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Opacarofilia: l’amore per i tramonti ha un nome

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Opacarofilia: l’amore per i tramonti ha un nome

Avete presente quella sensazione indefinibile che si prova davanti a un tramonto? Per qualcuno è gioia e ammirazione per il riconoscimento della potenza della natura, per altri smarrimento e malinconia, ad altri ancora suscita pace e serenità…

Certo è che se c’è il tramonto puoi star sicuro che nessuno si girerà dalla parte opposta, perché comunque è una scena che ispira quell’attrazione che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita.

Ebbene, oggi quel sentimento così noto pur se così personale ha un nome: opacarofilia. Termine che nasce dall'unione della radice latina “opacus” (oscurità, ombra) e quella greca “philia” (amore/passione). Anche se per essere corretti noi amiamo più il momento precedente al buio e, volendo essere più precisi, il momento che al buio, inevitabilmente, conduce.

La psicologia del tramonto

Strano ma vero, la psicologia questo amore per i tramonti l’ha approfondito con molti studi, che hanno tirato fuori diverse teorie per spiegare le motivazioni di quest’attrazione così forte dell’uomo verso il tramonto.

Questi studi hanno enucleato vari significati che l’atto stesso di ammirare un tramonto può incarnare; poi, ognuno, a seconda del momento storico o personale che sta vivendo, risulterà più sensibile a questo o a quel significato, costruendosi – consciamente o meno – la propria interpretazione dello stesso. Più facile a provarsi che a dirsi.

Innanzitutto un tramonto, ripresentandosi puntuale ogni giorno, è come una Fenice che risorge dalle proprie ceneri, perciò può voler dire la fine di un ciclo, ma al tempo stesso anche l’inizio di un ciclo nuovo, può infondere pace e benessere, indurre a lasciar andare le emozioni negative che ci hanno accompagnato per tutta la giornata e riconnetterci con la natura. Secondo questi esperti, inoltre, sarebbe l’evocazione del sentimento dello stupore, ciò che sta alla base del nostro emozionarci per un tramonto e qualora volessimo provare questa esperienza nel modo migliore, ci consigliano i tramonti di tardo autunno o primo inverno, quando l’aria è più tersa e cristallina e i colori risultano dunque più vividi.

In medicina  

A onor del vero esiste una categoria di persone che non amano il tramonto, al contrario, lo temono. Sono le persone affette da alcune forme di demenza come l’Alzheimer, alle quali si lega una condizione particolare che la medicina chiama proprio “sindrome del tramonto”. In pratica, per questi malati, i sintomi che normalmente presentano durante il giorno, si acutizzano al tramonto, momento della giornata in cui addirittura ne spuntano di nuovi. Queste persone, al calar del sole, sono spesso irrequiete, stanche, subiscono cambiamenti d’umore quando non addirittura hanno comportamenti violenti e confusione mentale che spesso proseguono anche nelle ore notturne. Nei casi più gravi l’aumento dei sintomi può avvenire anche con semplici cambiamenti di illuminazione degli ambienti familiari che risulterebbero, a quel punto, sconosciuti e disorientanti. Si calcola che circa il 66% delle persone con demenza senile soffrano anche della sindrome del tramonto.

Opacarofilia nella storia

L’interesse che arte e letteratura hanno sempre mostrato nei confronti del tramonto, ritraendolo e descrivendolo, si può dire fin dagli albori della civiltà, ne conferma il potere suggestivo, qualora ci fosse bisogno di conferme.

È a partire dal Romanticismo, però, che il tramonto diventa un soggetto stabile della rappresentazione artistica, capace di evocare introspezione negli artisti che lo utilizzavano nelle loro opere, come semplice momento della giornata o come metafora di significati quali la transizione dalla giovinezza alla vecchiaia, la fine di un’epoca o la morte delle illusioni, per citarne solo alcuni.

Facendo un salto in avanti di qualche centinaio di anni, l’evoluzione tecnologica ha traslato il tramonto da protagonista dell’arte a protagonista indiscusso della fotografia.

L’opacarofilia oggi, tra sunset culture e Instagram

Oggi, poi, con i social, possiamo dire che sia scoppiata una vera e propria epidemia di opacarofilia. Pur essendo difficilissimo, infatti, fotografare il tramonto perfetto perché il suo culmine dura pochissimi minuti e ci vuole molto allenamento oltre che molta conoscenza del mezzo, il tramonto risulta uno dei soggetti più fotografati. Tutti ci provano, ma soprattutto tutti sono soddisfatti di se stessi solo per il fatto di poter postare il risultato del proprio sforzo al di là della qualità dello stesso.

Ma questo è il mondo dei social, in cui anche un tramonto non è più giudicato semplicemente “bello”, “suggestivo”, “potente”, “evocativo”, ma è considerato il top solo quando è “instagrammabile”.     

 

Foto | Claude Lorrain, Public domain, da Wikimedia Commons

 

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