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Feuilleton: il romanzo d’appendice e la sua eredità nelle serie TV

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Feuilleton: il romanzo d’appendice e la sua eredità nelle serie TV

La traduzione letterale del termine francese feuilleton è “fogliettone” e indica la posizione che occupava, in basso, nella pagina di giornale su cui era pubblicato, ben separato dalle notizie. Sebbene nacque in Francia, si diffuse anche in Italia questo tipo di composizione, con il nome di romanzo d’appendice. La caratteristica principale era la serialità: per questo molti individuano proprio in esso l’antenato delle moderne serie tv, pur con i dovuti distinguo che riguardano anzitutto il tipo di medium che funge da veicolo e che nel caso di allora non consentiva come oggi di “bruciare” le tappe e fruire di tutte le puntate insieme (il cosiddetto bindge-watching). Per il resto, invece, feuilleton e serie tv si somigliano: attraverso la serialità creano attesa e aspettative nel pubblico, promuovendo la fidelizzazione di quest’ultimo, l’utilizzo di frequenti colpi di scena che servono a rivitalizzare la trama quando questa rallenta, e la tecnica del “cliffhanger”, cioè chiudere l’episodio nel momento clou, quando la tensione è al massimo.

Il capostipite nella stampa francese

Il feuilleton nacque in Francia all'inizio dell'Ottocento, quando Louis-François Bertin, direttore del Journal des Débats, iniziò a riservare alla parte bassa della pagina uno spazio dedicato alla letteratura e agli spettacoli. Quella sezione, inizialmente destinata ad articoli di varietà e recensioni, sarebbe diventata progressivamente il luogo privilegiato per la pubblicazione a puntate di romanzi e racconti, dando origine alla fortuna del feuilleton come forma di narrativa seriale. Tra gli autori che contribuirono alla fortuna della narrativa a puntate ci fu anche Charles Dickens: Il nostro comune amico, pubblicato tra il 1864 e il 1865, uscì originariamente a puntate sulla rivista inglese All the Year Round, fondata dallo stesso Dickens.

Il romanzo presenta già le principali caratteristiche del genere: una trama che si dipana attraverso una storia principale cui si collegano diverse storie secondarie che vengono portate avanti attraverso avventure che ogni volta che sembrano avvicinare l’epilogo della vicenda, in realtà lo allontanano, e personaggi di facile identificazione, spesso etichettati attraverso soprannomi. In precedenza il posto occupato dal feuilleton – pubblicato in genere la domenica - era dedicato ad articoli letterari e di varietà, tipicamente più leggeri, riguardanti spettacoli teatrali e concerti musicali. Inizialmente vennero proposti sottoforma di feuilleton i generi del romanzo popolare, come quello d’avventura, il poliziesco, sentimentale o fantastico, che erano in grado di conquistare pubblici più vasti, ma presto vi approdarono tutti i generi anche colti, quando fu chiaro che la presenza del feuilleton aveva contribuito ad aumentare notevolmente la tiratura dei giornali.

Capolavori del genere ed esportazione   

Come dicevamo, al feuilleton non si dedicarono solo autori popolari con romanzi destinati alla grande distribuzione, ma anche scrittori illustri che sfornarono veri e propri capolavori. Per esempio Alexandre Dumas scrisse spesso a puntate, secondo alcuni avvalendosi anche di diversi collaboratori; così come Pierre Alexis Ponson du Terrail al cui personaggio Rocambole, apparso per la prima volta sui giornali nel 1857, si deve il conio dell’aggettivo “rocambolesco”. Oltre alle serie di cappa e spada arrivarono, quindi, sui giornali opere d’avanguardia, surrealiste e appartenenti alla cosiddetta letteratura colta, quali Madame Bovary di Flaubert, Capitan Fracassa di Gautier e molti altri. Altrove, come nel Regno Unito e in America, i romanzi a puntate non trovavano spazio nei quotidiani, bensì nelle riviste illustrate o di settore: qui videro la luce Il circolo Pickwick di Dickens o La capanna dello zio Tom della Stowe. In particolare proprio in questi Paesi il romanzo a puntate si affermò talmente tanto da farlo sperimentare anche a Henry James o Herman Melville, mentre erano gli autori minori a essere costretti a pubblicare immediatamente solo in volume. Negli Usa, in particolare, si fece subito il salto tra un medium e l’altro e negli anni Trenta si affermarono i primi radiodrammi che non sono altro che gli antesignani degli odierni podcast. 

La letteratura in Italia

I giornali italiani in un primo momento si limitarono a ratificare l’uso del feuilleton francese in quanto tradurre costava meno che produrre, ma l’iniziativa ebbe talmente successo che presto si promosse la scrittura a puntate anche tra gli autori italiani, salvo poi pubblicare le opere in libri a cura di editori come Sonzogno e Salani che si misero in luce per le edizioni dedicate a Jules Verne. I primi autori italiani a dedicarsi al romanzo d’appendice furono Francesco Mastriani e Carolina Invernizio che scrissero in particolare per la piccola borghesia e per il pubblico femminile, poi iniziò ad abbracciare questa formula anche Emilio Salgari, tra gli scrittori più popolari a cavallo tra ’800 e ’900, e Carlo Collodi che con il suo Pinocchio esportò il genere anche nel campo della letteratura per ragazzi. Infine, quando sui giornali erano finalmente uscite tutte le puntate, solo allora il romanzo veniva pubblicato nel formato libro, che garantiva alle case editrici di produrre titoli che avevano già riscosso un notevole successo ed erano perciò una garanzia. 
 

Foto | Hammatt Billfggccxxxxings, Public domain, da Wikimedia Commons

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