In questi anni abbiamo spesso parlato di bibliodiversità non come di una parola da esibire, ma come di un principio operativo: un modo di concepire l’editoria che mette il lettore e il testo al centro, non la visibilità fine a se stessa o la semplice quantità di titoli esposti.
La bibliodiversità vera, quella che dà senso alla nostra professione, non si misura in metri quadri di stand o in numero di cataloghi su uno scaffale. Si misura nel superamento dell’idea che “esserci” come presenza fisica sia automaticamente sinonimo di presenza culturale. Un libro esiste davvero solo quando trova un legame con chi lo legge, quando diventa parte di un dialogo vivo, non quando fa bella mostra di sé in un programma senza spazi reali di conversazione.
Per questo motivo, come casa editrice partecipiamo a poche e selezionatissime fiere ed eventi. Non per snobismo, ma per coerenza editoriale. Per noi vale molto di più un incontro in cui un libro viene raccontato e ricevuto, piuttosto che la semplice presenza in uno spazio espositivo sovraffollato e dove il reale dialogo con il pubblico è marginale.
Crediamo in un’editoria che comunica e che si prende cura dei testi, delle lettrici e dei lettori e del tempo che questi ultimi dedicano alla lettura. Non pubblichiamo per dovere, né per assolvere a un obbligo di visibilità, ma per mettere in relazione due voci: quella di chi scrive e quella di chi legge. Solo così il libro può davvero circolare, essere interrogato e restituire senso.
Nel panorama attuale, dove spesso la partecipazione a grandi eventi diventa un mero esercizio di presenza, riteniamo importante ribadire che la qualità delle relazioni conta più della quantità degli spazi. Non è una posizione di rifiuto pregiudiziale, ma un criterio di scelta editoriale.
A volte non partecipare è il modo più onesto di partecipare al dibattito culturale.
Foto: libri Graphe.it a Sud Osteria (Perugia), una delle nostre “librerie amiche”: luoghi in cui i libri vivono, non solo si espongono
Grazie di cuore a tutti per questi spunti così preziosi e per la vicinanza che ci dimostrate; leggere le vostre parole è, di per sé, la risposta migliore al dubbio su come misurare la soddisfazione di chi ci segue. Il nostro “non esserci” non è una chiusura, ma la ricerca di un modo diverso per incontrarsi. Avete centrato il punto: l’alternativa al frastuono delle grandi fiere è proprio il tempo della relazione. A questo proposito, stiamo valutando con molta attenzione di tornare a Napoli per il Campania Libri Festival 2026: sarebbe una splendida occasione per ritrovare chi, come Chiara, ci ha scoperti proprio tra quegli stand e per stabilire quel contatto diretto che Giuseppe giustamente auspica. Raccogliamo con interesse anche il suggerimento di Marco sulla digitalizzazione degli eventi: l’idea di creare un archivio o utilizzare lo streaming è un ottimo modo per superare il vincolo fisico e continuare a dialogare con chi è lontano, senza perdere la qualità del confronto. Grazie ancora a Stefania, Edoardo e a tutti voi per sostenere questa nostra visione fatta di coerenza e passione. Continueremo a cercarvi (e a farci cercare) in libreria e nei luoghi dove il libro torna a essere il centro di un incontro vero.
Concordo con quanto scritto. Suggerisco per una migliore interazione con i lettori che gli eventi che organizzate siano divulgati con ul collegamento in streaming e siano conservati su una piattaforma sempre consultabile. In questo modo si realizzerebbe un dialogo con i lettori senza il vincolo della presenza fisica all'evento.
Io vi ho scoperti così, in fiera, al Campania Libri Festival. Io e il mio compagno siamo rimasti parecchio tempo a parlare al vostro stand e a sentirvi raccontare di libri. Spero di rivedervi qui in Campania, intanto vi seguo grazie alla newsletter e vi cerco in libreria.
Tutto vero ed altamente qualificabile . Ma come Misurare il grado di soddisfazione dei vs lettori? In che modo valutare il vs modus operandi che apprezzo di « non esserci « ?
Sono d'accordo con voi, oramai i Saloni del libro sono diventati luoghi eccessivamente affollati dove non c'è nessun filo tra i potenziali lettori e gli autori o le case editrici. I visitatori sono frastornati da un eccessiva offerta e vagando tra gli stand si sentono perduti. Dopo un po' avvertono una stanchezza ed una noia, che genera indifferenza e, forse anche, il rimpianto per i soldi del biglietto. Infatti la megaesposizione di centinaia di migliaia di titoli diventa controproducente ed inutile. Ma vi chiedo quale sia l'alternativa? Se davvero si riuscisse a stabilire un contatto tra autori e lettori sarebbe davvero nua cosa interessante.
Dico che ci voglio bene. Letteralmente. Che non siete come gli altri. E non per snobismo, per coerenza e schiena dritta, per passione e mestiere.