Il burattino di legno, il naso che si allunga, il Grillo Parlante, la Fata Turchina: Pinocchio è uno dei personaggi che crediamo di conoscere a memoria. Ma Le avventure di Pinocchio è un libro più duro, più strano e più ironico delle versioni cinematografiche e a cartoni animati che ce lo hanno reso familiare. Il 24 novembre 2026 ricorrono i duecento anni dalla nascita di Carlo Lorenzini, in arte Carlo Collodi, nato a Firenze nel 1826: una buona occasione per tornare al testo originale.
Il titolo completo è Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino. Il romanzo però non nasce in volume. Esce a puntate dal 7 luglio 1881 sul «Giornale per i bambini» diretto da Ferdinando Martini, con il titolo La storia di un burattino. Secondo una tradizione biografica diffusa, a spingere Lorenzini a scrivere fu anche il bisogno di denaro, legato alla sua passione per il gioco d’azzardo.
La prima versione si chiudeva al quindicesimo capitolo, con Pinocchio impiccato a un ramo della Quercia grande. Fu un finale pensato come definitivo. Le proteste dei giovani lettori convinsero Collodi a riprendere la storia: la seconda parte, intitolata Le avventure di Pinocchio, uscì dal 1882 e si concluse nel gennaio 1883. Nello stesso anno il romanzo fu pubblicato in volume a Firenze dall’editore Felice Paggi, con le illustrazioni di Enrico Mazzanti.
Lo pseudonimo viene da Collodi, il borgo toscano in provincia di Pistoia dove l’autore aveva trascorso parte dell’infanzia.
La storia comincia con un pezzo di legno che piange e parla. Lo trova Mastro Ciliegia, che lo regala al falegname Geppetto. Con quel legno Geppetto costruisce un burattino che considera un figlio. Pinocchio, però, è tutt’altro che obbediente: scappa, mente, marina la scuola, e a ogni bugia il naso gli si allunga.
Il libro è molto meno rassicurante di molte trasposizioni. Pinocchio uccide il Grillo Parlante con un martello di legno. Il burattinaio Mangiafuoco, dopo averlo minacciato, ha pietà di lui e gli regala cinque monete d’oro. Il Gatto e la Volpe, invece, lo ingannano e arrivano a impiccarlo pur di derubarlo. Seguono la salvezza grazie alla Fata, il Campo dei miracoli, il Paese dei balocchi dove non ci sono scuole né maestri, la trasformazione in asino e infine l’incontro con Geppetto nel ventre del Pescecane. Solo dopo aver lavorato e accudito il padre, Pinocchio diventa un bambino vero.
Il protagonista è chiamato burattino, e Collodi usa il termine nel senso generico del toscano dell’epoca. La distinzione tecnica tra burattini, che si infilano come un guanto, e marionette, mosse con i fili, non descrive bene un pupazzo che cammina e parla da solo. Sull’origine del nome non c’è certezza: l’ipotesi più citata lo collega a pinocchio, il seme del pino, il pinolo. Non è un eroe esemplare: è vivace, pigro, bugiardo, ma anche generoso e capace di cambiare.
Il falegname è un padre povero e testardo. Per comprare l’abbecedario a Pinocchio vende la propria casacca, e il figlio ripaga il sacrificio vendendo il libro per andare a teatro. È uno dei momenti in cui il romanzo lascia intravedere la durezza della vita popolare dell’Ottocento.
Rappresenta la coscienza e il buon senso. Nel romanzo ha vita breve: Pinocchio lo uccide già nel quarto capitolo, ma il Grillo ricompare più avanti, a continuare i suoi ammonimenti.
Compare prima come una bambina dai capelli turchini, poi come una donna adulta: è un’aiutante del protagonista e una figura materna, che lo salva e lo mette alla prova più di una volta.
Sono gli incontri che mettono in scena i pericoli del mondo: l’autorità che spaventa ma può perdonare, la furbizia che truffa, l’amicizia sbagliata. Lucignolo è il compagno di scuola più svogliato e trascina Pinocchio nel Paese dei balocchi, dove entrambi finiscono per trasformarsi in asini.
Il romanzo ha una trama di formazione: un burattino diventa persona attraverso errori, castighi e prove. Dentro ci sono però anche il romanzo fantastico e la tradizione picaresca, con il protagonista che passa da un’avventura all’altra.
La morale più immediata è nota: obbedire, studiare, lavorare, non dire bugie. Ma ridurre il libro a una lezione di buona condotta ne perde una parte importante. Collodi guarda con ironia anche il mondo degli adulti: quando Pinocchio denuncia di essere stato derubato, è lui a finire in prigione. La trasformazione finale, poi, non arriva come premio all’obbedienza in sé, ma dopo il lavoro e la cura per il padre.
Per questo Le avventure di Pinocchio continua a parlare ai bambini di oggi: l’ambientazione è quasi senza tempo, le situazioni e i personaggi sono ormai iconici, e le allegorie lasciano più domande che risposte.
Collodi è stato giornalista, autore teatrale e scrittore per ragazzi, e il suo nome è rimasto legato quasi solo al burattino. Per conoscerlo anche in altre vesti, nel catalogo Graphe.it c’è Racconti di Natale, un testo di Carlo Collodi che si misura con un tema diverso.
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