C'è un momento, leggendo certi libri, in cui ci si accorge che la letteratura non è mai dove ce l'hanno insegnata. Non sta solo nei grandi temi, negli amori contrastati, nelle guerre e nelle rivoluzioni: a volte si nasconde in un insetto che attraversa secoli di simbologia religiosa e artistica, altre volte in un genere che nessuno è mai riuscito a definire con precisione. Le due novità Graphe.it di questo mese — entrambe nella collana Parva — condividono proprio questo: l'arte di trovare un intero universo letterario in qualcosa che sembrava troppo piccolo, o troppo strano, per meritare un libro.
Breve storia letteraria della mosca, di Giuseppe De Lorenzo, parte da una domanda quasi comica: che cosa ci fa una mosca nella grande letteratura? La risposta è sorprendente. Messaggera degli inferi nell'Antico Testamento, presenza inquietante nei bestiari medievali, soggetto delle tele rinascimentali, oggetto di curiosità etologica per i filosofi classici — la mosca attraversa secoli di cultura occidentale come un piccolo testimone scomodo della nostra immaginazione. Ma la parte più bella di questo libro non è solo il testo originale di De Lorenzo (geologo, orientalista, senatore del Regno, una delle menti più eclettiche del primo Novecento italiano), pubblicato nel 1950 e oggi curato da Maurizio Tarantino: è scoprire, tra le pagine dell'introduzione, le lettere autentiche scambiate fra Benedetto Croce e l'editore Laterza, o imbattersi in una “moscografia” — sì, esiste una bibliografia ragionata sulle mosche in letteratura — e in un'antologia che include una traduzione dal greco dell'Elogio della mosca di Luciano di Samosata a cura di Aldo Setaioli. Un trattatello che sembra uno scherzo erudito e che invece è una piccola lezione su come si possa fare critica letteraria seria partendo da qualsiasi cosa, persino da un insetto che tutti scacciano con la mano.
Breve storia della letteratura weird, di Eleonora Carta, affronta invece un problema diverso ma parente: come si racconta un genere che esiste, che i lettori riconoscono istintivamente, ma che nessuna definizione riesce a contenere del tutto? Non è fantascienza, non è horror, non è fantasy — eppure attinge da tutti loro, e in parte li precede. Carta costruisce un percorso che parte dal Satyricon di Petronio (sì, il weird ha radici molto più antiche di quanto si pensi) e arriva fino a Murakami e Manganelli, passando per i territori più noti di Lovecraft, Poe e Stephen King. Quello che colpisce non è la carrellata di nomi, ma il filo che li lega: quella linea sottilissima — e mai del tutto visibile — che separa il reale dal caos, il familiare dal perturbante. È un libro che restituisce dignità critica a un genere troppo spesso lasciato ai margini dell'accademia, proprio mentre i lettori continuano a cercarlo, a riconoscerlo, a divorarlo.
Due libri piccoli — ottanta, novanta pagine — che parlano di cose enormi: il modo in cui la letteratura si infila nelle fessure più impensate della realtà, e il modo in cui noi, da lettori, continuiamo a inseguirla anche lì dove nessuno l'aveva mai cercata prima. Se c'è una cosa che questi due libri vi lasceranno, è la voglia di guardare con più sospetto — e più curiosità — qualsiasi pagina sembri, a prima vista, troppo strana o troppo piccola per contenere qualcosa di importante.