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Biblioclastia: la distruzione dei libri nella storia

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Biblioclastia: la distruzione dei libri nella storia

Secondo la definizione del vocabolario, con il termine “biblioclastia” si intende una tendenza morbosa a distruggere libri e biblioteche intere, di cui può essere affetto un singolo individuo, come anche un gruppo o addirittura una collettività. Gettando un occhio alla storia passata, il grande studioso Umberto Eco ha distinto la biblioclastia in tre diverse categorie che di seguito approfondiremo: la biblioclastia fondamentalista, quella per interesse e, infine, quella per incuria.

La biblioclastia fondamentalista

È la più immediata a venire in mente tra le forme di biblioclastia, in quanto fondata su fanatismo ideologico o religioso, motivato dalla necessità di cancellare idee ritenute a seconda dei casi eretiche, pericolose o comunque poco convenienti.

Nella storia ne esistono tantissimi esempi: il più antico è forse quello dell’imperatore Qin Shi Huang, primo della sua dinastia (cui si deve probabilmente il nome Cina) e quello, per intenderci, che ha costruito la Muraglia cinese e l’esercito di terracotta che riposa con lui nel suo mausoleo. Questi, nel 213 a.C., fece bruciare tutti i libri che raccontavano fatti storici che lo precedevano, come a dire: prima di me nulla è esistito. Questo tentativo di cancellazione della memoria non resterà un unicuum in Cina – pensiamo alla rivoluzione culturale di Mao – ma neanche altrove.

Non è accertato storicamente, ma nel 642 d.C., ai tempi della grande conquista araba, questa popolazione diede fuoco alla Biblioteca d’Alessandria, la più grande dell’antichità dove si dice fosse conservato un esemplare di ogni libro esistente.

Senza scomodare il fuoco, la Chiesa nel 1559 pubblicò un Indice dei libri proibiti che verrà abolito definitivamente solo nel 1966 dopo il Concilio; nel 1933 i nazisti tornarono al fuoco purificatore accendendo diversi roghi di piazza, il più grande a Berlino in cui bruciarono 25mila libri.

Infine, ma probabilmente non per ultimo, l’incendio che per tre giorni, dal 25 al 28 agosto 1992, divampò nella Biblioteca nazionale universitaria della Bosnia-Erzegovina, la Vijećnica. Nel 2005 stessa sorte stava per toccare ai libri di Pamuk, scrittore turco incriminato per le proprie parole sul genocidio armeno, ma le accuse furono poi ritirate e i suoi libri salvati l’anno seguente. 

La biblioclastia motivata dall’interesse economico

Questa forma di biblioclastia non utilizza tanto il fuoco, ma semplicemente lo smembramento di libri anche artistici in vendita o all’asta, con il solo obiettivo di massimizzare i guadagni vendendo separatamente per esempio singole pagine o mappe miniate. Esemplare in questo caso la vicenda di una medievalista di Stanford che comprò pochi anni fa un manoscritto di preghiere cristiane a uso privato datato 1460, risultato poi vuoto. La studiosa fece delle indagini e scoprì che le pagine non erano andate distrutte nei secoli, ma erano state opportunamente tagliate via negli ultimi tre anni e si trovavano tranquillamente all’asta su siti specializzati e non solo. 

La biblioclastia per incuria

E arriviamo così alla peggiore delle forme di biblioclastia: quella per incuria, causata, cioè, dall’abbandono o dal degrado in cui versano molte biblioteche.

Scriveva il poeta Paul Valéry che il libro “ha tre nemici: il fuoco, i parassiti e l’uomo”. Qui si parla del terzo nemico che spesso non ha la forza né la voglia di conservare per tramandare un patrimonio culturale. Oggi questa si concretizza anche nella carenza di magazzini (oltre che nel graduale abbandono della buona pratica della lettura, aggiungerei io) che si tramuta in un sostanziale invio al macero delle copie invendute dei libri considerati di poca importanza o con scarso appeal, pur se costituenti copie uniche: il privilegio della digitalizzazione, infatti, a quanto pare è riservato solo ai classici e ai best-seller. 

La biblioclastia oggi   

Non crediate che gli esempi di roghi di libri, o meglio, di censure, sia una questione che appartiene solo al passato, nella storia. Tutt’altro.

Secondo i dati, per esempio negli Stati Uniti si moltiplicano i casi di libri segnalati o additati perché considerati non opportuni, sbandierando in difesa delle proprie idee, temi quali la tutela dei minori, per dire il primo che mi viene in mente. Ecco fatto che il rogo viene sostituito dalla mancata circolazione, che comunque non cambia il risultato di mantenere o far sprofondare un’opera nell’oblio. Emblematico quanto avvenuto nella Cina contemporanea con Winnie the Pooh, considerato una figura politica scomoda.

Infine, la pressione al giorno d’oggi si concentra su scuole e biblioteche, la battaglia si combatte spesso e volentieri sui social e s’intreccia con le esigenze di marketing e pubblicità. Era doveroso dirlo.  


Per approfondire, nel nostro catalogo

  • Breve storia umoristica del libro di Enrique Gallud Jardiel (traduzione di Fabiana Errico): una storia del libro raccontata attraverso l'umorismo.
  • Breve storia della bibliofilia femminile (XIV-XXI secolo) di Massimo Gatta: dalla distruzione alla conservazione: la storia di chi ha fatto dei libri un oggetto di ricerca, passione e collezionismo.

 

Foto | DepositPhotos

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