È vero che, come disse Ray Bradbury, senza di lui non avremmo mai neppure concepito di andare sulla Luna, ma è vero anche che ridurre Jules Verne a un semplice scrittore d’avventura per ragazzi è ingeneroso nei confronti di questo gigante della letteratura che attraversato la Francia del 1800.
Il debutto nell’editoria per Verne avviene piuttosto tardi per l’epoca, intorno ai 35 anni, perché il padre, illustre avvocato, avrebbe voluto quella stessa carriera per il figlio che seppur all’inizio tentò di assecondarlo, poi non poté più reprimere la sua vocazione che lo portò, nell’arco di una vita, a produrre 62 romanzi e 17 racconti.
Tra questi non sempre si annovera Parigi nel XX secolo, romanzo scritto nel 1863 ma mai pubblicato perché considerato dal suo editore di fiducia troppo pessimista. È solo nel 1994 che il manoscritto viene ritrovato da un erede in una cassaforte la cui chiave era andata perduta e dato alle stampe da una riluttante casa editrice Hachette che invece in pochi giorni venderà ben ventimila copie.
Solitamente di Verne vengono messi in evidenza solo gli elementi fantastici, essendo universalmente riconosciuto come il padre della narrativa di genere fantascientifico, ma in realtà le sue opere sono intrise anche di sentimenti bui.
Spiccata, per esempio, è la sfiducia nella degenerazione dell’uso della tecnologia che si respira nelle sue pagine, dove l’abuso di questa porta spesso inevitabilmente alla tirannia quando non alla distruzione della civiltà.
Egualmente nei suoi scritti si evidenzia una forte critica sociale della sua contemporaneità, della società industriale come delle ambizioni coloniali e vi si configura spesso una visione opprimente del futuro privato dell’umanità che di fatto anticipa le tematiche dei più famosi romanzi distopici del Novecento.
Analogamente, il conflitto si ritrova anche in molti dei suoi personaggi più amati, a partire dell’emblematico Capitano Nemo di Ventimila leghe sotto i mari: egli incarna il tormento e la divisione tra la coscienza scientifica che ricerca e promuove, un profondo odio verso ogni forma di oppressione, fisica e intellettuale, e un grande desiderio di libertà che riflettono spesso una visione non proprio rosea del mondo e della direzione in cui questo viaggia.
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