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Il vero coronavirus del mondo del libro e della cultura

Pullulano in rete iniziative di case editrici che, in questo periodo di contenimento del contagio da Covid-19, regalano i propri eBook. Rispettiamo la scelta dei colleghi, ma essa non rientra nelle nostre corde. Siamo stati confermati in questa nostra posizione parlando con un collega spagnolo – Javier Jiménez, direttore di Fórcola Ediciones – con cui abbiamo un rapporto di lavoro. Javier ha scritto, sul sito Valor de cambio. Información del mundo editorial, un articolo sulla questione: testo che abbiamo trovato illuminante e che ben rappresenta la posizione della nostra casa editrice. Con il permesso dell'Autore lo pubblichiamo, leggermente adattato, in italiano.  


Oggi è una settimana dall'inizio della quarantena. In appena una settimana il mondo che conoscevo è cambiato radicalmente. Una settimana trascorsa in silenzio, osservando. Cerco, quasi come tutti, di mantenere la routine che mi permette, tra le altre cose, di impedire che la valanga degli avvenimenti mi fagociti, di sopravvivere al bombardamento dis-informativo e mantenere una certa calma, di essere capace di riflettere nonostante l'isteria generalizzata, frutto dell'incertezza e della permanente sensazione che non c'è nulla di organizzato in tutto questo caos, che nessuno con ruoli di responsabilità ha chiara l'idea di quello che c'è da fare e che quasi tutte le reazioni sono prodotti della più irresponsabile improvvisazione.

Il nuovo paradigma del settore del libro


Sono un editore e, pertanto, piccolo impresario e lavoratore autonomo. Ho fondato le edizioni Fórcola nel 2007. Prima, molto prima, sono stato libraio e ho lavorato per anni in altre case editrici di prestigio. Con entusiasmo, impegno nel settore e responsabilità, anche nel 2007 (durante quell'altra crisi) ho creato con Manuel Gil (attuale direttore della Fiera del Libro di Madrid e professionista con vari decenni di esperienza nel settore del libro e delle librerie, oltre a essere docente di fama internazionale) un coraggioso blog che sotto il titolo di Paradigma Libro rifletteva apertamente, con rigore e passione, su quanto allora succedeva nella filiera del libro e nel settore di cui facevamo parte noi librai, distributori ed editori.

Frutto di quei numerosi articoli del blog (con i quali abbiamo fatto un certo rumore, abbiamo agitato coscienze e invitato alla riflessione questo mondo e quell'altro), frutto di tutto quel lavoro, dunque, nel 2008 abbiamo pubblicato il saggio El nuevo paradigma del sector de libro, arrivato in libreria grazie a Manuel Ortuño di Trama Editorial, come primo numero della fondamentale collana Tipos móviles.

Lo affermo senza arrossire: si tratta di un libro che è un classico di riferimento su questi argomenti, a livello internazionale, esaurito già da molto tempo. In quel testo abbiamo proposto una grande radiografia, che fino ad allora nessuno aveva fatto in Spagna, sui problemi profondi che affettavano il settore librario, una vera analisi SWOT (Strengths-Weaknesses-Opportunities-Threats) del mondo del libro nel nostro paese, che ha prodotto una coraggiosa tabella di marcia, con numerose proposte, come piano guida per un possibile futuro del libro.

Gli autori di quel libro, senza voler fare gli indovini, da un lato avevano azzeccato molti pronostici, e dall'altro lato molte delle proposte che avevamo lanciato, con legittima e intima soddisfazione di entrambi, sono state raccolte e applicate gradualmente nel corso degli anni da parte dei distinti attori del settore.

Tuttavia dobbiamo riconoscere che mai avevano paventato la possibilità di questa tempesta perfetta generatasi negli ultimi giorni, e che può provocare, inevitabilmente, la frattura e la distruzione dell'ecosistema del mondo editoriale. Quest'uragano provocato dal Covid-19, provoca un altro tipo di pandemia molto distinta, che mette nell'occhio del ciclone un problema molto grave che, una volta terminata la quarantena e si contabilizzeranno le disastrose conseguenze, ci porterà alla rovina se non si prenderanno già da ora le misure opportune: di nuovo è qui il temibile e letale virus pandemico del tutto gratis

Il virus del "tutto gratis"


Ieri sono andato in panetteria. Ho parlato a lungo e con passione con la panettiera. Le ho illustrato la drammatica situazione che stiamo vivendo. Niente da fare: mi ha fatto pagare la pagnotta di pane a prezzo pieno, senza sconto. Dovete sapere che la mia panettiera è molto gentile. Ha un bell'eloquio ed è una buona persona. Ma è una imprenditrice e, mi si perdoni la parola, non è una cogliona. Cioè si guadagna onestamente la vita vendendo il pane.

