Quante volte parliamo di quanto sarebbe bello riscoprire i poeti dimenticati pur nella difficoltà di reperire i loro testi! Stavolta per fortuna, per il siciliano Biagio Zagarrio ci ha pensato la nipote che negli anni Novanta del secolo scorso ha ridato alle stampe l’opera omnia di questo autore che nell’arco di un ventennio ha scritto due libri di racconti e tre di poesie, seppure in un’edizione ristretta e dedicata a parenti e amici, non destinata, cioè, alla vendita.
Un uomo agli altri uguale…
molto vicino al cielo.
Questi i versi scritti dallo stesso Zagarrio e riportati sulla lapide della sua tomba nel cimitero di Staglieno. Ma andiamo con ordine.
Nato nel 1898 a Ravanusa, in Sicilia, dopo la Prima Guerra Mondiale si laurea in giurisprudenza, vince il concorso per un posto da ispettore delle imposte dirette che lo porterà a trasferirsi spesso: prima a Carrara, a Chiavari, a Viareggio e infine a Genova.
Accanto al lavoro con le tasse, porta avanti anche l’attività di scrittore e poeta, pubblicando liriche e novelle su diversi giornali, oltre ad articoli veri e propri e si dedica, come altra forma artistica, perfino alla pittura.
In qualità di poeta ha vinto nel 1947 la seconda edizione del premio letterario indetto da L’Unità, poi, nel 1949, il Premio Versilia per il volume Sereno.
L’esordio letterario di Biagio Zagarrio avviene nel 1934 con la raccolta di poesie Gli uomini della piana dove emerge l’amore per la propria terra d’origine, e quello per la gente semplice, dedita a lavori umili. Seguirà Il turno nel 1939 che abbraccia gli stessi argomenti, e Sereno molti anni dopo, nel 1949 appunto.
Per quanto riguarda la sua produzione in prosa, preferì sempre la forma della novella e del racconto breve, d’ispirazione più che genuina, utilizzando spesso un dialogo vivace e vibrante inframezzato da descrizioni formate da poche parole. È già una signorina la bambina è del 1938 ed è forse la sua opera più nota, in cui porta alla ribalta le voci e i comportamenti della sua gente.
Dopo la sua prematura morte, sopraggiunta nel 1951, esce postumo Il paradiso perduto, una serie di racconti autobiografici che tracciano con vividezza ricordi del passato, uomini e miti della sua infanzia in Sicilia.
Caratterizzato da una prosa come da un verso sincero, Biagio Zagarrio trae ispirazione da elementi autobiografici che però poi vengono sempre superati per arrivare all’universale di un tempo lontano e ormai andato perso, seppur chiaramente filtrato, nel racconto, dalla sua memoria.
Spesso nei suoi testi appare la Sicilia della sua infanzia, con i giovani soldati che si trovano a disagio nelle loro divise, o i lavoratori primi protagonisti delle lotte di classe, figure che restano emblematiche come lo zio Ciccio o addirittura come l’albero di carrube dell’omonima novella, che è diventato quasi un membro della famiglia tanto da non poter essere lasciato ai nuovi proprietari della terra appena venduta. Ma temi quali il mondo del lavoro, i sacrifici delle famiglie, la lotta contro la fame e la miseria, sono protagoniste anche dei componimenti ambientati in Liguria, sua terra d’adozione e ugualmente tanto amata.
Foto | Elaborazione digitale del ritratto di Biagio Zagarrio tratto dalla copertina di Poesie e racconti (s.n.t.).