Breve storia del pesce d'aprile

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Breve storia del pesce d'aprile

Abstract

Alla scoperta di una delle più longeve, simpatiche e misteriose tradizioni italiane (e non solo)
Promozione valida fino al 26/02/2023
Prossima pubblicazione, disponibile dal 26-02-2023
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Perché si fanno i pesci d’aprile? L’autore di questo volumetto decide di andare al fondo della questione, ricostruendo con cura fonti scritte, filastrocche dialettali e testimonianze storico-mitologiche non soltanto italiane, bensì internazionali: sembra proprio che l’origine dello scherzo si perda nella notte dei tempi, benché i suoi effetti siano trasversali (almeno in Europa) negli ultimi due o tre secoli.

A corredare il godibile trattato di Giuseppe Pitrè (pioniere dell'etnologia nazionale, 1841-1916) ci sono due altrettanto autorevoli contributi.

L’ampia introduzione di Carlo Lapucci contestualizza l’argomento, con leggerezza, sul piano antropologico. Questa consuetudine del pesce d’aprile sembra andare a braccetto con la mutevolezza della stagione, il cambio d’abito e di generazione: quella nuova, nella tradizione popolare, vien messa alla prova nella speranza che diventi presto abbastanza furba da cavarsela nella vita (come fa l’artigiano che per scegliere il nuovo apprendista affida ai ragazzi un compito palesemente sciocco, stando a vedere chi se ne accorgerà per primo).

A chiudere il libro una spassosa appendice di Roberta Barbi, che ha raccolto le burle più famose e riuscite di cui si abbia memoria, dal XIII secolo a oggi.

Ciò che il lettore ricava di certo è quale sia la più comune sostanza di questo scherzo: mandar qualcuno a cercare qualcosa che non c’è, o che è troppo assurdo per essere davvero trovato. Così è forse indagare il senso di un costume nato proprio per canzonare: eppure, forse sarà la volta buona!

Il testo è arricchito da illustrazioni a colori di Antonio Rubino, Dino AloiGianni Audisio, Lido Contemori, Gianni Chiostri, Milko Dalla Battista e Carlo Squillante.

 

Biografia dell'autore

Giuseppe Pitrè

Giuseppe Pitrè

Giuseppe Pitrè (Palermo, 1841-1916), medico e studioso di tradizioni popolari, si dedicò con intelligenza versatile a studi storici, filologici e letterari, ma ben presto orientò sforzi e interessi in senso sempre più preciso verso lo studio del folclore. Presidente della Società siciliana di storia patria e della Reale accademia di scienze e lettere di Palermo, segretario della Reale Accademia di scienze mediche, dal 1910 alla morte tenne la cattedra di demopsicologia (come egli stesso chiamava la sua scienza) all'università di Palermo. Nel 1914 fu nominato senatore del Regno.

Pitrè è considerato il fondatore, sia in senso cronologico che sistematico, della scienza folcloristica italiana. Nella sua opera più importante, la monumentale Biblioteca delle tradizioni popolare siciliane (25 volumi, 1871-1913), raccoglie, divise in sezioni, tutte le espressioni dell'anima popolare siciliana; alle descrizioni accompagnò talora saggi introduttivi, molto importanti dal punto di vista metodologico.

Nel 1880, in collaborazione con Salomone Marino, fondò la rivista Archivio delle tradizioni popolari, di cui uscirono trentatré volumi (1880-1906); nel 1894 pubblicò il primo volume della ricchissima Bibliografia delle tradizioni popolari in Italia (il secondo volume rimase inedito). A lui risale infine la fondazione, a Palermo, del Museo etnografico siciliano.

Pagina su Wikipedia

 

Foto | Elaborazione grafica di Eugenia Paffile a partire da una foto di Giuseppe Pitrè

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