Guardando lo schermo del telefono di chi viaggia accanto a noi sui mezzi pubblici, capita sempre più spesso di intravedere scene cariche di tensione emotiva: personaggi che urlano, piangono, si abbracciano con disperazione. Non sono TikTok né YouTube, ma qualcosa di diverso e al contempo familiare. Sono i microdrama, l'ultima evoluzione di una tradizione narrativa che in Italia abbiamo conosciuto attraverso fotoromanzi, radionovele e telenovelas.
I microdrama sono fiction drammatiche composte da episodi di durata inferiore ai due minuti, girate in formato verticale per essere fruite esclusivamente su dispositivi mobili. Nati in Cina durante la pandemia del 2020, si sono rapidamente affermati come la formula ideale per l'intrattenimento audiovisivo mobile, generando un mercato globale che nel 2024 ha raggiunto gli 11 miliardi di dollari e che si prevede toccherà i 26 miliardi entro il 2030.
A differenza dei contenuti tradizionali di TikTok o Instagram, i microdrama raccontano storie serializzate complete, distribuite attraverso apposite piattaforme e app come ReelShort o DramaBox. Ogni serie è composta tipicamente da 60 episodi o meno e permette di consumare un'intera stagione in un paio d'ore di visione compulsiva.
Come ricorda Rossella Bruzzone nel suo saggio Un'ora d'amore, le telenovelas hanno accompagnato generazioni di spettatori italiani dagli anni Ottanta in poi, diventando molto più di un semplice passatempo: uno specchio delle emozioni e delle trasformazioni sociali, un'educazione sentimentale collettiva. I microdrama si pongono in perfetta continuità con questa tradizione, portandola nel contesto della fruizione mobile contemporanea.
Le somiglianze sono evidenti: narrazioni melodrammatiche incentrate su storie d'amore, intrighi familiari e vendette; protagoniste umili che affrontano circostanze terribili; antagoniste crudeli e avide; e naturalmente, l'arrivo del salvatore – che nelle telenovelas era il galante rampollo di buona famiglia e nei microdrama è diventato il CEO miliardario o il professore filantropo.
I titoli sono spesso didascalici quanto quelli delle vecchie soap opera: La tata ex detenuta e il papà single miliardario, Incinta del professore papà del mio ex, I kissed a CEO and he liked it. La formula narrativa riprende quella delle fiabe classiche: virtù premiata, cattiveria punita, lieto fine garantito.
Nei microdrama, con episodi che durano meno di 90 secondi, l'economia narrativa diventa fondamentale. Non c'è spazio per sottotrame complesse o sviluppi graduali: la narrazione avanza per “schiaffi emotivi”, concentrando traumi, rivelazioni e colpi di scena in rapidissima successione. I primi due minuti di una serie possono contenere tradimenti, gravidanze inaspettate, crimini, e drammi che nelle telenovelas tradizionali avrebbero richiesto settimane di messa in onda.
Questa concentrazione estrema elimina ogni complessità: i cattivi sono puramente malvagi, i buoni sono virtuosi fino all'inverosimile, le sfumature scompaiono. È narrazione ridotta all'essenziale, progettata per catturare e mantenere l'attenzione in un panorama digitale sempre più frammentato.
Il successo globale dei microdrama non sorprende. Il pubblico principale è costituito da donne tra i 30 e i 60 anni, benestanti e alla ricerca di storie che offrano gratificazione immediata ed escapismo. Ma il fenomeno sta crescendo in tutte le fasce d'età, complice la facilità di accesso e il modello di business ibrido: gli utenti possono scegliere tra abbonamenti, acquisto di episodi singoli tramite monete virtuali, o visione gratuita con pubblicità.
Le piattaforme offrono sempre i primi episodi gratuitamente, concludendoli con cliffhanger irresistibili che spingono alla visione compulsiva. Come afferma Anne Chan, CEO di AR Asia Production: “Non guardi mai solo 10 episodi. Finisci a letto a guardare per un'ora, e sono 70 episodi. Le app migliori conoscono i trucchi e gestiscono molto bene le sceneggiature”.
La produzione è rapida ed economica: budget minimi, location modeste, tempi di riprese che arrivano a meno di una settimana per un'intera stagione. Questo ha creato un mercato del lavoro completamente nuovo, con migliaia di attori, sceneggiatori e tecnici dedicati a questo formato emergente.
Non mancano le polemiche. Le attrici raccontano di giornate lavorative composte esclusivamente da scene di violenza e crisi emotive, senza il supporto di intimacy coordinator o psicologi di scena. I contenuti sono spesso accusati di essere ripetitivi, stereotipati e di scarsa qualità artistica – "intrattenimento usa e getta", come è stato definito.
Tuttavia, il settore sta evolvendo. In Cina, dove i microdrama sono sotto supervisione formale delle autorità di trasmissione dal 2024, si registra una spinta crescente verso la qualità. Piattaforme come Xiaohongshu collaborano con festival cinematografici per elevare gli standard produttivi, e sempre più professionisti provenienti dal cinema e dalla televisione tradizionale entrano nel settore.
I microdrama rappresentano davvero il futuro dell'intrattenimento audiovisivo? Forse sì, almeno in forma complementare rispetto ai format tradizionali. Come osserva Joey Jia, CEO di ReelShort: “È come paragonare chi va da McDonald's a chi va in un ristorante francese di lusso. Offriamo fast food, lo ammettiamo”.
Ma questo "fast food" narrativo sta conquistando milioni di spettatori in tutto il mondo, dimostrando che esiste un pubblico vasto e affamato di storie brevi, emotive e immediatamente gratificanti. E proprio come le telenovelas prima di loro, i microdrama stanno diventando uno specchio – seppur distorto – delle nostre ansie, desideri e fantasie contemporanee.
Dal fotoromanzo alla radionovela, dalla telenovela al microdrama: la formula dell'intrattenimento seriale emotivo continua a evolversi, adattandosi ai tempi e ai dispositivi, ma mantenendo intatta la sua capacità di catturare l'immaginazione e di offrire quelle "ore d'amore" di cui, evidentemente, abbiamo ancora profondamente bisogno.
Foto | Depositphotos