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Giardino e rizoma: scopri i segreti del libro nell'intervista all'autrice e alla traduttrice

Giardino e rizoma: scopri i segreti del libro nell'intervista all'autrice e alla traduttrice Giardino e rizoma: scopri i segreti del libro nell'intervista all'autrice e alla traduttrice
Giardino e rizoma: scopri i segreti del libro nell'intervista all'autrice e alla traduttrice

Lasciati alle spalle la visione tradizionale dei giardini rinascimentali come semplici spazi ornamentali. Giardino e rizoma di María del Carmen Molina Barea ti invita a un'avventura intellettuale emozionante.

Così ogni sentiero, ogni aiuola fiorita, ogni elemento architettonico diviene un'esortazione a sondare le profondità della memoria, a lasciarsi guidare dalle emozioni e a decifrare i desideri inconsci. I giardini, quali mappe soggettive, si svelano come labirinti dell'affetto, dove il visitatore si perde e si ritrova, alla ricerca di sé stesso e di un senso più profondo dell'esistenza.

L'autrice ci invita a intraprendere un pellegrinaggio simbolico, un viaggio figurato, inconscio e onirico attraverso i giardini. Al pari di un nomade, un'anima errante e pellegrina, il visitatore percorre sentieri che si intrecciano come desideri, alla scoperta di angoli segreti che rispecchiano i moti più intimi del proprio essere. 

Giardino e rizoma non è, dunque, solo un'analisi intellettuale, ma un invito a vivere un'esperienza indimenticabile.

Per poter entrare meglio nel libro, abbiamo intervistato l'autrice, María del Carmen Molina, e la traduttrice, Chiara Giordano. Ecco cosa ci hanno detto.

Tra ispirazione e ricerca: María del Carmen Molina racconta il suo libro

È necessaria una explicatio terminorum: cosa si intende con “giardino” e cosa con “rizoma” all'interno del suo saggio?
Con “giardino” nel libro ci si riferisce ai giardini rinascimentali della Firenze dei Medici. E con “rizoma” si allude all'accezione filosofica di questo vocabolo botanico, che Gilles Deleuze e Félix Guattari hanno preso in prestito per argomentare una strategia di produzione di soggettività trasversale e connettiva. Nel libro collego questi due termini, studiando il primo attraverso la lente del secondo. In altre parole, li metto in relazione con l'obiettivo di analizzare il giardino come un sistema rizomatico. Il risultato di tale combinazione è un incontro sorprendente tra due cosmografie che, curiosamente, instaurano una suggestiva affinità.

Lei scrive nell'introduzione: “Il proposito di questo saggio non è essere uno di quei lavori che chiamiamo dotti, né tantomeno entrare a far parte della specie accademica. Questo libro non racchiude certezze, solo proposte argomentate (mi si permetta di dire, visualizzate). Cerca, prima di tutto, la complicità di un lettore curioso. A questo lettore, il compito di giungere alle proprie conclusioni”. Cosa deve aspettarsi quindi chi ha tra le mani il suo libro?
Chi legge questo libro è invitato a intuire le proprie aspettative, come se fosse un gioco di scoperte e indagini. Come autrice, confido che il lettore si senta incoraggiato a passeggiare tra le pagine del libro come se lo facesse attraverso i sentieri di un giardino toscano. Pertanto, il libro non gli fornirà soluzioni in anticipo, come se si trattasse di un saggio accademico con argomenti prefabbricati e preparati dalla ricerca stessa. Piuttosto, il libro procede letteralmente in una progressione di idee che collega i punti di ingresso e di uscita di un grande rizoma intrecciato in cui il lettore è spinto a partecipare. Per questo motivo, chi legge dovrebbe essere disposto a curiosare in modo ricettivo e pronto a smarrirsi in nuovi paesaggi.

Nei suoi Saggi scrive Francesco Bacone: “Dio Onnipossente fu il primo a piantare un giardino; ed è, veramente, il più puro fra i piaceri dell'uomo”. Cosa è, per lei, un giardino?

