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Il dolore per la perdita di un animale? Non dobbiamo negarlo

Pier Luigi Gallucci, psicologo psicoterapeuta, ha dedicato molte energie, anche sul suo blog, al difficile, per molti versi scomodo, tema dell’elaborazione del lutto. Tra l’altro, di recente, lo scorso 17 febbraio, Festa nazionale del gatto, è stato premiato proprio per il libro oggetto di questa breve recensione, con il Premio UrbanCat Roma 2019.

 

Riflessioni brevi ma importanti

Il libro di Gallucci offre al lettore alcune importanti riflessioni di natura psicologica relative alla cosiddetta pet loss, ossia la morte di un animale domestico, e lo fa adoperando un linguaggio molto chiaro, comprensibile anche ai profani della materia.

È questa, a mio avviso, una delle caratteristiche più apprezzabili dell’opera, l’approccio espositivo lineare e trasparente, volto a offrire un aiuto reale, direi quasi immediato, a chi ha subito o sta subendo il trauma della scomparsa del proprio animale domestico.

 

La Morte, ancora argomento tabù

Il trapasso è un tema che fa paura a tutti noi, inutile girarci attorno. Uomini e donne civilizzati degli anni Duemila, tendiamo addirittura a negare la morte quando sono le persone a morire – si legga in proposito anche l’illuminante saggio La morte si fa social di Davide Sisto, di recente recensito sul blog GraphoMania – ma nel caso degli animali giungiamo perfino a ignorarla, a “far finta di niente”.

Ma come si può restare indifferenti quando si viene privati di un amico con il quale abbiamo scambiato affetto, emozioni, esperienze, con il quale in una parola abbiamo condiviso una parte del nostro transito terrestre?

  

«Era solo un animale»

 Eppure, nella nostra società disumanizzata, la morte di un animale è considerata da molti una perdita di scarsa rilevanza, e manifestare le nostre più che legittime reazioni a tale evento luttuoso è visto come un comportamento esagerato, quasi ridicolo.

«Era solo un gatto» o «Era solo un cane» sono frasi che suonano alle nostre orecchie come una cinica banalizzazione della situazione di autentica sofferenza che invece viviamo. Perché, sottolinea Gallucci, la fine della relazione con un animale domestico è analoga, sul piano psicologico, alla scomparsa di una persona cara.

 

Nessun dolore? Macché!

 Al contrario di quanto cantava il grande Lucio Battisti in Nessun Dolore, l’autore del saggio raccomanda con forza di non reprimere le nostre emozioni, né tantomeno provare imbarazzo, inadeguatezza o, peggio, sentirci in colpa, convinti magari di non aver fatto abbastanza per salvare la vita al nostro amico a quattro zampe.

 

La necessaria elaborazione del lutto

In altre parole, dobbiamo poter elaborare il lutto, compiendo un percorso doloroso ma necessario, che richiede necessariamente del tempo. Dobbiamo lasciar decantare l’evento, senza sforzarci, peraltro inutilmente, di ignorare il dolore e tutto quel ventaglio di reazioni che non è bene reprimere, pena il penoso prolungamento della nostra sofferenza.

 

L’importanza della ritualità

C’è poi un altro aspetto evidenziato con acutezza nel saggio, la mancanza di una ritualità codificata per celebrare il distacco, a differenza di quanto avviene in occasione della morte delle persone a noi care.

Starà dunque a noi adoperarci per trovare delle forme rituali atte a ricordare, e perché no, anche a commemorare, l’animale scomparso. Il libro illustra bene le possibilità a nostra disposizione al fine di riuscire a creare una sorta di rito, che possa aiutarci ad accettare la dura realtà dell’addio al nostro amato animale.

 

Il Ponte dell’Arcobaleno

Conclude il libro una leggenda suggestiva dei nativi americani, dedicata a tutte le persone afflitte dalla morte del loro compagno animale e a tutti gli animali che hanno amato gli uomini sulla terra.

 

[a cura di Luigi Milani]

Il dolore negato

Affrontare il lutto per la morte di un animale domestico

di Pier Luigi Gallucci

editore: Graphe.it

pagine: 42

Molto spesso il dolore per la morte del proprio animale sembra socialmente negato e vissuto nella totale incomprensione.

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