Doverosa premessa: la sottoscritta è una persona convintamente a-social, nel senso tecnologico e non comunicativo del termine, perciò affronterò questo argomento che scopro assieme a voi, come se avessi cinque anni e con una buona dose di pregiudizio che esprimerò con una domanda. Perché mai io (lettrice consolidata over 40) dovrei seguire i consigli di lettura di una qualsiasi influencer ventenne? La risposta arriva dall’antropologia: perché non smetto mai di farmi domande (e poi dare giudizi, ebbene sì) sul mondo che mi circonda e perché ho una figlia di 12 anni che presto parlerà questa lingua a me ancora sconosciuta.
Questa sorta di nicchia di Instagram dedicata ai libri era nata inizialmente come uno spazio in cui condividere recensioni e gusti personali di lettura, poi, come spesso accade, è sfuggita di mano (a chi, poi?) ed è diventata una realtà talmente forte da avere addirittura un’influenza diretta sul mercato editoriale. Il cambiamento maggiore, manco a dirlo, lo ha fatto il libro, trasformato in un vero e proprio oggetto di design, uno status symbol da possedere assolutamente. Ed ecco qui che spuntano le copertine studiate per essere “instagrammabili”, con colori accesi, grafica pop, edizioni speciali pensate non tanto per essere lette, quanto per essere mostrate.
Dal cambiamento dell’oggetto libro al cambiamento delle abitudini di lettura il passo è stato breve: esporre l’utente a continui video e foto in cui si mostrano le ultime novità, spinge lo stesso all’acquisto immotivato (perché magari non ha ancora smaltito le letture precedenti) e compulsivo; la lettura diventa inoltre non più un’attività rilassante che ognuno sceglie per sé nel proprio tempo libero, ma una vera e propria performance i cui progressi vanno condivisi addirittura con grafici, citazioni e quant’altro. Va da sé che se quindi è un social network a orientare le scelte dei lettori, gli editori si adatteranno creando tropos letterari, ossia consigli di lettura non per genere bensì per diverso impatto emotivo facilmente riassumibile in meme o infografiche, riesumeranno anche classici o titoli di vecchi cataloghi tornando a farli essere virali con qualche stratagemma, e addirittura gli autori adatteranno la propria scrittura utilizzando citazioni brevi, d’impatto e condivisibili con gli screenshot.
Nati sul social network Tumblr nel 2007, gli aesthetics che oggi spopolano specialmente su TikTok, sono collezioni di immagini, colori e oggetti che mirano a ricostruire una determinata atmosfera, capace di creare una suggestione o rievocare un’emozione. Legandoli esclusivamente al proprio gusto personale e allo stile di vita agognato, l’utente realizza così montaggi di video e foto capaci di comunicare un certo senso di bellezza che riguarda anche le proprie passioni e i propri hobby, tra i quali può esserci, appunto, anche la lettura.
In filosofia l’estetica è quella teoria nata nel diciottesimo secolo che studia l’esperienza sensibile e il bello, che sui social rimanda a un particolare senso di bellezza appartenente a una community digitale. Questo senso di bellezza si arricchisce anche in base alle “vibes”, letteralmente vibrazioni, cioè alle atmosfere che un dato prodotto culturale può emanare e che spesso sono collegate anche a un periodo storico specifico.
Ecco perché sui social si diffondono determinati aesthetics: uno dei primi è stato il “grunge”, che si ispirava all’omonimo genere musicale degli anni Novanta, poi è venuto il “cottagecore”, cioè una rappresentazione romantica del mondo naturale e della campagna, infine il “dark”, che ovviamente si fonda su ambientazioni cupe e tenebrose.
Questi sono solo alcuni esempi generici, però, mentre ci sono diversi aesthetics che si sono diffusi specificamente nell’ambito dei libri: il “dark academia” che rimanda alla conoscenza dell’arcano e quindi a grandi biblioteche decadenti e ha opere di riferimento come Harry Potter; la “romantic academia” che invece ha toni più ottimistici e luminosi e si rifa a opere come Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen; “Victorian gothic” specifico sull’epoca vittoriana, rappresentato da Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. E ancora: il “Roaring 20s”, ossia il lusso e l’eleganza dei ruggenti anni Venti ben interpretati da Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald; il “dreamcore” legato ad ambientazioni surreali e di realismo magico come nelle opere di Murakami; il “romantic italian” che come dice la parola, romanticizza la cultura italiana e prende a esempio Chiamami col tuo nome di André Aciman.
Non nascondiamoci dietro a un dito: negli anni precedenti all’avvento di tutto questo, il mercato dell’editoria si trovava in una crisi profonda. Si diceva che una delle cause era l’avvento degli e-reader, ma con il senno di poi si capisce che a essere in crisi era la voglia di lettura a prescindere dal mezzo attraverso cui questa era veicolata. Poi, proprio da quella stessa tecnologia da cui doveva arrivare la crisi, è arrivata, a quanto pare, la soluzione, o perlomeno una delle soluzioni possibili: con i social, gli influencer di libri e tutto quello di cui abbiamo parlato. La conclusione è che on line si sono creati moderni e frequentatissimi club del libro che hanno evidentemente contribuito a riaccendere l’amore per la lettura e a far fiorire un nuovo mercato editoriale, dati alla mano. Perciò cos’altro possiamo dire se non: ben venga. Perfino Instagram.
Nel mondo dei libri pensati anche per essere fotografati e condivisi, Graphe.it ha scelto una strada diversa per la nuova grafica della collana Logia: pochi segni, nessun effetto, tutta l'attenzione affidata ai libri e a ciò che contengono.
In questo video raccontiamo il progetto grafico curato da Danilo Pozzi e le ragioni di una scelta volutamente minimalista.
Foto | Deposiphotos