Un animale considerato tra i più umili e fastidiosi si rivela, sulle pagine della grande letteratura, portatore di una simbologia sorprendentemente ricca. La mosca compare nell'Antico Testamento come messaggero degli inferi, vola tra i dialoghi dei filosofi greci, attraversa i bestiari medievali, le terzine di Dante, le tele dei pittori rinascimentali — fino a diventare, nel Novecento, un veicolo di significati sempre più denso in tutte le arti.
A raccogliere questa straordinaria tradizione fu nel 1950 Giuseppe De Lorenzo — geologo, orientalista, senatore del Regno e intellettuale di rara ampiezza — con il suo Le mosche in descrizioni antiche e moderne, pubblicato nei “Rendiconti dell'Accademia delle Scienze di Napoli”.
Questa nuova edizione, curata da Maurizio Tarantino, restituisce il testo originale arricchito da un'introduzione inedita che ricostruisce l'affascinante storia editoriale dell'opera e include le lettere originali tra Benedetto Croce e l'editore Laterza. La raccolta si completa con una moscografia — una bibliografia ragionata sull'argomento — e con un'antologia di testi fondamentali: il frammento di Simonide di Ceo, l'Elogio della mosca di Luciano di Samosata (entrambi in nuova traduzione dal greco di Aldo Setaioli), il Bestiario moralizzato, Emanuele Tesauro, Vittorio Alfieri e Trilussa.
Un libro per chi ama la letteratura come esplorazione: curiosa, erudita, sorprendente.