Ad scriptores Latinos: intervista a Michael von Albrecht e Aldo Setaioli

Ad scriptores Latinos: intervista a Michael von Albrecht e Aldo Setaioli Ad scriptores Latinos: intervista a Michael von Albrecht e Aldo Setaioli
Ad scriptores Latinos: intervista a Michael von Albrecht e Aldo Setaioli

La collana Calligraphia si arricchisce con un titolo molto particolare. Si tratta di Ad scriptores latinos. Epistulae et colloquia. Sono lettere e dialoghi che il professor Michael von Albrecht, studioso di fama mondiale, indirizza agli scrittori della latinità classica.

I testi poetici, in esametri, sono scritti in latino. La versione italiana, in endecasillabi sciolti, e tutta la cura del volume è del professor Aldo Setaioli, già ordinario di Lingua e Letteratura Latina dell'Università di Perugia.

Abbiamo rivolto due domande al professor von Albrecht e due al professor Setaioli in modo da avere uno sguardo completo su quest'antologia poetica.

 

Intervista al professor Michael von Albrecht

Michael von AlbrechtIn Ad scriptores Latinos Lei ha scritto quattordici testi, tra lettere e colloqui, indirizzati ad autori della latinità classica. Qual è stato il criterio nella scelta dei destinatari delle Sue poesie?

Per me, il criterio decisivo è stato il ruolo di ogni autore per capire noi stessi nel mondo d'oggi.

Grazie all'opera di Cicerone, il latino si è fatto sermo patrius degli intellettuali del mondo occidentale. Quindi, quest'autore apre la collezione. Alla fine dell'antichità e all'alba del Medioevo, sant'Agostino occupa una posizione chiave. Tra questi due pilastri, i grandi nomi si dispongono in serie cronologica, manifestando diverse funzioni della comunicazione linguistica. Per Cicerone, la parola serve a convincere altri; per Seneca, la retorica s'interiorizza e diventa mezzo di autoeducazione; con Agostino, nelle Confessioni, dal dialogo interno con Dio nasce il genere dell'autobiografia spirituale, mentre nel De doctrina christiana la retorica, applicata alla Parola di Dio, si fa ars legendi et intellegendi (ermeneutica).

Tra i poeti, ho scelto Plauto per la sua esuberante creatività linguistica, ma anche per il suo ruolo di pioniere filosofico: nei Captivi, il nemico (prigioniero e schiavo) si rivela figlio del padrone: ottima lezione questa di umanità!

Catullo si dimostra vero poeta erotico nel realizzare la coincidenza di estrema immedesimazione e distanziamento artistico.

Lucrezio affascina per la sua ricerca di verità scientifica senza compromessi, per la sua ostilità verso le superstizioni e per la sua ricchezza linguistica.

Amiamo Virgilio, per la sua potenza quasi magica di dire cose straordinarie con parole consuete, per la sua agricoltura conforme alla natura, per le sue Bucoliche gravide di critica contemporanea, e per la sua filosofia storica che prepara Dante e Milton.

Ringraziamo Orazio per il nesso della lirica con la musica, per le lodi del padre liberto, che stimava l'educazione più preziosa di tutte le ricchezze, per l'Arte poetica, le cui esigenze severe resero possibile tanti apogei di grande letteratura.

Ovidio ci è vicino, dando la parola alle donne nelle Eroidi, catturando il mutamento perpetuo della vita nelle Metamorfosi, e, nelle poesie dell'esilio, anticipando le esperienze dell'epoca della Covid che ci fa sentire esiliati ciascuno nella propria casa.

Lucano ha il merito immortale di avere criticato il cesarismo, il cui patrimonio pesa su di noi tuttora. Le fonti naturali del diritto – forse il più grande dono dei Romani all'umanità – ci sono state manifestate da Cicerone e Tito Livio.

Tra gli storici ho scelto Tacito per il suo splendido smascheramento della tragicommedia storica del primo secolo d.C.

Apuleio con il suo romanzo (pseudo)autobiografico e con i suoi scritti di filosofia platonica prepara Agostino.

A Quintiliano ho scritto sperando che i suoi metodi educativi attirino moltissimi allievi anche oggi.

 

All'interno della Sua vasta produzione di studioso della latinità classica, come si colloca quest'opera poetica?

Dopo tanti anni di analisi forse era tempo di osare una specie di sintesi.

a) In primo luogo volevo ringraziare gli autori classici per avermi accompagnato nel corso di una lunga vita, senza impormi dogmi, ma dandomi preziosissimi consigli amichevoli in piena libertà.

b) Era ora anche di rendere omaggio alla lingua latina, la cui bellezza non cessa di affascinarmi. Oggi non è lingua di una sola nazione. Proprio per questo è proprietà di tutti e capace di superare barriere e pregiudizi.

c) Studiando l'influsso della letteratura greca su quella latina (e poi la loro fortuna europea) avevo osservato un lungo e affascinante processo di apprendimento culturale, processo questo che si ripeterà tante volte nell'evoluzione ed emancipazione delle varie letterature e lingue moderne. Volevo mettere in evidenza quell’incredibile potenza di rinnovarsi, quell'inesaurita forza rigeneratrice inerente alla cultura greco-latina. Nel quadro della finzione di un dialogo poetico con gli antichi, tocca a noi di informare l’autore antico sui suoi successori più moderni, presentandogli, per così dire, nipoti e pronipoti. In tal modo, gli autori antichi si rivelano non solo precettori, ma padri di Europa.

d) Ultimo, ma non meno importante, volevo esortare il più grande numero possibile di persone in tutti i paesi a dialogare con gli autori classici che non invecchiano mai.

