C'è chi insegue la gloria letteraria con discrezione, e chi la insegue vestito interamente di nero, nascondendo le proprie stampe di pregio tra i libri dei rivenditori parigini. Xavier Forneret appartiene senza dubbio alla seconda categoria: figura eccentrica e irrisolta, sospesa tra genialità e ridicolo, capace di inventare strategie di autopromozione che oggi chiameremmo virali, secoli prima che il termine avesse senso.
Alessandro Trasciatti ricostruisce in questo volume la parabola di un uomo contraddittorio, permaloso, sospettoso — e proprio per questo indimenticabile — morto nell'oblio più totale, con una tomba perduta e resti trasferiti in una fossa comune. Fu solo negli anni Venti del Novecento che i surrealisti riscoprirono i suoi scritti, restituendo dignità a una scrittura involuta ed enigmatica, capace di tradurre in parole una frenesia grottesca e una sensibilità decadente.
Classificato ai margini del Romanticismo pur senza appartenervi davvero — i suoi vigneti di Borgogna erano ben lontani dalla bohème parigina — Forneret emerge da queste pagine come un pioniere della scrittura onirica e visionaria, nascosto sotto gli orpelli del personaggio che lui stesso costruì: L'Uomo Nero.