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Intervista a Giuseppe Moscati autore del saggio sulla critica della violenza in Jaspers, Arendt e Anders

Intervista a Giuseppe Moscati autore del saggio sulla critica della violenza in Jaspers, Arendt e Anders Intervista a Giuseppe Moscati autore del saggio sulla critica della violenza in Jaspers, Arendt e Anders
Il dottor Giuseppe Moscati ha da pochi giorni pubblicato con la Graphe.it Edizioni un interessante saggio dal titolo Etos del sacrificio, passione per il mondo e filosofia d'occasione. La critica della violenza in Karl Jaspers, Hannah Arendt e Günther Anders. Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e per comprendere meglio il suo studio.

Qual è il percorso che ti ha portato a scrivere il saggio: “Etos del sacrificio, passione per il mondo e filosofia d’occasione”
Questo saggio nasce sostanzialmente da due elementi. Nasce da un lungo periodo di collaborazione con le Cattedre di Filosofia morale e di Storia delle dottrine morali dell’Università degli Studi di Perugia e da un interessamento via via sempre più marcato verso alcune tematiche, in particolare quelle della violenza/nonviolenza, delle logiche del dominio e delle dinamiche peculiari dell’era da “post-umano”, della questione della colpa…

Per chi è un po' “arrugginito” in filosofia come me, quali sono i punti salienti del tuo studio?
Alla base di un simile studio risiedono le chiavi interpretative proprie dell’etica, ma non solo: anche della ricerca psico-sociale; di una riflessione sul mondo dell’educazione (non ultimo dell’educazione al dissenso e alla lotta politica); dell’antropologia come studio dell’uomo in senso lato. L’idea di fondo è un po’ quella di provare a ragionare filosoficamente su ciò che vi è a monte di tre tristi paradigmi: la distruzione totale della bomba atomica, l’umiliazione dell’uomo rappresentata dalla Shoa, il rischio paradossale – ma fino a un certo punto! – del rovesciamento del rapporto tradizionale uomo-macchina a favore di una sorta di dittatura di quest’ultima.

Analizzi aspetti della filosofia di Karl Jaspers, Hannah Arendt e Günther Anders. Ci diresti un aggettivo per ognuno di loro?
Qui posso permettermi la sintesi, anche a costo di banalizzare: Jaspers acuto, Arendt brillante, Anders tagliente.

Quali sono le letture che stanno dietro al tuo saggio?
Di letture ce ne sono tante, vanno dagli autori della Scuola di Francoforte sino all’opera di Aldo Capitini passando – per esempio – per il Kant del Per la pace perpetua o per il Fanon de I dannati della terra. Ma quello che ho provato a fare è soprattutto suggerire delle piste di ricerca almeno in una certa misura ‘autonome’.

Dal punto di vista della narrativa e/o poesia, Giuseppe Moscati cosa legge?
Giuseppe è del tutto e irrimediabilmente perso tra le righe di due autori che considera decisivi del Novecento e su cui da tempo va ragionando e scrivendo: Franz Kafka e Sandro Penna. Una vera e propria ossessione il primo, una continua scoperta il secondo.

Consigliaci un libro da leggere e uno da evitare
Un caro amico un giorno mi ha consigliato Il vangelo secondo Gesù Cristo di José Saramago e io, da quando l’ho letto, non ho ancora smesso di consigliarlo a mia volta agli amici più cari. Mai farei altrettanto con Indirizzi per una educazione razziale di Julius Evola. Sono stato troppo diplomatico?


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