“Non si può pensare bene, né amare bene, né dormire bene, se non si è pranzato bene”. Così scriveva Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé, ma la scrittrice britannica avrebbe potuto aggiungere: “e se non si è letto bene”. Per Woolf, infatti, i libri erano un nutrimento essenziale quanto il cibo, una passione che la accompagnò dall'infanzia fino alla morte.
Nata nel 1882, Virginia Woolf fu una delle voci più innovative della letteratura del Novecento, capace di rivoluzionare il romanzo moderno con opere come Mrs. Dalloway, Gita al faro e Le onde. Ma al di là del suo genio letterario, rimane affascinante il suo rapporto viscerale con la lettura e la scrittura, testimoniato da centinaia di riflessioni sparse nei suoi romanzi, saggi e diari.
Ecco le 10 frasi più belle di Virginia Woolf sui libri e la lettura.
“Il gusto per i libri gli era venuto presto. Più volte, da bambino, un paggio lo aveva trovato, a mezzanotte suonata, ancora immerso nella lettura. Gli portavano via la candela e lui rimediava allevando lucciole. Gli portavano via le lucciole, e lui per poco non mandava a fuoco la casa con un acciarino.”
Questa descrizione di Orlando bambino è in realtà un autoritratto velato della stessa Woolf, che fin dall'infanzia aveva sviluppato una dipendenza quasi fisica dai libri. La lettura come bisogno primario, più forte di ogni ostacolo.
“Era così: Orlando, davanti a un libro, si ritrova solo, un uomo nudo.”
Per Woolf la lettura è un atto di estrema vulnerabilità e intimità. Quando leggiamo, ci spogliamo di tutto ciò che è superficiale e ci troviamo faccia a faccia con noi stessi e con l'autore.
“Che fonte inesauribile di piacere sono i libri per me! [...] Credo che potrei vivere qui beatamente, leggendo in eterno.”
Dal diario del 24 agosto 1933, questa confessione rivela quanto la lettura fosse per Virginia Woolf non solo un piacere, ma un vero e proprio paradiso terrestre, un luogo dove trovare pace e felicità.
“Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell'organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell'altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna.”
Virginia Woolf descrive la lettura come una “malattia” contagiosa che inevitabilmente porta alla scrittura. Chi legge compulsivamente finisce per essere contagiato dal desiderio di creare a sua volta.
“Le parole che cerchiamo pendono accanto all'albero: con l'aurora le troviamo, dolci sotto le fronde.”
Una delle metafore più poetiche della Woolf sulla ricerca delle parole giuste. Le parole migliori non si trovano nei dizionari, ma nell'esperienza viva del mondo.
“Non potete mettere alcun cancello, alcun catenaccio, alcun lucchetto alla libertà del mio pensiero.”
Da Una stanza tutta per sé: questa affermazione sottolinea il potere liberatorio della lettura e della cultura. Anche quando tutto ci viene negato, resta la libertà inviolabile del pensiero nutrito dai libri.
“Questo insaziabile desiderio di scrivere qualcosa prima di morire, questo senso divorante della febbrile fugacità della vita, che mi fa avvinghiare, come un uomo a una roccia, alla mia sola ancora.”
Dal diario del 20 dicembre 1927, questa frase cattura l'urgenza esistenziale che spingeva la Woolf a scrivere. La scrittura come àncora di salvezza contro la fugacità dell'esistenza.
“Si crede di avere imparato a scrivere in fretta e non è vero. E, cosa strana, non scrivo con gusto o con piacere perché devo concentrarmi troppo. Non mi viene filato, naturale, ma lo metto giù faticosamente, frase per frase.”
Una confessione di umiltà letteraria che rivela quanto Woolf lavorasse duramente su ogni singola frase, sfatando il mito dell'ispirazione facile.
“L'arte è libertà da ogni predicazione – le cose in se stesse, la frase bella in se stessa; mari sconfinati; narcisi selvatici che appaiono prima che la rondine osi.”
Per Virginia Woolf l'arte e la letteratura devono essere libere da ogni finalità moralizzatrice. La bellezza esiste per se stessa, come i narcisi che fioriscono seguendo solo le leggi della natura.
“Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli.”
Dal diario del 29 ottobre 1933, questa è forse la più bella dichiarazione di intenti della Woolf. Leggere e scrivere come atti di ribellione contro ogni forma di limitazione, un modo per mantenere vivo e libero il proprio spirito.
Queste dieci citazioni ci restituiscono il ritratto di una donna per cui libri e lettura non erano semplici passatempi, ma questioni di vita o di morte. Virginia Woolf ci ricorda che leggere è un atto rivoluzionario: significa rifiutare la passività, aprire la mente all'infinito, trovare nella parola scritta quella "stanza tutta per sé" dove ogni pensiero può fiorire liberamente.
La sua lezione rimane attualissima: in un'epoca di distrazioni digitali e consumo veloce di contenuti, le parole di Virginia Woolf ci invitano a riscoprire il piacere lento, profondo e trasformativo della lettura. Perché, come ci ha insegnato, una vita senza libri è semplicemente una vita non vissuta.
Foto | SconosciutoUnknown author, Public domain, da Wikimedia Commons