Il tuo browser non supporta JavaScript!
Vai al contenuto della pagina

Giorgio Manganelli e Alda Merini: due poeti a confronto

Giorgio Manganelli e Alda Merini: due poeti a confronto Giorgio Manganelli e Alda Merini: due poeti a confronto
Giorgio Manganelli e Alda Merini: due poeti a confronto

Giorgio Manganelli e Alda Merini, ma anche Alda Merini e Giorgio Manganelli; perfino, potremmo dire, Alda Merini nonostante Giorgio Manganelli e pure Giorgio Manganelli grazie ad Alda Merini.
Tormentata, per usare un eufemismo, la storia d’amore mai veramente concretizzatasi tra i due poeti che si conobbero quando ancora nessuno dei due lo era, o forse sì, ma solo nella propria anima. Sedici anni lei, 27 lui già sposato e con una figlia. Per di più siamo nel 1947: che futuro potrebbe esserci? E infatti nessuno, ma forse per noi, per i lettori, è stato meglio così, perché magari, altrimenti non ci sarebbero stati né Alda Merini né Giorgio Manganelli…

“L’amore è un eccellente carburante per alimentare il malessere che può condurre alla letteratura… è importante, estremamente importante che l’amore vada male”, scrive lui; mentre lei, consapevole anch’essa della rovina di quel sentimento, lo definisce “mio oscuro disegno, mio invincibile amore".

 

Orfeo e altre rime

Si intitola La presenza di Orfeo la prima raccolta di poesie di Alda Merini, pubblicata nel 1953 – quando la passione con Manganelli è già bruciata – dall’editore Schwarz nella collana “Campionario” diretta da Giacinto Spagnoletti, il fatidico amico comune che aveva fatto incontrare i due futuri amanti clandestini. Ed è proprio a Manganelli che questa raccolta è dedicata: nella metafora, infatti, la poetessa si identifica con Euridice, mentre lo scrittore è rappresentato ovviamente dall’amato Orfeo:

“Non ti preparerò col mio mostrarmiti ad una confidenza limitata, ma perché nel toccarmi la tua mano non abbia una memoria di presagi, giacerò all’informe fusa io stessa, sciolta dentro il buio, per quanto possa, elaborata e viva, ridivenire caos… Orfeo novello, amico dell’assenza, modulerai di nuovo dalla cetra la figura nascente di me stessa…”.

In quello stesso anno la Merini inizierà a soffrire di quel disturbo bipolare che non la abbandonerà più e con esso arriverà il primo ricovero:

“Pensiero, io non ho più parole. Ma cosa sei tu in sostanza? Qualcosa che lacrima a volte, e a volte dà luce. Pensiero, dove hai le radici? Nella mia anima folle o nel mio grembo distrutto? Sei cosi ardito vorace, consumi ogni distanza; dimmi che io mi ritorca come ha già fatto Orfeo guardando la sua Euridice, e cosi possa perderti nell’antro della follia”.

 

Il “demone ispiratore”

Alda Merini, parlando molti anni dopo di quegli anni e dell’amore con Manganelli, affermerà di essere stata lei a tirar fuori da lui la poesia che aveva dentro, di aver avuto in qualche modo la funzione d’ispirazione, ma non come una musa, più come un demone:

”Oh, lui parlava fitto e innamorato come una rondine stellata, pieno di germi d’addio. Era un linguaggio provenzale con una cadenza andalusa e con le mani sfiorava i miei libri, invece del volto, e diceva: ‘Che strano frumento ti cresce nei capelli’. Allora con la falce del viso, tentava di mietermi il sorriso finché finimmo nel gergo della passione”.

Manganelli, quindi, nel tentativo di sfuggire alle spire di quel desiderio malato, si trasferisce a Roma, inizia a lavorare come giornalista, come sceneggiatore e, insomma… diventa Manganelli, il Manga che noi tutti conosciamo e che malgrado la distanza da Milano non sfugge a quel desiderio malato:

“Ti paragonerò dunque amore mio, mio amore ad un giorno estivo, o trepida rosa (una rondine sarebbe forse più acconcia, o una farfalla?) – scrive – O non piuttosto, amore mio, mio amore ti farò simile al tetano che inchioda le mascelle, alla lebbra paziente che accima la carne indifesa o all’ulcera, fiore perplesso, o al tumore, autonomo individuo, che cresce nel corpo per verginale gravidanza?”.

Tornerà sul tema, infine, nel romanzo La notte, in cui parlerà di questo amore travolgente in terza persona, per sottolineare la distanza da questo che intanto aveva preso, una distanza fisica, ma anche mentale. Ammesso che si riesca mai a staccarsi del tutto dall’amore, quello vero, anche se distruttivo.

 

Foto | Giorgio Manganelli e Alda Merini in un'incisione di Giuliano Grittini – per gentile concessione di Lietta Manganelli


 

 

L'autore: Roberta Barbi
Roberta Barbi Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

Guarda tutti gli articoli scritti da Roberta Barbi

Notte tenebricosa

di Giorgio Manganelli

editore: Graphe.it

pagine: 162

Una lunga riflessione sulla notte e un viaggio alla scoperta di Giorgio Manganelli: «Il dittico raccolto in questo volume è molto più di un invito alla lettura: un ritrovamento e una testimonianza, certo, ma forse anche un pegno che viene restituito». (Alessandro Zaccuri)

Un uomo pieno di morte

di Giorgio Manganelli

editore: Graphe.it

pagine: 64

La poesia come musa iniziatica e come rifugio dalla morte.

Sommamente invitante è la tastiera

di Giorgio Manganelli

editore: Graphe.it

pagine: 98

La breve, difficile, raffinata, elitaria arte della quarta di copertina secondo un indiscusso maestro del genere: Giorgio Manganelli.

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con un asterisco*

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.