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Il Canto delle dame era vietato: tre libri che ti insegnano a non voltarti più dall'altra parte

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Il Canto delle dame era vietato: tre libri che ti insegnano a non voltarti più dall'altra parte

Il coraggio, a volte, non fa rumore. Si manifesta in un ensemble musicale tenuto segreto da un duca, nella determinazione di raccontare un amore che la legge proibiva, nella pazienza di chi fonda qualcosa senza mai cercare il proprio nome sulla facciata. Sono storie lontanissime tra loro per epoca, lingua e geografia, ma condividono la stessa domanda di fondo: che ne è di chi non cerca la ribalta? I tre libri che Graphe.it porta in libreria il 26 settembre — proprio nel giorno in cui la casa editrice compie ventun anni — rispondono a modo loro, restituendo dignità a esistenze che la Storia, o semplicemente il tempo, avevano spinto ai margini.

Concerto in nero, di Giorgio Podestà, parte da un dettaglio che in pochi conoscono: nel Rinascimento un duca di Ferrara commissionò un ensemble segreto di sole musiciste, il Canto delle dame — qualcosa che, per i pregiudizi dell'epoca, non sarebbe dovuto esistere, e invece esistette. Podestà prende in prestito quella metafora per orchestrare le voci di dieci donne che la memoria collettiva ha ridotto a note a piè di pagina: Arabella Stuart, Jane Grey, Isabella di Morra e le altre, accomunate da destini piegati dall'ingiustizia del loro tempo. Non è un saggio accademico travestito da narrativa: è un atto di restituzione, tardivo ma dovuto.

Di George Washington Cable, in Italia, si sa pochissimo — eppure la sua scrittura anticipò per sensibilità autori come Faulkner. Madame Delphine, tradotto per la prima volta nel nostro paese da Aldo Setaioli, racconta la New Orleans degli anni Venti dell'Ottocento attraverso gli occhi di una "quadroon", una donna a cui un quarto di sangue definito "schiavo" bastava, per legge, a restringere la libertà di amare. Colpisce la vicenda, certo, ma colpisce ancora di più la lingua del romanzo, che intreccia eredità francesi, inglesi e ispaniche: lo specchio di una società creola che il tempo ha complicato, non risolto.

Il terzo libro racconta una vita che, sulla carta, non avrebbe mai fatto notizia. Mons. Joaquim Arnóbio de Andrade nasce nel 1915 a Massapê, in una delle zone più povere del Ceará brasiliano, e per decenni è un prete come tanti: insegnante, amministratore, confessore instancabile. Poi, nel 1957, fonda una congregazione religiosa partita quasi dal nulla — le Missionarie Riparatrici del Sacro Cuore di Gesù — che otterrà il riconoscimento pontificio solo ventisei anni più tardi. José Luís Lira e Paolo Vilotta ne ricostruiscono la storia senza scivolare nell'agiografia celebrativa, restituendo il ritratto di un uomo per cui costruire qualcosa di solido contava più che essere notato mentre lo faceva.

Tre libri diversi per epoca, lingua e genere, uniti da una stessa lezione — forse la più difficile da imparare in un tempo che premia chi grida più forte: le cose che restano, di solito, sono quelle costruite senza fretta e senza pubblico. È anche, se ci pensiamo, la storia di Graphe.it in questi ventun anni. Buona lettura, e buon compleanno a chi ha continuato a scommetterci.

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