Lo stesso facciamo noi editori, grandi o piccoli. Parlo come piccolo editore, piccolo imprenditore. Lavoriamo duramente per poter formare un catalogo. Se sfruttiamo qualcuno quel qualcuno siamo noi stessi, con orari impossibili dal lunedì al lunedì, e nella nostra condizione di autonomi qualcuno ci ha chiamati «supereroi» perché non ci ammaliamo mai. Fino alla settimana scorsa ho vissuto, o meglio, sopravvissuto, vendendo i miei libri, dando lavoro a traduttori, correttori di bozze, tipografi, grafici, corrieri, promotori, distributori e librai e, naturalmente, bibliotecari. In quanto piccolo editore faccio parte di un sistema complesso che dà lavoro e permette di lavorare a migliaia di persone, piccolo anello di una grande catena, quella del libro e della cultura, dove il lavoro è duro e la ricompensa minima.

Ma siamo lì, nella lotta, e alcuni di noi sono anche simpatici, ma, attenzione, non siamo coglioni. Non lavoriamo gratis e pretendiamo che il frutto del nostro lavoro non solo sia di qualità, degno e apporti valore alla società: pretendiamo anche di venderlo, e a un prezzo giusto, per pagarci da vivere. Così che anche ora, in piena quarantena, in piena pandemia, contro venti e maree, pretendo, come tutti i miei colleghi (editori, librai, promotori, distributori, traduttori, correttori, tipografi, grafici, corrieri e ancora, ancora, ancora…) di andare avanti. Tutti noi siamo imprenditori, anche gli autonomi: viviamo del nostro lavoro e nonostante le difficoltà, vogliamo continuare a vivere di esso. 

Il lato oscuro di un hashtag 


Il lato oscuro dell'#iorestoacasa è perverso, o, se si preferisce, losco. Il mondo della cultura ne sta soffrendo con dolore: centinaia di teatri, cinema, musei, sale per concerti, auditorium, teatri di opera, sono chiusi.

Alcuni, assumendo una posizione cyber postmoderna, si stanno scapicollando a offrire gratis sui social network contenuti protetti dal diritto d'autore, mentre in silenzio si mette in pratica la più grande cassa integrazione collettiva della storia recente. E non c'è piano di contenimento: nessuno si ricorda della cultura, come sempre. Sì, siamo in una crisi collettiva in cui le persone muoiono come mosche e siamo tutti coinvolti come società, come paese, come cittadini responsabili. Io resto a casa. E poi?

Sul carro del tutto gratis, o della follia degli sconti e dell'abbassamento dei prezzi, stanno salendo colleghi editori, attratti da autori mediatici di prestigio (o meglio: appariscenti) ma poco seri, che si pavoneggiano in rete con discorsi bonari, dispensando sorrisi sulla scorta del collaudato slogan del «siamo tutti in gamba e vi regaliamo la Luna» e si mettono a sparare senza guardarsi intorno, senza considerare le gravi conseguenze che questo avrà. Potrei fornire nome e cognome di colleghi editori che hanno fatto offerte dei loro libri (3 per 15 euro), infischiandosene della legge sul prezzo fisso, da un lato, e della normativa di sicurezza applicata dalle autorità in questo stato di allarme, dall'altro. Il loro comportamento mi sembra, quanto meno, non solidale con il resto dei colleghi e degli editori, qualcosa che devo qualificare come offensivo per il resto del settore del libro, e che da qui chiedo che si condanni e sia multato dalle autorità.

La corsa agli eBook gratis


Conosco anche editori che si sono aggiunti a questa campagna offrendo disperatamente gli eBook gratis dei loro titoli in catalogo, qualcosa che quanti non riflettono hanno celebrato con festeggiamenti. Ma perché? Signori: il mondo non è finito, non ancora!

Quasi tutti i lettori che conosco hanno libri in casa: molti senza leggerne. Sì, siamo chiusi in casa, ma solo da una settimana, e tra il tempo che dedichiamo a centrarci con la dis-informazione dei telegiornali; a rispondere, commentare e condividere le centinaia di messaggi che riceviamo; a fare lunghe code nei negozi aperti per conquistare un pacco di carta igienica; e il tempo che, ovviamente, dedichiamo alle persone che amiamo, anche solo per dirglielo con una telefonata – senza contare le energie che molti di voi dedicano nel mantenersi in forma nell'ingresso di casa, facendo sport, cosa che io non metterò mai in pratica – alla fine, mi azzardo ad affermare che il tempo che dedichiamo alla lettura (per quanto gratis ce la offrano) non ha speranze con il tempo che ci resta e che dedichiamo a guardare tv senza sosta per evadere da tanta follia.

