Leggere è un'esperienza che resiste alla sintesi, eppure generazioni di scrittori hanno provato a dirne qualcosa in una sola frase. Il risultato è un patrimonio di aforismi e citazioni sulla lettura che attraversa epoche e lingue diverse, dai classici latini agli autori contemporanei, e che continua a essere condiviso perché tocca un'esperienza comune a chiunque ami i libri.
Non è un caso che proprio l'aforisma — la forma breve, tagliente, capace di condensare un pensiero in poche parole — sia da sempre associato al mondo della lettura: chi legge molto, spesso, finisce anche per collezionare frasi memorabili sui libri stessi.
Molte delle citazioni più amate sulla lettura raccontano il libro non come oggetto, ma come presenza. È il caso della celebre immagine di Franz Kafka, secondo cui un libro deve essere "un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi": una definizione della lettura come scossa necessaria, non come semplice intrattenimento.
Sulla stessa linea si muove Charles Montesquieu: "Non ho avuto mai un dolore che un'ora di lettura non abbia dissipato." Una frase che spiega perché, ancora oggi, così tante persone tornino ai libri nei momenti difficili.
Più intima e affettiva è la prospettiva di Amos Oz, per cui i libri "non ti abbandonano mai": "Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale."
E c'è chi, come Daniel Pennac, distingue la lettura da altre attività umane per la sua radice più profonda: "L'uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo."
Un filone ricorrente tra le citazioni sulla lettura riguarda la sua capacità di trasformare chi legge. Marcel Proust lo scriveva con precisione: "Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso."
Gustave Flaubert era ancora più diretto nel rifiutare la lettura come semplice svago: "Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come fanno gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere."
Sulla stessa idea di trasformazione insiste Christian Bobin: "Pochi libri cambiano una vita. Quando la cambiano è per sempre, si aprono porte che non si immaginavano, si entra e non si torna più indietro." E Helen Hayes, con un'immagine più leggera ma altrettanto efficace: "I genitori ti insegnano ad amare, ridere e correre. Ma solo entrando in contatto con i libri, si scopre di avere le ali."
Tra gli autori italiani, Umberto Eco e Italo Calvino sono probabilmente quelli più citati quando si parla del piacere di leggere.
Di Calvino restano memorabili soprattutto due immagini. La prima descrive l'attesa del lettore forte: "Il Buon Lettore aspetta le vacanze con impazienza. Ha rimandato alle settimane che passerà in una solitaria località marina o montana un certo numero di letture che gli stanno a cuore e già pregusta la gioia delle sieste all'ombra, il fruscio delle pagine, l'abbandono al fascino d'altri mondi trasmesso dalle fitte righe dei capitoli." La seconda è più aforistica: "Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà."
A Umberto Eco viene invece attribuita una delle riflessioni più diffuse sul valore della lettura come moltiplicatore di esperienza: chi non legge, diceva, arriva a settant'anni avendo vissuto una sola vita, la propria, mentre chi legge ha attraversato idealmente migliaia di anni di storie altrui — "la lettura è una immortalità all'indietro". Eco amava anche ribaltare il luogo comune sulla quantità: si può essere colti tanto leggendo dieci libri diversi quanto rileggendo dieci volte lo stesso libro; dovrebbero preoccuparsi solo quelli che non leggono affatto.
Non tutte le citazioni sulla lettura sono solenni: molte giocano con l'ironia, ed è proprio questo registro leggero a renderle tra le più condivise online.
Groucho Marx resta insuperato: "All'infuori del cane, il libro è il migliore amico dell'uomo. Dentro il cane è troppo scuro per leggere." Woody Allen sintetizza in tre parole un rapporto quasi ossessivo con i libri: "Leggo per legittima difesa." E Mark Twain avvertiva, con la consueta causticità, di fare attenzione ai libri di medicina: ci si può ammalare per un semplice errore di stampa.
Più tagliente è Stephen King, che ribalta il rapporto di potere tra lettore e libro: "Voglio ricordarvi che, mentre state giudicando un libro, anche il libro vi sta giudicando." E Josif Brodskij, in una delle citazioni più forti sull'importanza culturale della lettura, ricordava che "ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli."
Alcune delle riflessioni più antiche sulla lettura restano sorprendentemente attuali. Seneca ammoniva già sulla qualità più che sulla quantità: "Non importa la quantità dei libri che hai, ma la loro qualità." Plinio il Vecchio, in una formula ripresa nei secoli, sosteneva che non esiste libro talmente brutto da non contenere qualcosa di utile.
Tra gli autori più recenti, Leonardo Sciascia legava i libri all'identità: "Il nome di uno scrittore, il titolo di un libro, possono a volte, e per alcuni, suonare come quello di una patria." E i fratelli Edmond e Jules de Goncourt, nel loro celebre Journal, osservavano che "un libro non è mai un capolavoro: lo diventa" — una riflessione sul tempo necessario perché un'opera trovi davvero i suoi lettori.
Chi ama raccogliere e condividere frasi sui libri troverà terreno familiare in Papiroflessia di Guillermo Busutil, pubblicato da noi di Graphe.it: una raccolta interamente costruita sulla forma breve e folgorante dell'aforisma, dedicata proprio al rapporto tra chi scrive, chi legge e la pagina che li unisce. È la lettura naturale per chi, arrivato fin qui, ha scoperto di collezionare — più o meno consapevolmente — le proprie citazioni preferite sulla lettura.
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