Un giardino è per me uno spazio fisico, ma soprattutto metaforico, di uno stato mutevole dell'essere. Un giardino è vivo, sempre in movimento e in continuo cambiamento, segue i suoi cicli e codifica tappe lungo il cammino. È l'enclave alchemico perfetto per forgiare i viaggi del sé. Un luogo-immagine che non ha una meta di arrivo, ma che si ricrea nel passeggiare su se stesso senza altra utilità pragmatica. È, quindi, lo sfondo ideale per configurare l'identità nei suoi sbalzi e scoperte, nelle sue tattiche e strategie, nelle sue fasi sovrapposte di sviluppo. Un giardino è, in definitiva, un esperimento ontologico ed estetico. È fondamentalmente un dispositivo di creazione e di autocreazione. Così lo concepisco nel libro.

Domanda classica: da dove viene la sua passione per quest'argomento?
Anni fa, quando studiavo Storia dell'Arte, scoprii l'intrigante bellezza dei giardini del Rinascimento italiano e il loro arcano ermetismo simbolico. Da allora ho sempre avuto interesse ad approfondire i loro segreti e soprattutto a evidenziare i processi operativi che ne sono alla base. Quando ho conseguito la mia tesi sulla filosofia di Deleuze e Guattari ho avuto l'opportunità di indagare i meccanismi teorici che mi hanno permesso di articolare un modo per affrontare tale studio. Tuttavia, credo che l'argomento mi si sia imposto e non viceversa. Ci sono temi che arrivano e ti scelgono senza margine di decisione. Quasi non rendendomene conto mi sono appassionata all'idea e quando ne ho preso coscienza mi trovavo a Firenze per un soggiorno di tre mesi finanziato dall'Agenzia Statale di Ricerca spagnola. L'esperienza è stata molto gratificante per tutto ciò che il giardino rinascimentale mi ha dato durante quel periodo e non sono stata in grado di separarmene emotivamente fino a quando il libro ha preso forma, come se questo stesse chiedendo il suo diritto di esistere.

Giardino e rizoma si conclude con un invito a vivere i giardini (“Il giardino come ars vivendi”): qual è il giardino ideale in cui leggere questo suo bel saggio?
Senza dubbio, ogni lettore e ogni lettrice conosceranno il proprio giardino ideale. Sono convinta che tutti abbiamo un “giardino” speciale, particolarmente caro a ciascuno, in cui la lettura si trasforma in un piccolo rito personale di incontro e piacere. Sicuramente subito ci viene in mente quel luogo. Potrebbe darsi che quel giardino non abbia necessariamente spazi bellissimi, non importa se è grande o solo un piccolo angolo; basta, se si vuole, una pianta di fiori e un orizzonte a cui alzare lo sguardo di tanto in tanto, per vedere oltre, con occhi pellegrini, i sentieri di quel giardino dove passeggia la mente del lettore. Per questo, il presente libro è un buon compagno da portare con sé quando ci si addentra nel giardino vivendi. In poche parole, il giardino ideale è “quel” luogo fisico che si trasforma in luogo dell'anima.

Tra due lingue e due culture: il ponte che Chiara Giordano ha costruito con “Giardino e rizoma”

Giardino e rizoma è un saggio che si muove nei giardini italiani, scritto dalla dottoressa spagnola María del Carmen Molina Barea, pubblicato in Spagna da Fórcola ediciones e ora in italiano grazie al suo lavoro. Come si affronta la traduzione di un testo che fa ping-pong tra due lingue e culture che sono, contemporaneamente, di arrivo e partenza?
Effettivamente, è un “viaggio” piuttosto particolare quello effettuato da Giardino e rizoma: dal punto di vista della ricezione, abbiamo un testo fonte concepito a Firenze – dove l’autrice ha svolto un soggiorno di ricerca –, che pone al centro dell’indagine il giardino all’italiana e sulla base di fonti spesso italiane, latine e volgari; poi fatto entrare in contatto con la filosofia post-strutturalista francese, successivamente scritto in spagnolo e infine tradotto per il lettore italiano di Graphe.it, che possiamo supporre conosca abbastanza bene quei giardini – quelle forme del pensiero – di cui si parla. Insomma, quella “tensione contraddittoria” che secondo Steiner affligge il traduttore che traduce da una lingua vicina è stata forse ancora più ingombrante del solito: con una familiarità culturale così forte, aumenta anche la responsabilità di restituire dei significati nati nella lingua e nella cultura del testo meta.
Comunque sia, al di là di queste difficoltà di natura teorica e di altre questioni molto più pratiche – sto pensando ad esempio all’importante lavoro di ricerca bibliografica, teso a scovare i tanti riferimenti che erano stati tradotti in spagnolo o citati da fonti secondarie (e a questo proposito è stato preziosissimo l’aiuto dell’autrice) –, è stato molto stimolante tradurre un libro che, fin dal primo momento, mi era sembrato naturalmente destinato al pubblico italiano.

