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Mens una, triplex vis: intervista a Maria Carolina Campone

Mens una, triplex vis: intervista a Maria Carolina Campone Mens una, triplex vis: intervista a Maria Carolina Campone

Mens una, triplex vis è il titolo dello studio della professoressa Maria Carolina Campone su san Paolino di Nola. Il sottotitolo del saggio – che ha la prefazione di padre Luigi Borriello e arriva in libreria grazie alla collaborazione con l'Archeoclub di Nola «Dottor Luigi Vecchione» – è proprio Paolino di Nola teologo (e) mistico con quella e tra parentesi che quasi spiega tutto il senso dello studio.

Abbiamo rivolto qualche domanda alla professoressa Campone per sapere qualcosa in più su san Paolino e sullo studio che lei ha portato avanti.

 

Intervista a Maria Carolina Campone

 

Paolino di Nola: dai Gigli e dalle campane al mistico e teologo. Chi è stato questo padre della Chiesa?

Paolino è una figura complessa, come complesso è il periodo in cui egli vive, periodo che segna il passaggio definitivo dalla cultura della tarda latinità a quella della latinità christiana e l'epilogo del mondo antico.

Allievo del retore e poeta Ausonio, appartenente alla ricchissima gens Pontia, Paolino optò per un cristianesimo radicale, basato sulla scelta incondizionata della carità e della povertà, nel nome degli ideali evangelici. Tale scelta, che ne ha condizionato a lungo la comprensione e l'interpretazione dell'opera, in realtà, come dimostrato nel libro, aveva un forte carattere "politico" in senso etimologico ed "eversivo" in senso proprio. Paolino, come Melania e Sulpicio Severo, è una figura di frontiera: dopo di lui il paganesimo avrà cessato di esistere, se non come fenomeno isolato, mentre si svilupperà una cultura cristiana anche concretamente articolata in ragione dei carismi dei singoli e di quelli condivisi nelle comunità di afferenza.

Paolino è tuttavia anche poeta, interprete dei classici in chiave cristiana; attento esegeta biblico, a cui Agostino di Ippona si rivolge spesso per avere illuminati pareri; committente di una delle più antiche basiliche cristiane, la basilica nova di Cimitile, è tra i creatori e inventori del lessico figurato artistico che ancor oggi è in uso. Soprattutto, come si è cercato di mostrare, è un "mistico" e, come tale, sente di vivere un rapporto diretto con un Altro alla cui volontà costantemente cerca di uniformarsi e di cui vuol farsi interprete.

A tal proposito, occorre subito sgombrare il campo da equivoci: a fronte di interpretazioni contemporanee dell'aggettivo "mistico" e del sostantivo di riferimento, viziate da un generico sentimentalismo, tali lemmi sono da intendere nel loro valore etimologico, radicato nel verbo greco myo (chiudere la bocca, tacere) che indica il silenzio in cui avviene l'incontro fra l'uomo e il Divino. In tal senso, si svolge la ricerca spirituale di Paolino, il cui atteggiamento di resilienza ne fa un paradigma dell'uomo contemporaneo.

La sua fama e il culto di cui fu fatto da subito oggetto spiegano il legame con una festa, quella dei Gigli, che, nel 2013, ha ricevuto il sigillo Unesco, in quanto "bene immateriale dell'umanità". Il nesso fra Paolino con la Festa millenaria che Nola gli dedica e la leggenda che ne fa l'inventore dell'uso liturgico della campana, da un lato, evidenziano lo stretto legame del santo con il vasto territorio che, in epoca romana, era la Campania felix; da un altro, spiegano come in realtà il ruolo teologico di Paolino sia stato sempre riconosciuto, prima di tutto, dalla tradizione cultuale e culturale legata alla sua figura. In particolare, il percorso processionale dei Gigli, grandiose macchine lignee trasportate a spalla per il centro urbano, invera la Festa destinata a ricordare il ritorno del Nolano nella leggendaria prigionia in Africa evocata da Gregorio Magno; essa sancisce il legame fra lo sviluppo urbano di Nola e il ruolo del vescovo, "santo della misericordia di prossimità" secondo un'interpretazione consolidatasi fra XVII e XVIII secolo.

La Festa, che è l'offerta millenaria della città stessa al santo che non aveva avuto dubbi nell'abnegare se stesso per quel suo popolo, ne replica, dunque, in un linguaggio metaforicamente articolato, l'offerta incondizionata, dono totale che egli fece di sé a un territorio, che, grazie a lui, divenne, secondo l'interpretazione dei contemporanei, crocevia dello spirito e della fede.

