Ci sono due modi di resistere al proprio tempo. Uno è il rigore: mettere parole precise su ciò che si sta perdendo, nominare il pericolo con la chiarezza di chi sa che tacere è già una forma di resa. L'altro è la leggerezza: usare l'ironia, il palcoscenico, la grazia come strumenti per penetrare la realtà più a fondo di quanto riesca a fare qualsiasi requisitoria.
Le due nuove uscite Graphe.it percorrono entrambe queste strade, e insieme dicono qualcosa di più grande della somma delle loro parti.
Una visita dello Stato Etico restituisce Benedetto Croce senza la patina che un secolo di interpretazioni ha depositato su di lui. Sono 61 testi scritti tra il 1922 e il 1926 — gli anni in cui l'Italia smetteva di essere una democrazia — raccolti e curati da Maurizio Tarantino, che per sedici anni ha diretto la biblioteca dell'Istituto fondato dallo stesso Croce a Napoli. Ne emerge un intellettuale che osserva, annota, ragiona: non un eroe della resistenza, ma un uomo che cerca di capire i meccanismi attraverso cui una società può scivolare. Due testi sono inediti. E la domanda che il volume pone in filigrana — come avviene il passaggio dalla democrazia alla dittatura? — è difficile da leggere senza pensare al presente.
Un graffio elegante di Gianluca Meis racconta invece Paolo Poli, l'artista che forse meglio di chiunque altro ha incarnato l'idea che la leggerezza non sia superficialità ma tecnica, disciplina, coraggio. Un libro costruito con le sue stesse parole e con quelle di chi lo ha visto lavorare da vicino: recensioni, interviste, memorie che restituiscono decenni di teatro italiano attraverso la figura di un uomo che si definiva, con suprema autoironia, "il primo attore di se stesso". Sessanta pagine costruite con le parole di chi Poli lo ha visto davvero, da vicino, e sapeva cosa stava guardando.
Due libri brevi, come vuole la collana Parva. Due modi diversi di abitare il proprio tempo con intelligenza e integrità.