In genere si chiede quali sono state le difficoltà incontrate nel tradurre l'opera; io vorrei chiederle, invece, quali sono stati i momenti più esaltanti di questa traduzione?
Inizio da una questione strettamente affettiva e biografica (spero mi si perdoni questo piccolo tradimento all’invisibilità del traduttore, concetto piuttosto “arborescente”, se vogliamo, e a cui in linea con Deleuze potremmo forse contrapporre la presenza fantasmatica di chi traduce). Essendo nata e cresciuta a Firenze, a due passi dalla Villa Medicea di Careggi e dal Giardino dei Semplici, è stato particolarmente emozionante vedere come l’interesse “intellettuale” per l’approccio proposto (e per figure così affascinanti quali sono Marsilio Ficino, Pico della Mirandola o Giordano Bruno) s’intrecciasse con tutto un bagaglio di ricordi ed esperienze personali, che dopo più di quindici anni in Spagna hanno inevitabilmente il sapore della nostalgia.
Da un punto di vista traduttivo, invece, ho trovato alcuni capitoli particolarmente ispirati: invece di irrigidirsi in uno stile arido e distaccato, il rigore accademico e la chiarezza espositiva di Molina Barea si lasciano contagiare dall’influsso rizomatico di Deleuze e Guattari e si traducono in una prosa coinvolgente, espressiva, ricca di echi e risonanze.

Com'è la realtà editoriale italiana vista dalla Spagna?
Al di là di alcune osservazioni impressionistiche – meno librerie indipendenti, meno interventi pubblici di sostegno all’editoria, più lettori e lettrici, piccola e media editoria (e dunque bibliodiversità) in discreta crescita –, che però andrebbero confermate da un’analisi comparativa dei dati che tenga conto anche di alcuni fattori esterni (in primis, la diffusione della lingua spagnola), la geografia editoriale italiana mi sembra piuttosto simile a quella spagnola. Soprattutto, sono molto simili i problemi: alto grado di concentrazione editoriale, esternalizzazione e precarizzazione dei lavoratori culturali, egemonia di un numero ristretto di lingue, generi e forme letterarie all’interno del mercato librario, un’insostenibile sovrapproduzione di libri incompatibile con i tempi della cura (editoriale e umana), la minaccia dell’intelligenza artificiale generativa… Insomma, l’ormai cronica crisi dell’editoria. Sia in Italia sia in Spagna, comunque, continuano a nascere o a resistere alcuni progetti editoriali indipendenti (più o meno piccoli) che credono in un’idea di cultura che non sia solo sinonimo di intrattenimento, che rispettano il lavoro dei propri autori e collaboratori, che cercano di arricchire il campo culturale con proposte diverse e spesso audaci, come Giardino e rizoma.

Giardino e rizoma

Il giardino rinascimentale come cartografia nomade, da Ficino a Deleuze

di María del Carmen Molina Barea

editore: Graphe.it

pagine: 166

Sogni, metamorfosi e viaggi dell'anima: un saggio per esplorare i giardini rinascimentali come microcosmi filosofici e compiere un viaggio alla scoperta di se stessi, in quei labirinti di bellezza dove l'anima si perde e si ritrova.

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