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L’ultimo saluto a mons. Luigi Bettazzi, vescovo dell’amore

L’ultimo saluto a mons. Luigi Bettazzi, vescovo dell’amore L’ultimo saluto a mons. Luigi Bettazzi, vescovo dell’amore
L’ultimo saluto a mons. Luigi Bettazzi, vescovo dell’amore

È scomparso poco prima di spegnere 100 candeline, mons. Luigi Bettazzi, che nel suo lungo ministero episcopale ha partecipato personalmente alla fase di rinnovamento ecclesiale del Concilio Vaticano II, ha avuto uno stretto epistolario con Enrico Berlinguer e ha saputo prevedere un altro momento epocale della vita della Chiesa, come le dimissioni di Benedetto XVI. Ma assieme a questo mons. Bettazzi pubblico c’è stato anche un mons. Bettazzi privato, quel pastore che in ogni comunità arrivasse prendeva a cuore le sue pecore, a partire dai sacerdoti ammalati che visitava assiduamente, perché al centro della sua vita, lunga quasi un secolo, c’è stato sempre l’amore.

 

La giovinezza e le tante diocesi affidategli

Nativo di Treviso, il giovane Luigi si trasferisce con la famiglia a Bologna, città d’origine della madre. Qui, nel 1946, a soli 23 anni, viene ordinato sacerdote; in seguito si laurea in teologia alla Pontificia Università Gregoriana a Roma e poi in filosofia all’Alma Mater di Bologna, città dove inizia a insegnare in Seminario, dove si avvicina alla Fuci che riunisce gli studenti cattolici e dove abbraccia il personalismo cristiano, corrente di pensiero che mette l’uomo al centro per combattere da una parte i totalitarismi, dall’altra l’individualismo moderno. Nel 1963 Paolo VI lo nomina vescovo titolare di Tagaste e ausiliare di Bologna, e infine, nel 1966, vescovo della diocesi di Ivrea. Nel 1999, per sopraggiunti limiti di età, ha rinunciato alla guida della diocesi piemontese di cui è diventato vescovo emerito e dove ha vissuto fino alla morte.

 

Incontro, mai scontro, con la politica

La sua partecipazione, nel 1965, a tre sessioni del Concilio Vaticano II rimangono nella storia per una sua citazione del filosofo Rosmini, allora ancora all’indice dei libri proibiti dalla Chiesa; fino alla sua morte è stato a lungo l’ultimo partecipante al Concilio ancora in vita. Attivo pastoralmente negli anni di piombo, nel 1978 sembra che avesse dato disponibilità alla Curia romana di offrirsi come ostaggio in cambio del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro. Celebre per le sue battaglie contro le spese militari e in favore dell’obiezione di coscienza quando ancora non era legale, è noto il suo epistolario con il segretario del Partito comunista Enrico Berlinguer con il quale parlavano di tutto, dall’economia alla conciliabilità tra la fede cristiana e l’ideologia marxista; epistolario per cui fu molto criticato dai suoi contemporanei.

 

L’amore e la pace come luci che guidano il cammino

Monsignor Bettazzi, già vicino al movimento internazionale per la pace noto come Pax Christi, nel 1968 ne diventa presidente nazionale e dieci anni dopo presidente internazionale. Amico di Antonio Bello, parteciperà con lui, nel 1992, alla marcia per la pace organizzata sempre da Pax Christi in piena guerra dei Balcani. Nel 1985, intanto, per la sua attività e in particolar modo per il suo impegno nella promozione del dialogo tra credenti e non credenti, aveva ricevuto il Premio Internazionale dell'Unesco per l'Educazione alla Pace. In seguito diventa presidente del Centro studi economico di Pax Christi con il quale ha gira l’Italia in qualità di relatore. Nel 2007 si schiera accanto ai sostenitori del riconoscimento delle unioni civili, in particolare di quelle omosessuali, affermando che siano animate da un tipo di sentimento analogo a quello che sta alla base delle coppie eterosessuali. Qualche anno dopo, in un’intervista, sostiene, nei confronti dell’omosessualità, il superamento della posizione neoplatonica che vede la coincidenza tra omosessualità e decadimento dello spirito e l’esigenza, da parte della Chiesa, di approfondire una questione fin troppo a lungo rimandata.

 

Foto | screenshot da Youtube


 

L'autore: Roberta Barbi
Roberta Barbi Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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