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Cielo a pecorelle

I segni del tempo nella meteorologia popolare

L’unica enciclopedia completa dei detti meteorologici italiani: dalla Grecia classica ai satelliti, un prontuario indispensabile per capire come sapienza contadina e scienza si intrecciano ancora oggi.
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Cielo a pecorelle

Descrizione

Cielo a pecorelle di Carlo Lapucci è un'enciclopedia della meteorologia popolare che esplora il rapporto millenario tra l'umanità e i fenomeni atmosferici.

In un'epoca in cui abbiamo perso il contatto diretto con la natura, guardare il cielo rimane uno degli ultimi gesti ancestrali che ci legano all'ordine naturale. Questo libro raccoglie e analizza detti, proverbi e credenze sul tempo tramandati per generazioni, alcuni addirittura da secoli.

Attraverso una ricerca filologica rigorosa ma una scrittura accessibile, Lapucci costruisce un vero prontuario alfabetico che spazia dalla Grecia classica ai giorni nostri, mostrando come sapienza contadina, scienza e religione si siano intrecciate nell'interpretazione dei fenomeni climatici.

Il libro rappresenta uno strumento prezioso per curiosi, studiosi e giornalisti, ideale per comprendere le radici culturali delle nostre abitudini meteo quotidiane. Un'opera che documenta il passaggio epocale dall'imprevedibilità totale dei fenomeni atmosferici all'era dei satelliti, senza però che l'uomo abbia mai smesso di cercare segni nel cielo.

Carlo Lapucci, studioso fiorentino di letteratura e tradizioni popolari, firma un'opera fondamentale per chiunque voglia comprendere la memoria culturale legata al clima.
 

Carlo Lapucci

Carlo Lapucci vive a Firenze dove si occupa di letteratura, linguistica e tradizioni popolari. Ha lavorato e collaborato con case editrici, partecipando come esperto alla trasmissione di Rai 2: La luna nel pozzo e come autore delle serie I verdi giardini della memoria e Cose dell'altro mondo.

Nel campo letterario ha esordito nel 1960 con una selezione di poesie presentate da Nicola Lisi su L'Approdo letterario cui ha fatto seguito, sulla stessa rivista, nel 1962, un'altra silloge presentata da Mario Luzi. Le successive raccolte sono confluite in Come la spiga accanto alla spiga (Lorenzo de’ Medici Press 2021). A queste si unisce l’opera Magia e poesia (Graphe.it 2022).

All’interno della sua vasta produzione narrativa ricordiamo La pianura e altri racconti (Le Samare1974), per il quale ebbe il Premio il Ceppo nuovo autore. Nella narrativa fantastica sono usciti, per i tipi di Francesco Rossi editore, Viaggio nell'Antimateria (2006) e Silicon Valley (2008) ridotta per teatro e rappresentata dalla compagnia stabile I ritrovati di S. Gimignano. Con lo stesso editore ha pubblicato, nel 2004, Teatro a buon mercato che raccoglie le sue opere teatrali. Inoltre le parodie, per le quali ha avuto Il premio Giusti per la satira 2002 sono in Pare quasi (Querce 2025).

Tra le numerose opere che ha dedicato alla linguistica e alle tradizioni popolari si segnalano: Dizionario dei modi di dire della lingua italiana (Garzanti 1993); Dizionario dei proverbi italiani (Le Monnier 2006, poi Mondadori 2007) che raccoglie 25.000 proverbi, prima opera di studio generale dei proverbi italiani. Particolare importanza ha la raccolta Fiabe toscane (Mondadori 1984), alla quale si sono aggiunti altri quattro volumi (editi da Polistampa). Numerose ricerche hanno riguardato settori specifici delle tradizioni: I proverbi dei mesi (con Anna Maria Antoni, Cappelli 1972), Indovinelli italiani (Valmartina 1977, poi Vallardi 1986), La Bibbia dei poveri (Mondadori 1985) e L’arca di Noè (Graphe.it 2022). 

Tra i lavori più recenti si segnalano: Diario d’un istante (Le Samare 2019), La Biblioteca di Tarmakòden (Helicon 2019), La sapienza dell’ignoranza (Ibiskos 2020), Phaenomena et noumena (Le Samare 2021), Storia di Semetipsum (Helicon 2021), Stretta la foglia e larga la via (Polistampa 2024), Uniamoci, amiamoci (Graphe.it 2024).

La rivista Giornale di bordo, di storia, letteratura e arte ha dedicato alla sua opera l'intero numero del marzo 2003. Ha ricevuto i premi Fiorino d'Oro alla carriera (2018) e il Premio Casentino per la letteratura (2020).
 

Pagina su Wkipedia.

Quarta di copertina

«Le condizioni atmosferiche pare che siano rimaste uno degli ultimi fili culturali di collegamento diretto dell’uomo civilizzato, cittadino, industrializzato, con l’ordine naturale», dice l’autore. In effetti, la maggior parte delle persone che ci circondano non coltiva il proprio cibo, non stagiona un albero per farne un tavolo, non si sposta a piedi su grandi distanze. Preparare una marmellata non è un metodo per conservare i doni della stagione appena prima che si abbatta la grandine, ma un passatempo i cui ingredienti (contenitori compresi) si trovano al supermercato.

Eppure non abbiamo mai abbandonato l’abitudine di guardare il cielo, trarre segni, parlarne col vicino di sedile sul tram. Né abbiamo mai dismesso la maggior parte dei detti e delle credenze sul tempo atmosferico, immutate da generazioni e in certi casi addirittura da secoli.

Lapucci percorre con estrema serietà filologica e storiografica, ma con una scrittura gradevole e leggera, tutte queste tracce del rapporto dell’umanità con il clima, costruendo una vera enciclopedia (in ordine alfabetico) della meteorologia popolare dalla Grecia classica ai giorni nostri.

Scopriamo come la sapienza contadina, la scienza e la religione si siano incrociate sull’argomento fino a oggi, attraversando un valico fondamentale: l’avvento dei satelliti, prima dei quali i fenomeni del cielo erano davvero imprevedibili.
 

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