Ogni paese, ogni città, ha avuto il suo strano: il girovago, il visionario, il contestatore silenzioso che la comunità ha amato, deriso e, spesso, rimpianto. Carlo Lapucci raccoglie in questo volume le storie di questi pensatori oscuri, spiriti liberi che hanno scelto di abbandonare la scena sociale per osservarla da distante, seduti in riva a un fiume, con più saggezza di quanta ne venga loro riconosciuta.
Attraverso un lavoro paziente di raccolta orale e documentaria, l'autore restituisce i contorni di figure che appartengono alla tradizione popolare italiana tanto quanto le leggende e i proverbi: personaggi che hanno lasciato un aneddoto, una frase, un gesto capace di attraversare generazioni.
Non un catalogo di curiosità, ma un atto di memoria verso chi oggi rischia di scomparire, spazzato via da case di riposo e assistenza sociale. Un libro che restituisce dignità e voce a chi ha vissuto ai margini per scelta o per destino, filosofo senza saperlo.
Carlo Lapucci vive a Firenze dove si occupa di letteratura, linguistica e tradizioni popolari. Ha lavorato e collaborato con case editrici, partecipando come esperto alla trasmissione di Rai 2: La luna nel pozzo e come autore delle serie I verdi giardini della memoria e Cose dell'altro mondo.
Nel campo letterario ha esordito nel 1960 con una selezione di poesie presentate da Nicola Lisi su L'Approdo letterario cui ha fatto seguito, sulla stessa rivista, nel 1962, un'altra silloge presentata da Mario Luzi. Le successive raccolte sono confluite in Come la spiga accanto alla spiga (Lorenzo de’ Medici Press 2021). A queste si unisce l’opera Magia e poesia (Graphe.it 2022).
All’interno della sua vasta produzione narrativa ricordiamo La pianura e altri racconti (Le Samare1974), per il quale ebbe il Premio il Ceppo nuovo autore. Nella narrativa fantastica sono usciti, per i tipi di Francesco Rossi editore, Viaggio nell'Antimateria (2006) e Silicon Valley (2008) ridotta per teatro e rappresentata dalla compagnia stabile I ritrovati di S. Gimignano. Con lo stesso editore ha pubblicato, nel 2004, Teatro a buon mercato che raccoglie le sue opere teatrali. Inoltre le parodie, per le quali ha avuto Il premio Giusti per la satira 2002 sono in Pare quasi (Querce 2025).
Tra le numerose opere che ha dedicato alla linguistica e alle tradizioni popolari si segnalano: Dizionario dei modi di dire della lingua italiana (Garzanti 1993); Dizionario dei proverbi italiani (Le Monnier 2006, poi Mondadori 2007) che raccoglie 25.000 proverbi, prima opera di studio generale dei proverbi italiani. Particolare importanza ha la raccolta Fiabe toscane (Mondadori 1984), alla quale si sono aggiunti altri quattro volumi (editi da Polistampa). Numerose ricerche hanno riguardato settori specifici delle tradizioni: I proverbi dei mesi (con Anna Maria Antoni, Cappelli 1972), Indovinelli italiani (Valmartina 1977, poi Vallardi 1986), La Bibbia dei poveri (Mondadori 1985) e L’arca di Noè (Graphe.it 2022).
Tra i lavori più recenti si segnalano: Diario d’un istante (Le Samare 2019), La Biblioteca di Tarmakòden (Helicon 2019), La sapienza dell’ignoranza (Ibiskos 2020), Phaenomena et noumena (Le Samare 2021), Storia di Semetipsum (Helicon 2021), Stretta la foglia e larga la via (Polistampa 2024), Uniamoci, amiamoci (Graphe.it 2024).
La rivista Giornale di bordo, di storia, letteratura e arte ha dedicato alla sua opera l'intero numero del marzo 2003. Ha ricevuto i premi Fiorino d'Oro alla carriera (2018) e il Premio Casentino per la letteratura (2020).
Barboni, girovaghi, contestatori, strani, geni incompresi, delusi, scettici, sognatori, idealisti: una folla silenziosa che, nel tempo, ha lasciato la scena della vita sociale per collocarsi ai margini dell’organizzazione del mondo. Alcuni hanno continuato a parteciparvi in modo stravagante, altri l’hanno ignorata del tutto, seguendo la via dei filosofi antichi, a cominciare da Diogene.
Non di rado, queste figure hanno avuto un ruolo rilevante nelle comunità in cui si muovevano. Si può dire che ogni città abbia avuto il suo strano, che la gente ha amato, rispettato e, talvolta, rimpianto.
Nello studio delle tradizioni popolari, l’autore si è spesso imbattuto in queste presenze marginali, legate a un paese, una città, una borgata. Non c’è repertorio di vita tradizionale che non riporti almeno un cenno a uno di questi personaggi eccentrici, legandolo a fatti, detti o avvenimenti entrati nella leggenda di un luogo.
Questi spiriti liberi sono quasi sempre, a modo loro, pensatori: almanaccano, si fissano su un’idea, cercano ispirazione nelle cantine e nelle mescite, dove scambiano le loro teorie con i dotti del posto. Sono amati e anche derisi dalla gente, che un tempo — forse anche troppo — si divertiva alle loro spalle, ma in fondo li considerava parte della comunità a pieno titolo.
Le figure di questo genere sono infinite, perché l’umanità non ha confini. Con lavoro paziente, l’autore ha selezionato quelle più rappresentative, attraverso testimonianze precise e puntuali che ne restituiscono, per quanto possibile, i contorni. Spesso, intorno a uno solo di questi personaggi, si scopre un’intera saga di imprese e aneddoti, come accade con gli eroi mitici: la stessa frase, lo stesso gesto, attribuiti a più protagonisti.
Pensatori oscuri che non ambiscono a trasmettere il proprio sistema di pensiero agli altri: hanno già staccato la spina. Quasi sempre sono tranquilli, seduti in riva al fiume a guardare la vita che scorre, consapevoli che ognuno ha le sue buone ragioni per vivere come vive. Parlano, comunicano, se qualcuno li vuole ascoltare. E poi basta. Sono miti, anche nel pensiero.
Oggi stanno scomparendo, messi in fuga da micidiali diserbanti: case di riposo e di rieducazione, filantropi e assistenti sociali.
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