Sommergibili elettrici, viaggi verso la Luna, satelliti artificiali: le previsioni di Jules Verne sono diventate un luogo comune della storia della fantascienza. Ma quanto c’è di vero nelle liste che circolano in rete? E che cosa dicono, davvero, i romanzi?
Tornare ai testi permette di separare le anticipazioni documentabili dalle coincidenze e dalle leggende. Ne esce un autore meno profeta e più interessante: uno scrittore che prendeva le conoscenze scientifiche del suo tempo e le spingeva un passo più in là.
Jules Verne non indovinava a caso. Con l’editore Pierre-Jules Hetzel diede forma ai Viaggi straordinari, un ciclo di romanzi in cui avventura e divulgazione scientifica procedono insieme. Le sue “previsioni” nascono da questo metodo: sono estrapolazioni di tecnologie e teorie già in circolazione, portate alle conseguenze più ardite.
Per questo molte sue invenzioni sembrano profetiche a posteriori. Verne leggeva, si documentava e immaginava che cosa sarebbe accaduto se una scoperta fosse stata sviluppata fino in fondo.
Ventimila leghe sotto i mari fu pubblicato tra il 1869 e il 1870. L’idea del sommergibile non era nuova. La novità fu attribuire al Nautilus l’elettricità, una forma di energia che allora non muoveva alcun battello sommerso. Nel 1888 la Marina spagnola varò il sommergibile di Isaac Peral, tra i primi a funzionare con motori elettrici alimentati da batterie.
Nel romanzo compaiono anche fucili che colpiscono con una scarica elettrica: un’invenzione di fantasia, che oggi ricorda gli storditori elettrici. È solo uno dei modi in cui, nell’universo di quello che è stato definito lo scrittore dei quattro elementi, la scienza diventa racconto.
Dalla Terra alla Luna (1865) e Intorno alla Luna (1870) sono il caso più citato, e anche quello in cui circolano più errori. Controllando il testo, ecco che cosa resta in piedi:
Il cannone di Verne è lungo 900 piedi, circa 274 metri. Portare un proiettile a oltre 10 chilometri al secondo su una distanza simile richiederebbe un’accelerazione dell’ordine di decine di migliaia di volte la gravità: nessun equipaggio sopravvivrebbe. Verne cerca di attenuare l’urto con un sistema di ammortizzazione, ma i calcoli moderni dicono che non basterebbe. Anche questo fa parte della sua lezione: l’immaginazione scientifica procede per approssimazioni.
Alcune anticipazioni vanno cercate altrove. Il primo satellite artificiale compare ne I cinquecento milioni della Bégum (1879): lo scienziato Schultze spara un proiettile con il suo supercannone, sbaglia i calcoli e lo manda per errore in orbita attorno alla Terra. Il romanzo, rielaborato da Verne a partire da una bozza di Paschal Grousset, mette a confronto anche due città opposte: una pensata per la salute degli abitanti, l’altra costruita per fabbricare armi.
In Robur il conquistatore (1886) l’Albatros è una macchina volante più pesante dell’aria, sostenuta da numerose eliche: l’idea che ha fatto parlare di anticipazione dell’elicottero.
Il caso più sorprendente è Parigi nel XX secolo. Scritto nel 1860 e rifiutato da Hetzel nel 1863, perché giudicato troppo cupo e poco credibile, fu ritrovato dal pronipote Jean Verne nel 1989 e pubblicato solo nel 1994. Descrive una metropoli di profitto e tecnica, con veicoli a gas, treni sopraelevati, una macchina simile al fax e persino l’elettrocuzione dei condannati. Il protagonista è un giovane che ama la letteratura in un mondo che non sa più che farsene.
Molte liste online attribuiscono a Verne anche carri armati, lanciafiamme, missili teleguidati o cinema sonoro. Quando i rimandi ai romanzi sono precisi, spesso non reggono. La casa a vapore (1880) racconta di un elefante meccanico a vapore che traina due carrozze attraverso l’India, non di un carro armato. Davanti alla bandiera (1896) ruota attorno a un esplosivo di potenza inaudita, non a un lanciafiamme. Un buon criterio è diffidare di ogni “previsione” che non indichi il romanzo e il capitolo.
Ricordiamo le sue riuscite e dimentichiamo le altre: la Luna raggiunta con un cannone, per esempio, non è mai stata un’opzione reale. Il suo valore sta altrove, nel modo in cui trasformava la scienza in racconto. Per decenni è stato liquidato come autore per ragazzi, un’etichetta che nasconde uno scrittore più complesso di quanto immaginiamo. Di sicuro non è un autore solo di macchine.
Chi cerca in Verne soltanto il profeta rischia di perdere una parte della sua narrativa: quella in cui al centro non ci sono macchine, ma persone e piccole comunità. È il caso de Il signor Re diesis e la signorina Mi bemolle, racconto lungo ambientato in un villaggio svizzero sotto la neve. Alla vigilia di Natale un gruppo di piccoli cantori si ritrova senza organo, e compare un personaggio eccentrico convinto di poter risolvere il problema.
Il libro esce nella collana Logia (narrativa)] di Graphe.it, nella traduzione di Davide Grendene e Giorgio Podestà, condotta per la prima volta in Italia sul manoscritto originale. Il racconto aveva avuto diverse edizioni, ma nessuna fedele alla prima stesura.
La questione del testo riguarda del resto gran parte di Verne: la Bégum parte da una bozza altrui e Parigi nel XX secolo ha atteso più di un secolo. Leggere Verne, anche quando si parla di futuro, significa chiedersi sempre quale testo si ha davanti.
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