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Intervista a Luca Montecchio, autore del saggio Gerberto d'Aurillac. Silvestro II

Intervista a Luca Montecchio, autore del saggio Gerberto d'Aurillac. Silvestro II Intervista a Luca Montecchio, autore del saggio Gerberto d'Aurillac. Silvestro II
Gerberto d'Aurillac. Silvestro II
autori: Luca Montecchio
formato: Libro
prezzo:
€ 12,00
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In occasione della pubblicazione del libro Gerberto d'Aurillac. Silvestro II, abbiamo intervistato l'autore, Luca Montecchio, per capire meglio il contenuto del suo saggio.

Chi è stato Gerberto d'Aurillac/Silvestro II e cosa può dire a noi che veniamo mille anni dopo di lui?
Gerberto di Aurillac è stato lo “scolastico”, cioè l’insegnante, più celebre della seconda metà del X secolo. È stato un vero intellettuale ovvero una persona che si è dedicata alla ricerca per poi trasmettere quanto ha studiato ai suoi allievi. Tale passione per il sapere non è in contrasto con il suo essere religioso, anzi. In fondo era insita in lui l’idea agostiniana che fede e ragione possano andare di pari passo e che anche la ragione umana è un mezzo per giungere a dio. L’attuale pontefice, così come il predecessore, hanno spesso ricordato la figura di Silvestro II proprio per l’attualità della sua figura. Pur essendo uomo dell’alto medioevo aveva un’apertura mentale e una vera e profonda fede che andava al di là del suo tempo. Come tutte le grandi figure è un uomo dell’oggi che non si può, pertanto, limitare in un preciso momento storico.

Papa Silvestro II è più conosciuto come il “papa Mago”. In che senso?
Tale dicerìa nacque perché il cardinale scismatico Bennone, per screditare la Chiesa romana, pensò di attaccare alcuni dei suoi uomini più rappresentativi, tra questi papa Silvestro II. Bennone nella Vita et Gesta Hildebrandi affermò che Gerberto, rifugiatosi dal regno franco in Spagna, aveva appreso, a Siviglia, proprio dagli Arabi, le arti magiche e la negromanzia. Queste affermazioni pesarono pertanto come un enorme macigno sulla figura di Gerberto d'Aurillac, perché la Chiesa non si preoccupò di verificarne la veridicità, ma solo di far dimenticare che fosse mai esistito un Silvestro II cui esse erano attribuite. E infatti solo a partire dalla fine del XVI secolo alcuni "coraggiosi" studiosi si azzardarono a rivisitare quella figura.

Cosa ti ha affascinato di più di questo personaggio?
Gerberto è una rara avis tra gli uomini. Egli volge lo sguardo sulla cultura a trecentosessanta gradi occupandosi dello scibile umano in toto. Al giorno d’oggi si tende a una specializzazione estrema adducendo la tesi che sia normale per quanti passi in avanti ha fatto la scienza. Si è convinti che sia impossibile aprire il più possibile la mente e quindi la si chiude. La cosa particolarmente grave sta nel fatto che sovente ci si ultra specializza anche nell’ambito della stessa disciplina, per cui si arriva a non spaziare nemmeno nell’ambito di una sola materia. In realtà la mente umana, se allenata, può e deve indagare senza porsi limiti. Si dovrebbe seguire l’esempio di un Sinopoli che ha indagato le scienze umane, la medicina, la storia e la musica.

Come si conduce una ricerca storica dal punto di vista scientifico?
Base di qualsivoglia ricerca deve essere innanzi tutto la raccolta dei documenti editi o manoscritti. Poi si deve organizzare il lavoro stilando un piano, una sorta di canovaccio da seguire, quindi si studiano i suddetti documenti e si fissa lo scopo da perseguire. Infine si traggono conclusioni senza perseguire l’idea “geniale” ad ogni costo, cercando invece di trovare un senso alla ricerca stessa e tentando di raggiungere lo scopo che ci si è prefissati.

Oggi lo sguardo è tutto volto in avanti, al futuro, al domani. Tu proponi di guardare indietro. La storia è, sì, maestra di vita. Ma non è anche un po' fuori moda?
La storia è magistra vitae non per rimanere avvinghiati a ciò che è stato ma per imparare da essa. La storia infatti è la vicenda dell’uomo sulla terra. L’umanità, proprio come un singolo individuo, nasce, cresce, si sviluppa, diventa adulto e invecchia sino a morire. La scienza storica studia l’evolvere dell’umanità e quindi attraverso tale studio si può arrivare a capire meglio noi stessi. Perciò lo studio della storia non perderà mai interesse. Nei personaggi storici che si indagano, nelle vicende che si affrontano riconosceremo sempre parte di noi, della nostra vita. E ciò può aiutarci e rielaborare il nostro vissuto e a migliorare, conseguentemente, il nostro futuro. Il passato insomma ci aiuta a crescere.


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