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L'emotività del verbo

Quando seguiamo un pensiero e cerchiamo di tradurlo in un messaggio ordinato e coerente, non sempre siamo attenti alle immense possibilità plastiche che ci offre la lingua come sistema di corrispondenze e opposizioni. Volendo sorvolare, intenzionalmente, sulla ricchezza di un lessico attento, vorrei soffermarmi sulla, definiamola così, emotività dei verbi. Il verbo, oltre ad assolvere il compito di conferire dinamicità all’enunciato, in italiano si fa carico di marche di significato estremamente importanti.

Talvolta ce ne accorgiamo, se lasciamo risuonare qualche frase letta o detta. Un passato remoto, tanto per fare un esempio, etichettato come tempo della lontananza, non viene considerato come aspetto della partecipazione. Dai tempi della scuola siamo stati abituati a identificare modi e tempi verbali, senza prendere in considerazione l’aspettualità del verbo. Siamo, per così dire, attenti al tempo in cui l’azione descritta dal verbo accade, alla sua eventualità, alla realtà che esprime, ma non a quanto di noi trasmettiamo. L’aspetto, detto in modo molto semplice, è l’atteggiamento con cui il parlante compie linguisticamente un’azione. Ora, nella frase: «Un mese fa incontrai Maria» si mette in rilievo che l’azione è “remota” cioè che non ha relazioni con il momento presente, ma non dobbiamo dimenticare che il parlante scegliendo il passato remoto mette in evidenza che egli “sente” distante l’azione. Sarebbe come dire: «Maria è talmente antipatica che non mi va di ricordare un incontro sgradevole». Il parlante, dunque, si pone in un’ottica che non è più solo temporale.

Un altro esempio, volutamente estremo, può servire per mettere in evidenza l’atteggiamento del parlante. Se io dovessi mostrare a dei miei ospiti la biblioteca di casa mia – che esiste, ma non ha nulla a che vedere con l’ordine e l’organizzazione di una vera biblioteca – potrei dire: «Questa sarebbe la mia biblioteca».

Perché il modo condizionale? Alle tante sfumature modali – la virtualità, la probabilità, il dubbio soprattutto con i verbi volere, dovere, potere, il desiderio – potremmo aggiungere un valore aspettuale molto intenso. Nel presentare la mia biblioteca, mi dispongo mentalmente in una posizione di subalternità nei confronti degli ospiti che vengono lasciati liberi di decidere sulla bontà o meno della mia biblioteca, dal momento che intenzionalmente l’ego comunicante si ritrae per lasciare spazio all’interlocutore. Ecco perché, generalmente, il condizionale viene sentito, anche nei registri poco sorvegliati, gentile. Tale percezione è dovuta al fatto che il soggetto ritraendosi dà maggiore peso alla volontà dell’interlocutore. Un vero esercizio di umiltà!


Italiano

Appunti e disappunti

di Natale Fioretto

editore: Graphe.it

pagine: 160

Italiano. Appunti e disappunti è un manuale di lingua italiana L2.

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