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Jepis Bottega: la libreria del Cilento che racconta storie, crea senso e padroneggia l'aria

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Jepis Bottega: la libreria del Cilento che racconta storie, crea senso e padroneggia l'aria

Davanti alla porta di Jepis Bottega si è fermata una classe. Venti ragazzi di terza, quarta e quinta superiore che non vanno a scuola in un edificio, ma camminano. Il progetto si chiama Strade maestre, fanno lezione sui sentieri e proprio quel sentiero li ha portati a Caselle in Pittari, nel Basso Cilento, lungo il cammino di San Nilo, che interseca Jepis Bottega.

Giuseppe Rivello li saluta e quando ci troviamo per l'intervista ha ancora sul viso la gioia dell'incontro.

È così che funziona da queste parti: le storie arrivano da sole, basta tenere la porta aperta. E Giuseppe Rivello — videomaker, narratore, libraio, fondatore di Jepis Bottega — quella porta la tiene aperta dal 2010.

Lo abbiamo conosciuto attraverso Sud Osteria, libreria amica di Graphe.it edizioni con sede a Perugia, a pochi passi dalla nostra casa editrice. È uno di quegli incontri che capitano quando si costruisce, negli anni, una rete fatta più di affinità che di logistica: qualcuno ti dice devi conoscere questa persona, e quando la conosci capisci subito perché. Jepis Bottega è diventata libreria amica quasi naturalmente, per consonanza.

Giuseppe Rivello di Jepis Bottega con Libreria

Un piede nella terra, uno nel mondo

Caselle in Pittari è un piccolo borgo del Cilento, a dieci minuti dal mare, in uno dei territori più belli e più silenziosi del Sud. Restare qui, per Giuseppe, non è una scelta sentimentale. È una scelta politica — «con la P maiuscola», precisa, «non di rappresentanza, ma di determinare le sorti di un pezzo di mondo». Creare conversazione, mettere temi a terra, influenzare l'agenda di quello che accade intorno a te costruendo cultura, non aspettandola.

Il nome che ha scelto per la sua attività dice già tutto questo: Bottega. Non studio, non agenzia, non startup. «Le botteghe sono state per secoli il cuore pulsante dell'innovazione mediterranea», racconta. «A un certo punto quella parola ha smesso di significare qualcosa, ridotta a prosciutti e vino. Io ho provato a rompere dicendo: qui ci vogliono meno startup e più botteghe, perché sono più in equilibrio». Jepis era il suo nickname, poi è diventata la sua firma. Insieme, fanno un nome che suona artigianale e contemporaneo, esattamente come quello che produce.

L'ecosistema

La bottega funziona su quattro pilastri: produzione, formazione, consulenza e libreria. Giuseppe realizza documentari, aiuta le organizzazioni a raccontarsi, tiene corsi sulla narrazione. Dal 2023 gestisce anche uno spazio librario fisico che occupa metà degli ottanta metri quadri della bottega: il lato alfa, quello dell'accoglienza, degli incontri, della conversazione pubblica. L'altra metà è il lato beta — videocamere, schermi, microfoni, la macchina narrativa in funzione.

Ma la libreria non è semplicemente l'altra faccia del business. «La libreria è nata come reparto di ricerca e sviluppo di una bottega che racconta storie», spiega. «Ogni impresa, ogni organizzazione deve avere un reparto R&S. Il mio è fatto di libri». Una definizione che vale la pena fermarsi a rileggere.

Un incontro nella libreria della Bottega Jepis a Caselle in Pittari

Le SerateAlpha

Quando Giuseppe decide di presentare un libro, invita l'autore o l'autrice a passare l'intera giornata in bottega. Si arriva la mattina, si lavora insieme su un elaborato — un book trailer, un podcast, una conversazione registrata, una serie di fotografie. È un esperimento di narrazione, prima ancora che una presentazione. «Chiedo all'autore di venire molto prima, quasi dal mattino, per produrre con me qualcosa che parli del libro. Un esercizio, un fare, uno sperimentare insieme nella logica della bottega».

