Chiariamolo subito: le virgolette intorno al termine femminista, per questa scrittrice attiva tra le due guerre, sono d’obbligo, non solo perché siamo in un’epoca di molto precedente a quello che storicamente classifichiamo come movimento femminista, ma anche perché in realtà Bianca De Maj – al secolo Agnese Miglio – in realtà non disdegnava la vocazione tradizionale che voleva la donna aspirare solo ai ruoli di moglie e madre… ma andiamo con ordine…
Agnese nasce nel 1879 nella provincia di Verona in cui trascorrerà la sua giovinezza fino al trasferimento a Milano, probabilmente nel 1911, testimoniato nelle sue opere in cui descrive con toni favoleggianti il divario tra la vita campagnola e quella cittadina.
Di lei si sa poco, anche se molti indizi fanno presumere che abbia studiato da ragioniera, mentre certi sono i suoi contatti con il mondo dell’editoria: dapprima con Renato Simoni, lontano cugino da parte di madre, giornalista che collaborava con il “Corriere della Sera” grazie al quale lei riuscì a pubblicare le sue prime novelle sull’inserto mensile “La lettura”. Già a Milano, sarà quindi impiegata dall’editore Quintieri – che sposerà nel 1918 – e di cui diventerà amministratrice, seguendone le vicissitudini anche nel declino: a questa vicenda saranno dedicate le opere La bottega del libraio (1927) e Pagare e tacere, del 1928, che poi segnerà l’inizio di una trilogia proseguita con Il falco sul nido e terminata con La casa venduta nel 1930.
Agnese non riesce ad avere figli e la sofferenza per questa maternità mancata si riverserà nella sua scelta di occuparsi di letteratura per bambini: già da tempo aveva iniziato una collaborazione con il “Corriere dei piccoli” diretto da Silvio Spaventa Filippi, mentre del 1916 è il suo Piccolo esploratore va!, per la casa editrice Quintieri, prima opera firmata con lo pseudonimo Bianca De Maj – che non abbandonerà più – la cui fortuna è dovuta probabilmente alla diffusione, in quegli anni, del movimento scout.
Rimasta vedova nel 1942, Agnese/Bianca continua a scrivere a lungo, praticamente fino alla sua morte, sopraggiunta nel 1953, ma in seguito i suoi libri e la sua poetica saranno completamente dimenticati. La riscoperta di questa autrice si deve allo studioso di vicende della provincia veronese, Corrado Buscemi, grazie al quale viene ripubblicato il masterpiece della scrittrice, ovvero Signorine di studio, uscito nel 1917. Quest’opera segna il passaggio della De Maj dalla letteratura per l’infanzia a quella per adulti, nel sottogenere di quella femminile.
Le signorine di studio menzionate nel titolo sono le donne che per vari motivi non seguivano le aspirazioni al matrimonio e alla famiglia come era il costume dell’epoca, ma lavoravano negli uffici, sfiorendo anzitempo la loro giovinezza.
Pur non essendo una femminista convinta, dunque, e non risultando le sue pagine sublimi da un punto di vista stilistico e letterario, il pregio delle opere della De Maj risiede nell’aver portato anche se brevemente – sotto i riflettori la condizione della mano d’opera femminile in tempo di guerra, quando gli uomini erano richiamati al fronte.
Presenti, infine, nelle sue pagine, temi purtroppo ancora attualissimi come quello della differenza di retribuzione tra uomo e donna e quello delle molestie sessuali subite da molte donne sul posto di lavoro, specie dai capi che si approfittano della propria posizione.
Foto | Elaborazione digitale di una fotografia di Bianca De Maj tratta dalla copertina de Il caso De Maj. Una riscoperta letteraria di Corrado Buscemi (Cierre Edizioni)