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Chi è Titivillus?

Titivillus è il nome che da Guglielmo d’Alvernia, nella decade del 1230, si dà a un demone il cui compito era mettere per iscritto le mancanze e i peccati umani, gli errori dei chierici nelle preghiere e nel canto, i pettegolezzi e le mormorazioni dei fedeli nelle chiese e, in linea generale, tutti i peccati degli esseri umani. La sua storia compare nei sermonari in forma di exemplum ed è documentata nel folclore europeo, soprattutto al nord, fino al secolo XIX.

Demone grammatico e notaio

Al pari di altri diavoli medievali, Titivillus è un demone grammatico e notaio, la cui attività è un riflesso dell’importanza che la scrittura e il patrocinio assumono nella società gotica, come anche della considerazione che i chierici danno alla scrittura come strumento di potere e di dominio.

La prima missione di Titivillus era quella di appuntare sulla propria pergamena le sillabe omesse o mal pronunciate dai monaci, durante la salmodia e il canto liturgico. Questo spiega la sua frequente presenza sulle porte e negli scranni dei cori, come ammonimento contro i chierici pigri e distratti. Da Johannes Galensis alla fine del secolo XIII gli si attribuisce il compito di riempire la sua sporta mille volte al giorno tanto che il demone compare anche nell’arte con un sacco sulle spalle.

Ben presto si attribuì a Titivillus e ai suoi compagni Rofyn e Grisillus, la funzione di raccogliere le mormorazioni, i pettegolezzi e i vaniloquia dei fedeli durante la messa e gli offici divini, soprattutto quelli delle donne, nel Medioevo considerate per natura pettegole e maldicenti.

In molti exempla si afferma che, dato il grande numero di mancanze, Titivillus si vedeva obbligato a stirare con denti e unghie la pergamena, per avere più spazio su cui scrivere, fatto che in alcune versioni si amplia fino a diventare una scena comica. Per il tanto stirare, la pergamena finiva col rompersi e il demonio, di rimbalzo, sbatteva la testa per terra o contro un muro della chiesa, provocando le risate di chi poteva vederlo.

Fin dalle origini del cristianesimo c’è stata la credenza che i demoni mettessero per iscritto i peccati degli uomini in parallelo a quello che facevano gli angeli con le opere buone. Questi libri della vita venivano presentati il giorno del giudizio di ogni singolo essere umano e poi anche nel giorno del giudizio universale. Nel basso Medioevo questi demoni raccoglitori dei peccata populi vengono identificati con Titivillus e i suoi aiutanti e così il predicatore francese Pierre Marini ritiene che fosse proprio lui il demone che, secondo la leggenda, apparve a sant’Agostino con un libro sul quale erano annotati «tutti i peccati commessi dagli uomini di tutti i luoghi della terra dall’inizio del mondo».

Nelle rappresentazioni bizantine del Giudizio universale, e in alcuni esempi occidentali che vi si ispirano, è frequente la presenza di un gruppo di demoni che portano sulle spalle pesanti rotoli di pergamena o libri che contengono i peccati e che vengono posti sulla bilancia del Giudizio cercando di accalappiare le anime.

Titivillus e i refusi

Nella seconda metà del secolo XIX, partendo da un’associazione di idee di Victor Leclerc nella sua Storia letteraria della Francia, i Dizionari francesi iniziano ad attribuire a Titivillus la colpa di aver provocato gli errori degli amanuensi negli scriptoria medievali e in seguito anche nelle tipografie, quasi come fosse lui l’autore degli errori nei libri stampati.

La storia si diffuse rapidamente e al giorno d’oggi Titivillus è diventato il demone protettore dei calligrafi, tipografi e giornalisti. Tuttavia né nel Medioevo, né prima del XIX secolo esistono testi e prove iconografiche dell’esistenza di un demone, sia Titivillus o altri, intento a questo compito, e i supposti indizi che vengono forniti sono molto dubbi o, semplicemente, sono stati mal interpretati partendo da un presupposto che vuol cercare una facile giustificazione agli errori nella scrittura.

Foto | Teatro en Galicia


Titivillus

Il demone dei refusi

di Julio Ignacio González Montañés

editore: Graphe.it

pagine: 68

Nel Medioevo, tra demoni e refusi.

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