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Giorgio Caproni: biografia, opere e stile del poeta italiano

Giorgio Caproni: biografia, opere e stile del poeta italiano Giorgio Caproni: biografia, opere e stile del poeta italiano
Giorgio Caproni: biografia, opere e stile del poeta italiano

Sono molto contenta di scrivere, oggi, di un altro poeta meraviglioso e dimenticato, Giorgio Caproni, al quale sono molto legata perché nata e cresciuta in quella stessa Via Pio Foà in cui visse lui e al quale dedicò una poesia intitolata proprio così:

La luce sempre più dura,
più impura. La luce che vuota
e cieca, s’è fatta paura…

Oggi è ricordato con una targa sul palazzo dove abitava, di fronte a quello in cui ancora vivono i miei genitori. Ma Caproni non era romano, bensì nato a Livorno nel 1912 in una famiglia in cui Bartolomeo, lo Zi’ Meo, era stato addirittura il contadino consulente linguistico di Giovanni Pascoli. A Livorno Caproni passa i suoi anni più felici e più duri: assiste con il padre alla Cavalleria Rusticana di Mascagni e si appassiona ai treni; inizia a leggere la Commedia di Dante, ma anche i poeti delle origini, soprattutto siciliani e toscani.

Genova per lui 

A dieci anni, a causa del lavoro perduto e ritrovato del padre, la famiglia Caproni si trasferisce a Genova, città a cui sarà profondamente legato per tutta la vita perché quella che lo vede diventare uomo. Qui il poeta scopre la musica soffiata dal vento nei carrugi e la studia attraverso il violino e la composizione, che lo avvicina così ai primi componimenti poetici che saranno la sua vita.

Inizia a scrivere poesie vagamente surrealiste, fa amicizia con i futuri critici Cicciarelli e Galloni e in biblioteca legge Ungaretti e Montale, che descriverà come il maestro che più di tutti ha agito sulla sua percezione del mondo.

L’esordio poetico di Caproni risale al 1932, ma di quattro anni dopo è la prima raccolta di poesie intitolata Come un’allegoria, in cui l’autore chiarisce già l’importanza che avrebbe avuto per lui questa figura retorica che esprime un concetto astratto attraverso un’immagine concreta e che gli insinua il dubbio che l’intera realtà non sia, effettivamente, nient’altro che un’illusione…

E infine Roma 

Nel 1937 Caproni si sposa e due anni dopo si trasferisce a Roma dove lavorerà per il resto della vita come maestro elementare, mestiere cui aggiungerà le sue composizioni poetiche, le sue collaborazioni con riviste letterarie importanti, e anche le sue traduzioni dal francese di autori del calibro di Apollinaire, Flaubert e Proust.

Ma arriva la seconda guerra mondiale. Nel 1940 viene chiamato a combattere la campagna di Francia, esperienza che gli provocherà riflessioni e ripensamenti profondi rispetto ai toni celebrativi che aveva riservato al regime fino ad allora e che lo spingeranno a entrare nella Resistenza. Finita la guerra, nel 1948 partecipa al Congresso mondiale degli intellettuali per la pace e pubblica Il passaggio di Enea, una grande raccolta in cui riunirà tutte le poesie scritte fino al 1956. Morirà a Roma nel 1990.

Forma e sostanza di una poesia unica

Da un punto di vista formale, quella di Caproni è una poesia semplice, potremmo dire elementare per rendere omaggio a quella professione che amava e che non abbandonò mai. Un uso chiaro e definito di rime, le più semplici e insieme terribili come cuore-amore, la caratterizzano assieme a forme spezzate ed esclamative che rispecchiano l’impossibilità del poeta di fermare una vita veloce e sfuggente.

Utilizza spesso il sonetto con rime interne, interiezioni ed enjambements, sviluppando negli anni una convinzione sempre più profonda che il linguaggio sia tutt’altro che esaustivo come strumento per rappresentare la realtà.

Quanto ai temi e alle immagini ricorrenti, Caproni pesca dalle sue passioni per i mezzi di trasporto pubblici come il treno o il tram, ambienta molti componimenti nelle stazioni reali o simboliche, a volte perfino ingresso o passaggio per l’aldilà; preferisce l’alba come momento d’elezione della giornata.

Le sue poesie sono narrative, racchiudono piccole storie in rima la cui componente principale, a livello stilistico, è l’armonia: da bravo musicista qual è, infatti, Caproni le butta giù come fossero una partitura musicale, anche se descrivono semplicemente scorci di città o strade di periferia. Sceglie queste immagini anche per il suo saluto al mondo, affidato alla poesia Congedo del viaggiatore cerimonioso, del 1965:

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.

Il ritratto di Giorgio Caproni è di Roberto Pasqua per Graphe.it

L'autore: Roberta Barbi
Roberta Barbi Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

Guarda tutti gli articoli scritti da Roberta Barbi

Questo spentoevo

di Gianfranco Lauretano

editore: Graphe.it

pagine: 48

Una raccolta di poesie che è un dialogo tra poeti e riflette l’audace tentativo di Gianfranco Lauretano di catturare l’essenza poetica di Giorgio Caproni.

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