I nostri amati librai, i primi giorni dell'emergenza, hanno avuto mille idee, alcune molto ingegnose, per poter continuare la loro attività, a porte chiuse, offrendo consegne a domicilio in bicicletta per farci giungere i libri e, in fin dei conti, per continuare a lavorare e a vendere, in uno spettacolo eroico di superarsi dinanzi alle avversità. Son bastati pochi giorni di stato di allarme per uccidere tutte queste iniziative.

Ora è giunto il tempo di altri intraprendenti, più pericolosi. Collega editore: perché regali eBook? Per fare l'amicone e sembrare figo? Per catturare l'attenzione? Ti rammento la mia amata panettiera: non mi regala né mi vende scontata la pagnotta di pane. È simpatica, ma non cogliona. Bene, amato collega editore: con il tuo catalogo puoi fare quello che vuoi, però valuta le conseguenze delle tue «azioni di marketing». Valutate con me, per cortesia, se siete arrivati a leggere fino qui: chi sarà disposto a continuare a pagare per entrare in un museo, ascoltare un concerto, vedere un'opera a teatro o… comprare un libro (a prezzo intero), dopo la pandemia del tutto gratis?

Dipende da te


Vinceremo il coronavirus, purtroppo a spese di molte persone che moriranno, e grazie al sacrificio e alla dedizione di molti professionisti che salvano loro la vita. Ma poi? Cosa c'è in serbo per il mondo del libro e della cultura, dimenticato dalle autorità, condannato da una cassa integrazione collettiva, e calpestato da te che hai appena scaricato gratis un altro ebook, senza pensarci su, e che forse non leggerai mai?

Ieri, una cara giornalista e scrittrice, mi ha chiesto cosa farò quando finiranno le misure restrittive. Non ho avuto dubbi nel risponderle: andrò in libreria. Spero che le librerie possano tornare ad aprire quanto prima. Come anche spero che io e altre centinaia di colleghi editori potremo continuare a pubblicare. Tutto dipende da te.

Foto | Phil Hearing via Unsplash


Commenti dei lettori

  1. graphe.it edizioni scrive: il: 26 mar 2020, alle: 09 : 27 : 36
    Grazie, Andrea, del sostegno!
  2. andrea biscàro scrive: il: 25 mar 2020, alle: 11 : 13 : 53
    Assolutamente in linea col senso dell'articolo-riflessione. L'ho condiviso!
  3. graphe.it edizioni scrive: il: 24 mar 2020, alle: 17 : 08 : 07
    Grazie Lidia per la condivisione del tuo punto di vista.
  4. lidia fogarolo scrive: il: 24 mar 2020, alle: 16 : 23 : 21
    Assolutamente d'accordo con l'Autore. Già io sono allergica al 'sottocosto': quando vedo un prodotto pubblicizzato in questo modo, lo evito accuratamente. Tutto costa lavoro ed è giusto che venga rispettato. Ringrazio anche Susanna per il suo incitamento a sperare bene, in un momento in cui molti di noi vedono solo un vicolo cieco.
  5. graphe.it edizioni scrive: il: 24 mar 2020, alle: 11 : 55 : 17
    Grazie, Susanna, del tuo messaggio e della condivisione delle tue impressioni.
  6. susanna scrive: il: 24 mar 2020, alle: 10 : 58 : 25
    Io sono totalmente d'accordo con questo discorso, ma davvero senza il minimo dubbio. Ci apprestiamo a entrare in una profonda crisi del "dopo virus", nella quale saranno in tanti a ritrovarsi in ginocchio, in particolar modo i "piccoli" e lo sappiamo bene. E allora questo è il momento di capire che la solidarietà è anche una catena che prevede il rispetto per il lavoro di tutti, in quel cerchio che si chiude proprio su di noi che ne abbiamo fatto parte e ne beneficeremo. Non so se sono riuscita a spiegare ciò che intendo, ma come si rialzeranno i più deboli se in questo momento durissimo ci comportiamo come se il mondo fosse davvero finito? Non lo è: con gravi perdite e una visione differente del nostro vivere, si ritornerà a un quotidiano "normale", non dimentichiamolo. E allora non contribuiamo alla caduta di chi ha tanto lavorato e spera di continuare a farlo, per favore. O di "normale" resterà ben poco.

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