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Sant’Ambrogio, il padre della Chiesa di Milano

Sant’Ambrogio, il padre della Chiesa di Milano Sant’Ambrogio, il padre della Chiesa di Milano

Parlare di S. Ambrogio di Milano è come parlare di Milano stessa, della sua geografia, della sua gente, della sua spiritualità, tanto che dire “ambrosiano” nel linguaggio odierno è come dire “milanese”.

Nato intorno al 330 a Treviri, in Germania, il futuro Santo proviene in realtà da una nobile famiglia romana, tanto che, una volta morto il padre che era governatore delle Gallie, torna a Roma dove viene avviato allo studio dell’ars oratoria.

Giovane brillante e molto equilibrato, ha una carriera fulminante: nel 370 l’imperatore Valentiniano lo nomina governatore di mezza Italia del nord con sede, appunto, a Milano, dove tutti impareranno a conoscerlo e ad amarlo per la sua equità e il suo sincero interesse verso i più poveri. 

Vox populi, vox Dei!

A Milano, nel 374, muore il vescovo ariano Assenzio. Tra i cattolici e i seguaci dell’eresia ariana che nega, in pratica, la natura divina di Cristo, scoppia una vera e propria guerra per la successione. Quando la situazione precipita, viene chiamato a fare da mediatore proprio Ambrogio. Mentre è lì che esorta le parti a calmare gli animi e a trovare, insieme, una soluzione all’insegna della pace e del dialogo, qualcuno – probabilmente un bambino – dal fondo della chiesa grida: “Ambrogio vescovo! Ambrogio vescovo!”. È un attimo, e un coro unanime si solleva dall’intera cattedrale, e poiché, si sa, vox populi, vox Dei, l’imperatore Valentiniano, al quale Ambrogio stesso si era appellato per rifiutare la carica, lo nomina vescovo, lusingato che sia stato preso in considerazione per una carica ecclesiastica così prestigiosa, un uomo – diremmo oggi – dello Stato.

 

Ubi Petrus, ibi Ecclesia

Ambrogio si mette a studiare, e tanto. Infatti, al momento della sua elezione, è appena un catecumeno: viene battezzato a tempo di record, ordinato sacerdote e quindi consacrato vescovo. È il 7 dicembre del 374 ed è questo il motivo per cui la diocesi di Milano lo ricorderà proprio in questo giorno.

Da pastore della città, Ambrogio ha un bel da fare: oltre a combattere arianesimo e paganesimo, si impegna anche per affermare la supremazia sugli altri del vescovo di Roma, che di lì a poco, infatti, sarà chiamato Papa.

Con gli ariani, in particolare, affronterà un momento di enorme difficoltà. Intorno al 380, infatti, viene approvata una legge che autorizza gli ariani ad assemblee religiose e al possesso delle chiese: per difendere le proprie, allora il vescovo Ambrogio, imitato da gran parte della popolazione che gli è fedele, si barrica in basilica impedendo l’ingresso agli eretici. Precettore dell’imperatore Graziano, inoltre, lo educa secondo i principi del cattolicesimo e arriva anche ad avere influenza sulla politica di Teodosio I, tanto che questi nel 380 – proprio in seguito alle dispute tra ariani e cattolici - varerà una legge che proclama il cattolicesimo religione di Stato.

 

Sant'Ambrogio, il dottore e la musica

I libri di studio di S. Ambrogio sono le Sacre Scritture: a queste chiare fonti abbevera la sua sete, prima per dover quando viene letteralmente obbligato a ricoprire la carica di vescovo di Milano, poi perché capisce essere solo la Parola di Dio il vero nutrimento per l’anima. S. Agostino, venuto a Milano per insegnare Retorica, ricorda che il vescovo è in grado di leggere solo “con gli occhi”, contrariamente alla lettura a voce alta che vigeva all’epoca: questo fatto lo colpirà a tal punto che si rimetterà ai suoi insegnamenti.

Avendo studiato le fonti ecclesiastiche orientali, Ambrogio ne è naturalmente influenzato: sperimenta, infatti, per primo in Occidente la pratica della lectio divina e inserisce nella liturgia il canto di inni che vengono intonati dall’assemblea intera, molti dei quali – circa tredici – compone egli stesso, dimostrando una notevole capacità musicale nonché lasciando un’importante impronta nella storia della musica sua contemporanea.

Per i suoi scritti di teologia e di morale, viene indicato tra i quattro grandi Dottori della Chiesa d’Occidente, assieme a Gerolamo, Agostino e Gregorio Magno. Le sue riforme liturgiche, infine, sono sopravvissute a livello diocesano all’unificazione del rito sotto quello romano voluta da Papa Gregorio I e dal Concilio di Trento, tanto che ancora oggi costituiscono il nucleo del cosiddetto “rito ambrosiano”.

Foto | Elaborazione grafica a cura di Eugenia Paffile a partire da una incisione del 1492 (via WikiCommons)

L'autore: Roberta Barbi
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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