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Tu sei tu

Tu sei tu Tu sei tu

Primavera 2017, M. ha 17 anni.

Da qualche settimana, ogni tanto di pomeriggio esce senza specificare i dettagli: “Mamma, oggi mi trovo con gli amici del gruppo della scuola d'inglese...”

“Bene” penso. “È sempre ricco di amici, lega con tutti senza problemi...”

Una volta, per caso, gli propongo di andarlo in macchina per il ritorno anziché prendere l’autobus, per comodità; lui mi dice di non preoccuparmi, che non sa bene dove sarà e che ci avrebbe pensato da solo.

Poi di nuovo...

A questo punto avverto che mi sfugge qualcosa, ma di M. mi fido assolutamente e penso che alla sua età sia normale non raccontare sempre tutto in dettaglio alla mamma.

Dopo la quinta uscita “vaga”, mi chiama in camera sua. Entro. È seduto sul letto, piange e quasi trema: “Mamma ti devo parlare, ti devo dire una cosa”.

Mi guarda negli occhi e io mi siedo vicino a lui, sul letto.

“Dimmi ...”

“Mamma io... esco con un ragazzo. Mamma io sono omosessuale... Te lo dovevo dire, non voglio più raccontarti bugie su cosa faccio”, afferma fra le lacrime.

Lo abbraccio chiedendogli: “Perché piangi? Io lo immaginavo già da tanto tempo, aspettavo solo che tu realizzassi. Tu sei tu. Punto. Non cambia niente”.

Parliamo un po’, ci confortiamo a vicenda e condividiamo un momento di tenerezza.

I ricordi cominciano a emergere: quando alla scuola materna lo vedevo unico grembiulino azzurro che giocava vivace tra tutti grembiulini rosa; quando dormiva sommerso dai peluche; quando scriveva dolcissime poesie; quando creava e realizzava piccoli balletti con le amiche...

Ho sempre notato un modo di essere estremamente delicato, che si distanziava dal modo di giocare e divertirsi dei suoi amici maschi o da suo fratello. Non mi sono mai preoccupata perché l’ho sempre visto intelligente, vivace, allegro e circondato da amici e amiche.

Era difficile capire per me che questi dettagli potevano essere ricondotti al suo orientamento sessuale, ma spesso ci pensavo già allora, sapevo che poteva essere una possibilità.

Nell’adolescenza, in terza media, c’è stato un momento per lui di grande crisi. Ancora oggi non so bene cosa sia successo, ma ha avuto per qualche mese problemi di autolesionismo e di chiusura; è stato il periodo per me più buio.

La presenza attenta di suo fratello che lo ha aiutato con un coinvolgimento straordinario e il fatto che abbia accettato con intelligenza di farsi aiutare da una psicologa, sono state le grandi fortune. Il problema si è risolto, ma ancora oggi non ne parliamo mai. Troppo doloroso, probabilmente. Mi sono chiesta innumerevoli volte quali collegamenti, quale vissuto abbia potuto ferirlo così a fondo, ma credo di non essere ancora in grado di capire... chissà?

Il coming out ha dissipato molte ombre, anche se non è stato un fulmine a ciel sereno, nulla d'inaspettato e credo che per lui sia stato una liberazione. Non nego qualche giorno di confusione mentale pensando agli effetti sul lavoro, in famiglia, sul suo domani...

Oggi M. ha 21 anni, tutto scorre bene.

Ho due figli che amo e che stimo: a 50 anni cresco anche grazie a loro.

Claudia

Foto | Liz Fitch via Unsplash

Come l'aria, in un abbraccio

Storie di genitori con figli e figlie lesbiche, gay, bisessuali, trans e queer

di Pier Luigi Gallucci

editore: Graphe.it

pagine: 164

Penso ai genitori che vedono orientamenti sessuali diversi nei figli: come gestire questo e accompagnare i figli e non nascondersi in un atteggiamento condannatorio. (papa Francesco)

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