 

Intervista al professor Aldo Setaioli

Aldo SetaioliProfessor Setaioli, di Michael von Albrecht Lei ha già tradotto in italiano la monumentale Geschichte der roemischen Literatur [Storia della letteratura latina] in tre volumi per Einaudi e Vergil: Eine Einfuehrung [Virgilio. Un'introduzione. Bucoliche, Georgiche, Eneide] per Vita e Pensiero. Come è stato tradurre, ora, le sue poesie dal latino scegliendo la forma dell'endecasillabo sciolto?

Da un lato è stato più facile. Le due opere scientifiche comportavano l’adeguata resa di complessi concetti critici e scientifici, resa anche più difficile dalla maggiore ricchezza lessicale del tedesco, col suo gioco di composti e prefissi che rende più facile e naturale esprimere le più varie sfumature semantiche e concettuali, e con la sua possibilità di alternare radici germaniche e latine.

Un esempio. Parlando del concetto di imitazione letteraria, il tedesco dispone tanto del termine Nachahmung quanto del termine Imitation, mentre nella nostra lingua c’è solo Imitazione. Per fortuna la prosa tedesca del prof. von Albrecht è estremamente limpida, con cadenze e intonazioni sempre in perfetto accordo con l’argomento trattato – una prosa armoniosa, da vero raffinato musicista qual è il professore.

Ciononostante le difficoltà derivanti dalla differenza delle due lingue hanno costituito uno scoglio costante per una resa sciolta e naturale. Mi sono sempre preoccupato di impiegare modi espressivi che non contravvenissero all’uso dell’italiano. Spesso, dopo avere assimilato quanto meglio potevo il concetto espresso dall’autore, chiudevo il libro, chiedendomi: «Come posso formulare quest’idea nella mia lingua?»; e traducevo curandomi di rendere senza residuo il pensiero, non le parole. La più grande soddisfazione è stata, alla fine, leggere le parole premesse dall’autore alla mia traduzione italiana della Storia della letteratura latina (vol I, p. XII): “l’opera si legge come un testo italiano originale, pur mantenendosi straordinariamente vicina alla redazione tedesca”.

Il lavoro di traduzione delle composizioni in esametri latini di Ad scriptores Latinos / Cari classici può apparire a prima vista più facile.

Tuttavia si tratta in realtà di un’impresa da far “tremar le vene e i polsi” – non tanto per la forma metrica, quanto per il valore non solo critico-letterario, ma anche propriamente poetico delle composizioni originali. Gli esametri latini del prof. von Albrecht sono tecnicamente perfetti, ma costituiscono l’espressione più pura del suo appassionato colloquio coi grandi classici dell’antichità romana, in una “corrispondenza d’amorosi sensi” che non si è mai interrotta.

Il prof. von Albrecht parla correntemente almeno una dozzina di lingue, ma, accanto al tedesco, è il latino che costituisce per lui una vera e propria seconda lingua materna, che si manifesta in un ardore espressivo che si fa poesia, anche nei punti apparentemente più piani e discorsivi. Pochi poeti hanno svelato il loro spirito più intimo anche al di fuori dei passi in cui parlano direttamente di sé. Passi di questo genere non mancano in queste composizioni, ma lo spirito del poeta è in prima linea dappertutto. Parlando coi classici egli parla di sé, ma anche di tutti e a tutti noi, perché coglie in essi quanto di universale ci comunicano: l’“acquisto perenne”, per impiegare la celebre espressione di Tucidide.

D’accordo con l’autore, ho scelto per la traduzione l’endecasillabo sciolto, il metro impiegato nella tradizione italiana per rendere i poemi in esametri. Ma i versi della traduzione non potranno mai né uguagliare la perfezione formale degli esametri di von Albrecht, né restituire appieno l’intima dimestichezza del grande studioso con gli autori con cui ha parlato e che gli hanno parlato per tutta la vita.

 

Dal Suo punto di vista, cosa hanno da dire i classici alle donne e agli uomini del nostro tempo?

In parte ho già riposto a questa domanda. Al di là delle inevitabili e ineludibili differenze tra i classici e noi, essi ci trasmettono idee universali, che non hanno mai perduto la loro validità. Non si tratta di idealizzare il passato. Sappiamo bene che a Roma c’era la schiavitù e si uccidevano uomini nell’arena per divertimento. Ma è proprio un antico, Seneca, che ci mostra senza veli quell’ingiustizia, prospettando un mondo migliore e più giusto. Ed è Virgilio che ci mostra da un lato l’assurdità della guerra, dall’altro le ragioni di tutte le parti, anche quando combattono in campi avversi. L’aveva già capito Dante, quando accomunava i caduti di entrambe le parti, dicendoli tutti morti ugualmente per l’Italia:

di quella umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Camilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.

Chi legge questi componimenti di von Albrecht, che oltre che un grande filologo classico è anche un grande storico di letterature comparate, si rende conto che gli antichi e noi siamo legati come in una catena che si srotola attraverso i secoli, facendo via via apparire nuovi anelli, che sono però strettamente congiunti con quelli che li hanno preceduti.

Ad scriptores Latinos

Ad scriptores Latinos

Epistulae et colloquia

di Michael von Albrecht

editore: Graphe.it

pagine: 186

Cari classici. Lettere e dialoghi

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con un asterisco*