La sera si apre al pubblico, ma non per vendere: per imparare. Sono le SerateAlpha e seguono sempre tre domande guida: qual è il senso del libro? Qual è il processo narrativo con cui è stato costruito? Qual è il suo impatto sociale? Sono anche il filtro attraverso cui Giuseppe seleziona i titoli. «Se questo libro non ha un impatto sociale aderente a quello che cerco, non vado avanti. Non lo presento. Non perché sia sbagliato: perché non mi dà qualcosa. E se non emoziona me, non posso lavorarci».

È in questa logica che si inserisce il catalogo di Graphe.it edizioni: libri che hanno senso, un processo riconoscibile, una relazione autentica con il mondo in cui esistono. Il tipo di titoli a cui vale la pena dedicare una giornata intera.

Jepis Bottega con Libreria a Caselle in Pittari

I padroni dell'aria

C'è un concetto che attraversa tutto il pensiero di Giuseppe, e che lui chiama — con un ossimoro che funziona — padronanza dell'aria. «Il padrone dell'aria è quella persona che, con la sua sola presenza in un luogo, lo rende diverso. Come se attivasse la realtà aumentata senza tecnologia digitale: ti fa vedere cose che a occhio nudo non puoi vedere, e il filtro è lui, è lei».

Non è necessariamente chi detiene la proprietà del luogo. Anzi, spesso è il contrario. «Puoi andare in un bar e trovare una barista che ti fa sentire a casa, che ha costruito lei stessa il senso di quello spazio. Poi un giorno non c'è, magari trovi il titolare — il padrone nel senso legale — e tutto cambia. Chi è padrone di un luogo spesso non è padrone dell'aria».

Suo nonno, racconta, è un padrone dell'aria. Quando passa davanti alla porta della bottega, quel posto cambia. Ma suo nonno è anche un libro vivente che, per limiti biologici, col tempo perde colpi, si offusca. «Il libro è un supporto tecnologico fondamentale perché ci permette di superare la sfida del tempo e portarci dietro più storie. Non dipende da nessun provider che può spegnere il canale: una volta propagato, un libro può essere gestito dai lettori».

Viene dalla terra di Parmenide e Zenone, Giuseppe. Lo ricorda con discrezione. E si sente.

Un incontro nella libreria di Jepis Bottega

Scritte: quando le parole bruciano sulla pelle

Nel 2020, durante una sessione di formazione, Giuseppe propose un esercizio: raccontare la propria storia attraverso un oggetto. Scelse un paio di scarpe — suo padre lavorava la pelle, qui a Caselle ci sono da sempre aziende conciarie — e ci scrisse sopra il suo mantra: un piede nella mia terra, un piede nel mondo.

Da quell'esperimento è nato Scritte: manufatti in cuoio — scarpe, borse, grembiuli — su cui vengono incise a laser le storie delle persone. «È un progetto anticapitalistico al massimo», ride, «non è scalabile, non è ingegnerizzato. Ogni pezzo richiede una conversazione, un bozzetto, una traduzione in segno». Un pezzo unico per ogni persona.

Il sogno, ancora in divenire, è che Scritte e la libreria convergano sempre di più: che gli autori che passano per le SerateAlpha lascino anche una traccia incisa, che le parole escano dalle pagine e finiscano sulla pelle. «Scritte è la congiunzione tra atomi e bit», dice. «È quella sperimentazione editoriale che porta le parole a essere incise a fuoco sulla pelle». Storie che camminano, letteralmente.

 

Nel Cilento esiste una bottega dove i pellegrini si fermano, i ragazzi fanno lezione, gli autori arrivano la mattina e ripartono la sera con qualcosa che non avevano. Dove i libri non sono arredo ma strumenti di lavoro, e dove qualcuno ha deciso che restare in un posto piccolo è il modo migliore per cambiare qualcosa di grande.

È una delle librerie amiche di Graphe.it edizioni. Se avete letto fin qui, sapete già perché.
 

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