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I tramonti più belli della letteratura: un viaggio da Omero a Pavese

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I tramonti più belli della letteratura: un viaggio da Omero a Pavese

Non c’è dubbio che l’epidemia di opacarofilia abbia infettato anche la letteratura fin dai secoli più remoti, probabilmente per il potere intrinseco che il tramonto ha di suggerire sentimenti di transizione, fine e nuovo inizio, malinconia, in alcuni casi nostalgia, ma anche pace e riflessione.

Dicevo fin dai secoli più remoti, perché già Omero avvertiva nei suoi poemi la potenza di questo momento. Lo descriveva in maniera diretta o attraverso metafore poetiche: da quella del 'colore del vino', accostato sia al mare sia al cielo verso l'imbrunire, a quella in cui paragonava Apollo a un bambino che, nel cielo, fa e disfa castelli di sabbia.

Romanticismo e pace: da Baudelaire a Ungaretti

Questi due grandissimi poeti sono tra i primi che dovrebbero venire in mente quando si pensa a una poesia che descriva il tramonto.

Nell’appendice “I relitti” della raccolta poetica I fiori del male, appare questa bella poesia dell’autore francese, dal suggestivo titolo Il tramonto del sole romantico, che mentre racconta la bellezza del sole al tramonto, metaforicamente parla dei dubbi che affliggono l’uomo là dove per lo splendere del sole si deve intendere il brillare della verità.

Come è bello il Sole quando sorge così fresco
e ci lancia come un’esplosione il suo buongiorno!
Fortunato colui che può con amore
salutare il suo tramonto più glorioso di un sogno! (traduzione di Milo De Angelis)

Anche Ungaretti nel 1916, mentre si trova al fronte durante la Grande Guerra, scrive Tramonto: pochi versi in cui celebra la voglia di evadere dalle tragedie terrene – come la guerra appunto – alla ricerca di un’oasi in cui potersi salvare e ristorare, alla ricerca, cioè, della pace: è proprio l’immagine sublime del tramonto a risvegliare nel poeta tutti quei sentimenti e quelle emozioni che la guerra aveva sopito. Questa poesia potete trovarla nella sezione “Il porto sepolto” della raccolta L’allegria.

Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d’amore.


Un album da sfogliare

Immaginiamo di avere tra le mani un album di foto di tramonti pressoché perfetti da sfogliare: certamente ne troveremmo alcuni di Dante nella Divina Commedia che utilizza questo momento della giornata nella maniera più classica, per intendere cioè la fine di qualcosa e l’inizio di un nuovo ciclo:

Era già l'ora che volge il disio
ai navicanti e 'ntenerisce il core
lo dì c' han detto ai dolci amici addio. (Purgatorio VIII, 1-3)

Ci sono poi quelli di Saramago

Quanti tramonti affollano i ricordi,
quante lingue di fuoco sulle acque,
e tutti si confondono. (traduzione di Fernanda Toriello)

e di Glück

La mia tenerezza
dovrebbe esserti chiara
nella brezza della sera d’estate
e nelle parole che diventano
la tua stessa risposta. (traduzione di Massimo Bacigalupo)

più legati alla riflessione sulla fugacità del tempo e sui ricordi. Oppure Neruda

Abbiamo perso ancora questo tramonto.
Nessuno stasera ci vide con le mani unite
mentre il vento azzurro cadeva sopra il mondo. (traduzione di Antonio Porta e Marcelo Ravoni)

che paragona il sole al tramonto alla bellezza della donna amata lasciando che siano i colori a raccontarla.

Voltando un’altra pagina troviamo Giacomo Leopardi che descrivendo il tramonto della luna in realtà sta parlando della fine della giovinezza e dell’ingresso nell’età adulta:

Quale in notte solinga,
Sovra campagne inargentate ed acque
[…]
Scende la luna; e si scolora il mondo;
Spariscon l’ombre, ed una
Oscurità la valle e il monte imbruna;
Orba la notte resta,
[…]
Tal si dilegua, e tale
Lascia l’età mortale
La giovinezza.

oppure Emily Dickinson, che portando il tramonto “in una tazza” racconta le follie che si arrivano a compiere per amore:

Portami il tramonto in una tazza,
sommami le caraffe del mattino
e dimmi quante stillano di rugiada.
Dimmi fin dove salta il mattino –
Dimmi fin quando dorme colui
che intrecciò e lavorò le vastità d’azzurro. (traduzione di Barbara Lanati)

Pessoa che nel suo Il libro dell’inquietudine descrive il tramonto che cala sui rumori della città mettendoli finalmente a tacere e suggerendo un respiro profondo e muto:

Il tramonto si diffonde fra le nuvole isolate, separate in tutto il cielo. Riflessi di ogni colore, riflessi tranquilli, riempiono le varietà dell'aria in alto, fluttuano assenti nelle grandi pene dell'altitudine. Sui tetti alti, metà-colore, metà-ombre, gli ultimi lenti raggi del sole che scompare assumono forme di colore che non sono né le loro né delle cose su cui si posano. C'è una grande pace al di sopra del livello rumoroso della città che sta anch'essa tornando alla tranquillità. Tutto respira al di là del colore e del rumore, in un sospiro profondo e muto. (traduzione Maria José de Lancastre)

Tra gli altri autori che si sono interessati al tramonto, infine, troviamo D’Annunzio, Apollinaire che preferiva chiamarlo crepuscolo e Cesare Pavese che evoca il cielo al di sopra delle Langhe dove si ammassano “strati splendidi rossi, argentei, dorati”.
 

Foto | Depositphotos

 

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