 

Durante un'udienza generale Benedetto XVI disse: «San Paolino non scrisse trattati di teologia, ma i suoi carmi e il denso epistolario sono ricchi di una teologia vissuta, intrisa di Parola di Dio, costantemente scrutata come luce per la vita». Ci può tracciare a grandi linee gli aspetti salienti della teologia di Paolino?

L'originalità di Paolino sta nel suo essere un "teologo mistico", laddove l'aggettivo è da intendere nel suo significato etimologico, chiarito da una serie di ricerche sviluppate negli ultimi anni, dovendosi intendere per "mistica" la coscienza della presenza immediata di un Altro, che non rinuncia a manifestarsi, attraverso le contingenti congiunture secolari, in una vita teologale. Alla luce di tale premessa, va rilevato come Paolino viva un rapporto intenso col Divino, che si svolge ora sotto il segno di un'unione di tipo sponsale ora come una relazione filiale: si spiega così la scelta decisa della povertà, il rapporto personale con i santi, la relazione che Paolino individua tra fede e ragione. La sua teologia mistica non si esplica in trattati sistematici, come invece accade per altri Padri, ma è legata direttamente alle esperienze di vita quotidiana, rispecchiate nell'epistolario e nei versi.

L'attenzione al quotidiano, inteso come luogo "teologico" spiega l'estrema attualità di Paolino, il quale vive in un mondo strettamente interconnesso, in un'area mediterranea aperta alla libera circolazione degli uomini che, per altri versi, prefigura la nostra contemporaneità globalizzata. Ne deriva, inoltre, anche la forte affinità tipologica fra le scelte architettoniche che egli opera a Cimitile e quelle di centri come Uppenna, Sbeitla, Mactar, tutti nella zona del Maghreb.

Il mondo di Paolino è un mondo in fieri, senza frontiere, caratterizzato da un'ampia circolazione di idee, un mondo in cui lo sguardo mistico del Nolano riesce a cogliere i segni di una volontà divina da cui sente di essere guidato.

A differenza di altri Padri, che cercano di razionalizzare il kèrygma cristiano per annunciarne il messaggio, Paolino si fa testimone della partecipazione attiva di quel kérygma alla vita dell'uomo.

 

Paolino e le Basiliche paleocristiane di Cimitile: potrebbe suggerirci un percorso per visitarle e ritrovare in esse la figura di san Paolino?

Il centro basilicale di Cimitile è composto da una serie di edifici datati dal III al XV secolo

Cuore del sito è la tomba di Felice, intorno alla quale sorsero, a partire dal III secolo, l'aula ad corpus e la basilica vetus. Accanto al botros del sacerdote fu inumato lo stesso Paolino, i cui resti, trafugati dai Longobardi, si conservano, dopo un peregrinare di oltre quindici secoli, nella cattedrale di Nola.

Gli scavi condotti da Gino Chierici negli anni Trenta del secolo scorso hanno indotto a individuare la basilica nova, eretta da Paolino, in un edificio di cui resta oggi solo l'abside trychora.

Proprio la mancanza di campagne di scavo organiche, ispirate ai moderni concetti di "archeologia" e "stratigrafia", ostacola la piena comprensione delle strutture ancora in loco. Sicuramente databile ai primi anni dell'era cristiana è la basilica dei Santi Martiri, sorta su un nucleo sepolcrale di epoca romana e utilizzata almeno sino al Medioevo inoltrato.

L'importanza delle basiliche cimitilesi risiede soprattutto nella possibilità, davvero rara per il mondo antico, di confrontare le testimonianze scritte di Paolino con le emergenze architettoniche: se ne ricava il progetto, su cui il Nolano ritorna spesso, di creare nel cuore della Campania felix una sorta di "nuova Gerusalemme" sul modello dell'Anastasis ierosolimitana.

Soprattutto, attraverso le duplici fonti – scritte e archeologiche – si ricava un quadro nitido del tentativo, radicato in Paolino, di dar vita a un'architettura che, dopo di lui, si sarebbe detta "cristiana".



Didascalie delle foto

1. Particolare della Festa di Gigli – Nola 2007 (courtesy: WikiCommons)
2. Saint Paulinus of Nola. Line engraving. Credit: Wellcome Collection. Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
3. Cimitile, altare e botros di Felice in Pincis nel recinto mosaicato della basilica vetus.

Mens una, triplex vis

Paolino di Nola, teologo (e) mistico

di Maria Carolina Campone

editore: Graphe.it

pagine: 188

Un originale e inedito percorso mistico di Paolino, che rientra nell’ambito della riscoperta del quotidiano come luogo teologico, condizione storica privilegiata per vivere la mistica comunione con il divino, già vissuta dall’asceta nell’unione matrimoniale con la sua sposa Terasia. (Luigi Borriello)

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