È passato tanto tempo, diversi anni. Sei cresciuto, sei cambiato, siamo cambiati.
I ricordi. Eri un pulcino sofferente e impaurito e io non capivo niente.
Rammento la tua sofferenza e il silenzio: terribile quel silenzio, per mesi, un macigno che toglieva il respiro e io non capivo niente.
Poi ti sei confidato, e ancora il silenzio. Ma questa volta era il mio. Quanto è durato? Qualche secondo? Qualche minuto? Non saprei. Comunque troppo per te che eri spaventato, poi ti ho abbracciato e ci siamo sciolti in un pianto liberatorio: eri il mio bambino!
Mi accompagnerà per tutta la vita il senso di colpa per non aver capito nulla di te, di aver provocato la tua sofferenza e averti lasciato solo ad affrontare un periodo così duro della tua vita.
Eri giovane e tuttavia mi hai presa per mano e mi hai accompagnata in un percorso di conoscenza.
Finalmente potevo dire di conoscere davvero mio figlio. Il nostro rapporto è diventato “vero”. Fino a quel momento eri stato costretto a nasconderti, a fingere di essere quello che io mi aspettavo tu fossi. Quanti anni abbiamo perso!
Ora sei uno splendido uomo intelligente, risoluto, determinato, idealista, generoso.
Sono molto orgogliosa di te!
Ormai da tempo ho compreso che non basta che un figlio stia bene con la propria famiglia e anche questo non è un percorso semplice.
Noi genitori ci aspettiamo sempre e solo che un figlio sia eterosessuale, dal momento che nessuno ci abitua all’idea che ci siano altri orientamenti sessuali; non di rado ci si trova disorientati. Alcuni genitori rifiutano il figlio; altri – dopo un po' di tempo – lo accolgono, ma anche quando c’è un’accoglienza piena, i nostri figli devono essere comunque supportati benché con modalità diverse: quando esce di casa c’è un mondo che non sempre è accogliente, anzi!
Ormai da tempo ho compreso quanto sia necessario operare nella nostra società, a tutto tondo, per consentire ai nostri figli di vivere una vita piena, serena e senza discriminazioni.
Dobbiamo amarli e proteggerli come quando erano dei pulcini che ci stringevamo sul cuore. Sono sempre gli stessi figli.
È un lavoro duro e lungo, si tratta di cambiare un modello culturale retrivo profondamente radicato, dalle piccole cose di ogni giorno ai grandi impegni sociali, noi genitori dobbiamo continuamente lavorare per i nostri figli e accanto a loro cercando di migliorare la realtà sociale in cui vivono.
Può essere faticoso, talvolta demoralizzante, ma è mio dovere supportare mio figlio perché lo amo e perché ha solo questa vita da vivere.
Nella
Foto | Kerryanna Kershner via Pixabay
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