Il tuo browser non supporta JavaScript!
Vai al contenuto della pagina

L'elefantino di Annibale e l'olmo tra gli asparagi: due libri che insegnano a fidarsi delle cose piccole

Leggi l'articolo

L'elefantino di Annibale e l'olmo tra gli asparagi: due libri che insegnano a fidarsi delle cose piccole

Le storie più grandi, quasi sempre, si nascondono in un dettaglio che sulle prime sembra irrilevante. Un elefante che attraversa un bosco. Un olmo cresciuto per sbaglio tra le piante di asparagi. Un latinista che, invece di limitarsi a spiegare i classici, decide di scriverci dentro. Sono immagini minime, eppure — a guardarle bene — è lì che si gioca tutto. Le due novità Graphe.it di agosto 2026 arrivano da mondi lontanissimi, la filologia classica e la narrativa per l'infanzia, ma condividono la stessa scommessa silenziosa: che il piccolo, se osservato con attenzione sufficiente, dica più del grande.

Due piccole tragedie di Michael von Albrecht

Michael von Albrecht non è uno studioso qualunque della classicità latina: è, semplicemente, uno dei massimi esperti al mondo, professore emerito a Heidelberg, autore di una delle storie della letteratura latina più autorevoli del Novecento. Ma in Due piccole tragedie (Calligraphia, 32) fa qualcosa che pochissimi filologi osano: smette di parlare della letteratura latina e comincia a scriverla.

Due composizioni drammatiche in latino, costruite con rigore metrico sulla tradizione romana — L'elefantino di Annibale, ispirata a Silio Italico, e Cesare nel bosco di Marsiglia, che dialoga con Lucano. Non sono esercizi di imitazione: sono conversazioni a distanza di duemila anni, in cui von Albrecht porta ai testi antichi la consapevolezza di chi sa già come finiranno le cose — per i personaggi, per le lingue, per le civiltà — e trasforma quella distanza in profondità drammatica.

A rendere tutto questo accessibile a chi il latino non lo mastica quotidianamente ci pensa Aldo Setaioli, latinista di lungo corso all'Università di Perugia, con una traduzione che non si limita a spiegare il senso ma restituisce il respiro metrico dei versi originali. Un libro sottile — ottantasei pagine — che pesa più di quanto la sua mole lasci intuire.

L'asino, la mucca e altre storie di Alessandro Petruccelli

Cambiamo secolo, lingua, pubblico, e la scommessa resta identica. In L'asino, la mucca e altre storie (Varia, 9), Alessandro Petruccelli — insegnante in pensione, nonno di quattro nipoti, autore che scrive romanzi e racconti da quasi cinquant'anni — si rifiuta di popolare le sue fiabe con principi ed eroi. Al loro posto mette la gente di campagna, quella delle abitudini lente e dei silenzi che dicono più delle parole. E poi, ad accompagnarla, gli animali e le presenze più feriali che si possano immaginare: un asino, una mucca, un olmo cresciuto per errore tra gli asparagi, perfino un piccolo insetto. Non ci sono strappi narrativi nel passaggio dall'ordinario allo straordinario: succede quasi per caso, come capita nella vita vera quando qualcosa di minuscolo — uno sguardo, un gesto, una pianta fuori posto — ci mostra all'improvviso una verità che non sapevamo di cercare.

Le illustrazioni di Sabrina Gennari, che lavora da anni tra editoria per l'infanzia e arte pubblica, danno a questo mondo un colore sognante che non addolcisce la sostanza, ma la illumina. Un libro pensato per i bambini dai sei anni in su, ma che parla altrettanto bene a chi con i bambini condivide il tempo, la scuola, le storie della buonanotte.

Cesare nel bosco di Marsiglia, una mucca in un cortile di campagna: quando il minimo diventa l'unica cosa che conta

Messi vicini, questi due libri raccontano la stessa cosa da due estremi opposti dello scaffale: che non serve essere Cesare, né un eroe da fiaba, per meritare una storia. A volte basta essere un elefantino, un olmo fuori posto, o un professore che a un certo punto smette di studiare i classici e comincia, semplicemente, a scriverli.

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con un asterisco*