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Il sol del Lorenese

Un viaggio verso il tramonto

Un viaggio nell’incanto universale dei tramonti, tra arte, storia e poesia. Un libro che parla al cuore dei lettori più curiosi e sensibili.
in uscita
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Il sol del Lorenese

Descrizione

Il sol del Lorenese di Daniel Muñoz de Julián è un'opera saggistica che esplora il fascino dei tramonti attraverso lo sguardo di uno dei più grandi paesaggisti della storia dell'arte: Claude Lorrain.

Con un approccio che intreccia storia dell'arte, letteratura e filosofia estetica, l'autore ci guida in un viaggio verso il crepuscolo, quel momento sospeso in cui la luce si dissolve e la natura rivela la sua dimensione più poetica. Il concetto di opacarofilia – l'amore per il tramonto e per tutto ciò che è effimero – diventa chiave di lettura per comprendere non solo l'arte del maestro lorenese, ma l'intera tradizione della pittura di paesaggio.

Destinato agli appassionati d'arte e ai lettori di saggistica narrativa, questo libro si rivolge a chi cerca una riflessione profonda sul rapporto tra arte e natura, tra bellezza e transitorietà. Fotografi, viaggiatori culturali e cultori del bello troveranno in queste pagine uno stimolo per guardare diversamente la luce del crepuscolo.

Un'opera di qualità editoriale che unisce rigore scientifico e capacità narrativa, perfetta per chi desidera arricchire la propria biblioteca con un saggio che è insieme studio e meditazione sulla bellezza fugace.

Daniel Muñoz de Julián

Daniel Muñoz de Julián (Madrid, 1982) ha una formazione ampia che spazia dalla Storia dell’Arte alla Giurisprudenza e alle Scienze Politiche. La sua attività professionale è da sempre legata alla tutela del patrimonio storico, con particolare attenzione alla protezione dei beni culturali e al contrasto del traffico illecito. Ha collaborato con importanti istituzioni museali e accademiche spagnole, tra cui la Direzione Generale di Belle Arti e Patrimonio Nacional.

Grande conoscitore dell’Italia e del Mediterraneo antico, unisce il rigore della ricerca alla passione per la divulgazione. Autore di numerose pubblicazioni, si dedica in particolare a guide di viaggio storico che permettono ai lettori di scoprire la vita politica e quotidiana delle civiltà del passato e di riviverle attraverso gli occhi dei loro protagonisti.

Traduttore

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina presso l’Università La Sapienza di Roma, ha compiuto studi di filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana, di teologia e mariologia presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum, come anche di biblioteconomia presso la Biblioteca Apostolica Vaticana e ha conseguito il diploma di Postulatore presso la Congregazione per le Cause dei Santi. È appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e: «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita.

Ha pubblicato un racconto con Mondadori e, con diverse case editrici, alcuni testi che vanno dalla saggistica alla storia locale. Tra le altre cose, è blogger e collabora con alcune testate online.

Quarta di copertina

L’opacarofilia, ovvero la passione per i tramonti, è talmente diffusa che nei luoghi turistici i cartelli indicano da che lato guardare per intercettare (alla giusta ora) il calar del sole. Ovunque nel mondo la gente si affretta ad assistere allo spettacolo e fotografarlo, pervasa di meraviglia, ma anche di una malinconia che supponiamo interamente e universalmente umana: per quante volte lo vediamo tramontare, non potremo mai raggiungere l’astro all’orizzonte, né fermarlo prima che ceda il posto all’oscurità.

Artisti e letterati sono stati toccati da questi stessi sentimenti per secoli, e l’autore di questo libro – un’opera che è all’incrocio fra la prosa narrativa, la poesia e il saggio – ci racconta le loro abitudini, riportando (o immaginando) le loro parole. Su tutti, il pittore seicentesco Claude Gellée, detto il Lorenese: la sua inclinazione per il paesaggio, e in particolare l’ossessione per il sole, attraversò la sua opera sin dall’inizio, per non abbandonarlo mai. Morì proprio durante un tramonto, guadagnando la menzione degli amati raggi nel proprio epitaffio.
 

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Il sol del Lorenese
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