il confine daziario, ossia commerciale, della città. Ad ogni porta d’accesso, infatti, corrispondeva un ufficio doganale. In seguito, l’assedio del 408 e il ritorno delle minacce barbariche motivarono alcuni interventi di ristrutturazione con Massenzio e la predisposizione di un fossato che venne terminato da Costantino.

 

Ristrutturazioni e saccheggi

La ristrutturazione più consistente delle Mura Aureliane fu fatta intorno al 403 ad opera dell’imperatore Onorio che ordinò di raddoppiarne l’altezza creando, di fatto, due camminamenti, con quello inferiore coperto e dotato di feritoie per gli arcieri. Si intervenne anche sul perimetro: la nuova cinta muraria, per esigenze di rifornimento d’acqua, inglobò finalmente anche Trastevere, il Gianicolo, e il Colle Vaticano.

Nonostante ciò, si ricordano nella storia due grandi saccheggi subiti dalla città: quello del 24 agosto 410 ad opera dei Visigoti di re Alarico, e quello dei Vandali di Genserico nel 455. A onor del vero, però, in entrambi i casi gli invasori non riuscirono a violare le mura, ma passarono per le porte – rispettivamente la Salaria la prima volta e la Ostiense e la Portuense – lasciate incredibilmente spalancate, segno della carenza di potere civile e quindi militare che caratterizzava quegli anni.

 

Le Mura Aureliane oggi 

Nei secoli successivi, gli interventi di restauro delle mura da parte dei Papi si moltiplicarono e assieme a loro, purtroppo, anche gli abusi, da parte di privati e non solo. Non è inusuale, soprattutto nelle aree intorno alle porte Pinciana, Tiburtina e Ardeatina, vedere tratti di muro inglobati in proprietà quali abitazioni o esercizi commerciali, senza contare lo sfruttamento, ormai acclarato, da parte di aziende pubbliche e strutture militari.

Ultimamente il Comune di Roma non ha più previsto importanti interventi di ristrutturazione, nonostante i pesanti crolli – fortunatamente senza tragiche conseguenze – del 2001 e del 2007; l’unica miglioria effettuata è stata di tipo estetico: nel 2020 è stata realizzata una nuova illuminazione artistica sostituendo le vecchie luci con led di ultima generazione.

Infine, chi volesse approfondire la storia di questa grande opera architettonica, può recarsi al Museo delle Mura, allestito nei pressi di Porta San Sebastiano.

Foto | paolosavegnago.gmail.com via Depositphotos

L'autore: Roberta Barbi
Roberta Barbi Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

Guarda tutti gli articoli scritti da Roberta Barbi

Aureliano

Riunificatore dell'Impero

di Alberto Magnani

editore: Graphe.it

pagine: 104

L'Imperatore austero che ristabilì la potenza romana nel mondo (Flavio Vopisco, IV secolo)

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