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Jules Verne e la musica: quando la narrativa diventa partitura

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Jules Verne e la musica: quando la narrativa diventa partitura

Siamo abituati a immaginare Jules Verne come il “padre della fantascienza”, l'uomo che ha previsto sottomarini, viaggi spaziali e macchine volanti. Dietro l'architetto dei Viaggi straordinari si nasconde però un'anima profondamente melodica. Lo scrittore di Nantes lo dichiarò candidamente in un'intervista: “Non amo che la libertà, la musica e il mare”.

Meno noto al grande pubblico è il legame che Verne ebbe con la musica, una passione che influenzò la sua biografia e diventò una vera struttura portante della sua scrittura. Dalle prime esperienze come librettista alle sperimentazioni sonore dei racconti più maturi, Verne ha trasformato la pagina in una partitura, alternando ironia, rigore scientifico e divertissement.

Un inizio tra quinte e spartiti

La carriera letteraria di Verne non iniziò con i romanzi d'avventura, ma a teatro. Giunto a Parigi per studiare legge, il giovane Jules si lasciò sedurre dai circoli letterari e dalle sale da spettacolo, stringendo amicizia con Alexandre Dumas. Intorno al 1848 iniziò a scrivere libretti per operette e opere comiche.

Per anni la sua quotidianità fu scandita dal ritmo del palcoscenico: fu segretario del Théâtre Lyrique, immerso nel mondo del melodramma. Collaborò con musicisti come Aristide Hignard, per il quale scrisse canzoni e libretti, tra cui quello dell'operetta Monsieur de Chimpanzé (1858). Anche Jacques Offenbach attinse all'immaginario verniano: Le Voyage dans la lune è una féerie liberamente ispirata a Verne, mentre Le Docteur Ox nasce da un suo racconto.

Il suono come espediente narrativo: Il dottor Ox e Frritt-Flacc

Verne non si limitò a inserire riferimenti colti, come citare Mozart, il “dio della musica”, o ammirare Wagner e Beethoven: usò la musica e il suono come espedienti narrativi e satirici.

In Una fantasia del dottor Ox (1872) la musica diventa strumento di critica sociale. Nella tranquilla cittadina di Quiquendone, un esperimento sui gas accelera i ritmi vitali degli abitanti e trasforma le solenni esecuzioni operistiche in frenetici incubi sonori: il quarto atto de Gli Ugonotti di Meyerbeer, che di solito dura ore, viene consumato in pochi minuti, in una sorta di “fast-forward” musicale.

Ancora più sperimentale è Frritt-Flacc (1884), racconto onomatopeico già nel titolo. Qui Verne gioca con la sonorità del linguaggio: il “Frritt” evoca il sibilo del vento e il “Flacc” lo scroscio della pioggia, in una partitura di rumori e allitterazioni.

Il Signor Re diesis e la Signorina Mi bemolle: una lezione di musica travestita da fiaba

Al centro di questa produzione “musicale” si colloca Il Signor Re diesis e la Signorina Mi bemolle (1893), racconto lungo fantastico e natalizio che Graphe.it pubblica in una nuova edizione. Sotto la veste della fiaba, è una magistrale lezione di organologia e teoria della musica.

La storia ci porta in un villaggio svizzero immerso nella neve, dove un gruppo di piccoli cantori rischia di restare senza organo alle porte del Natale. Entra in scena l'eccentrico Maestro Effarane, un accordatore di organi quasi mitologico, che possiede un “diapason naturale” alla base della nuca e ha soluzioni tanto ingegnose quanto inquietanti.

Anche il titolo è un raffinato gioco sonoro e matematico. Il re diesis e il mi bemolle sono note enarmoniche: sulla tastiera dell'organo coincidono, ma in teoria musicale sono distinte da una minima differenza, un “comma”. Joseph (Re diesis) e Betty (Mi bemolle) incarnano questa vicinanza impossibile, e Verne intreccia sentimenti e rigore armonico con leggerezza.

Una traduzione dal manoscritto originale

Il racconto ha avuto diverse edizioni, ma nessuna fedele alla prima stesura. Questa nuova edizione, con la traduzione di Davide Grendene e Giorgio Podestà, è condotta per la prima volta in Italia sul manoscritto originale, e restituisce la voce autentica di Verne. È un libro adatto a lettori di tutte le età, ideale come dono natalizio ma da custodire tutto l'anno.

Il profeta del suono registrato e della “musica in scatola”

Verne fu anche un acuto osservatore dell'impatto della tecnologia sull'ascolto. In L'isola a elica (1895) descrive una società di miliardari che consumano “musica in scatola” attraverso i fonografi, anticipando la mercificazione dell'arte sonora.

Nel più cupo Il castello dei Carpazi (1892), la voce della diva defunta  Stilla continua a vivere nel castello del barone Rodolphe de Gortz grazie a un fonografo. Ne nasce una fantasmagoria tecnologica in cui l'ascolto diventa ossessione e culto della diva, e la musica un ponte tra la vita e la morte, mediato dalle macchine.

Perché riscoprire il Verne “musicale”

Leggere oggi Il Signor Re diesis e la Signorina Mi bemolle significa scoprire un Jules Verne lontano dagli stereotipi, capace di giocare con le parole come fossero note e di trasformare un organo a canne in un laboratorio sperimentale. È un Verne ironico, che sbeffeggia le convenzioni del teatro parigino, ma anche visionario, consapevole che la tecnologia avrebbe cambiato per sempre il nostro modo di percepire il suono.

La partitura è pronta: non vi resta che iniziare a leggere.
 

Foto | WikiCommons

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