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Antonella Di Martino: intervista all'autrice di Un ultimo abbraccio (ePink 4)

Antonella Di Martino: intervista all'autrice di Un ultimo abbraccio (ePink 4) Antonella Di Martino: intervista all'autrice di Un ultimo abbraccio (ePink 4)

Antonella Di Martino è autrice del racconto Un ultimo abbraccio, quarto titolo di ePink, la collana digitale di genere della Graphe.it edizioni. La sinossi del racconto è la seguente: “Anna è ricoverata da tempo in ospedale e si rifiuta di vedere suo marito Umberto. Lui l’ha abbandonata non appena ad Anna è stato diagnosticato un tumore. Grazie al diario che le ha regalato una dottoressa del reparto, Anna comincia a scrivere e a dare sfogo al proprio dolore. Usa come interlocutore sua madre, Lina, che ormai non c’è più. In ospedale, per fortuna, non è sola: sua figlia, Luna, va sempre a trovarla e l’aiuta a trovare il coraggio per combattere la malattia. Man mano che la sua storia si dipana, però, al lettore sorge un dubbio: quella che racconta Anna è la verità? Una storia sorprendente, che affonda le radici in eventi accaduti realmente”.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Antonella Di Martino per conoscerla meglio.

A che età hai scritto il tuo primo libro?
Tra gli otto e i dieci anni, avevo riempito un intero quaderno. Ricordo il titolo: I giorni dell’arcobaleno. Il mio primo romanzo di fantascienza. Sparì nel gorgo dell’adolescenza insieme ai successivi, ai miei diari e ai miei primi dipinti.

Quali sono i temi che ti appassionano maggiormente e che più hai affrontato nei tuoi libri?
La diversità in tutte le sue forme, croci e delizie. La crudeltà, la stupidità, l’incoerenza che si nascondono nelle consuetudini. Gli intrecci tra società, famiglia e individuo. I viaggi nella memoria e nelle emozioni. L’assurdità del dolore. Il tutto da narrare con ritmo e leggerezza; sorridendo, meglio ancora ridendo.

Con l’avvento del web come stanno cambiando, secondo te, la lettura e la scrittura?
Non dobbiamo dimenticare che la scrittura è una vecchia tecnologia, che nei secoli ha cambiato il nostro modo di pensare, comunicare, conoscere e anche di parlare. Dopo la scrittura e la lettura, sono arrivate le nuove tecnologie. Tra vecchio e nuovo non vedo mura o contraddizioni, ma soltanto continuità. Le forme del web si inseriscono nella narrativa, e viceversa. Per fare qualche esempio banale: i personaggi dei libri si scambiano e-mail e messaggi e le faccine finiscono su carta; i libri si sfogliano su diversi tipi di monitor. Le contaminazioni reciproche sono inevitabili e proficue in entrambe le direzioni.

Che rapporto hai con i tuoi lettori? Cosa ti regalano?
Tanto. Critiche e commenti, recensioni e complimenti, sorprese, arrabbiature, soddisfazioni, delusioni, sorrisi, risate, imprecazioni. Riescono a regalarmi molto anche attraverso l’immaginazione. Penso spesso ai bambini sparsi in Europa, che hanno letto i miei minuscoli libri tratti dalle serie delle Pixie (prodotta dalla Rainbow Srl, la content company famosa per le Winx). Spero tanto che si siano divertiti. Su questi libri (in Italia non sono stati pubblicati) non c’è il mio nome, quindi l’unico collegamento con i piccoli lettori sono le stelline e i commenti inseriti negli store online.

Scrivi anche su richiesta, ci racconti che differenza c’è tra un racconto che nasce spontaneamente e uno che costruisci?
Non vedo differenze rilevanti. La scrittura su ordinazione mi consente di spaziare a voluttà dalle nuove tecnologie alla gastronomia, dalla storia alla narrativa didattica. Mi sono sempre divertita, almeno un po’, in queste missioni su percorsi limitati. Il racconto che nasce senza richieste, invece, consente di esplorare e inventare senza limiti, ma si rischia più facilmente di perdersi, di allungare troppo i tempi. La richiesta è stimolante: cerco di utilizzare i limiti e le regole della commissione come materiale creativo, come punto e spunto di partenza. Tutti i materiali usati per creare pongono regole e limiti: cerco di usarli, invece di subirli. Certo, a volte i termini di consegna impongono uno stress pestifero.

Sei ormai una veterana della scrittura. Che consigli daresti a chi ha appena cominciato?
Vuoi davvero scrivere? Fossi in te ci penserei due volte, prima di andare avanti. La strada non è una salita, ma uno specchio da scalare a picconate; e il campo che la circonda, il territorio editoriale, è infestato dalle erbacce, assediato dai sognatori, stremato dalla crisi, minato dai cambiamenti. Andare avanti è una follia. Ma non è impossibile. Vai avanti, quindi, soltanto se scrivere ti piace da impazzire, se la parola scritta riesce a darti tanto. Hai preso la decisione? Vai avanti, ma prima indossa l’armatura più solida che hai. Tanto per cominciare, ti spediranno mari di rifiuti e oceani di silenzi. Se riesci a proseguire, non mancheranno le critiche, che saranno più cattive, assurde, ingiuste, meschine e ridicole di quanto tu possa immaginare. Vai avanti evitando come la peste gli editori a pagamento, quelli che cercano uno sponsor, quelli che ti implorano di acquistare almeno cento copie dei tuoi libri, quelli che pretendono l’autore multifunzione, da utilizzare come distributore, pubblicitario, venditore, facchino e mendicante. Vai avanti con la caparbietà di un carro armato. Ma non dimenticare che, in fondo, sono solo parole.

Qual è il tuo scrittore preferito?
Ce ne sono tanti, ma la scelta è obbligata: George Orwell, il fustigatore dei grandi fratelli.

Intervista a cura di Mariantonieta Barbara

Un ultimo abbraccio

di Antonella Di Martino

editore: Graphe.it

Anna è ricoverata da tempo in ospedale e si rifiuta di vedere suo marito Umberto

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